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Scuola e formazione | 27 maggio 2022, 16:08

Colpo di coda sulla campanella: sciopero della scuola per lunedì 30 maggio, nel mirino formazione e reclutamento

Nel mirino i contenuti del decreto legge 36. A proclamare la protesta sono Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams: presidio a Roma, ma anche in piazza Castello

banchi vuoti in una scuola

Sciopero generale del mondo nella scuola lunedì 30 maggio, anche a Torino

Sciopero nazionale della scuola contro il decreto legge 36, arrivato all'esame del Senato per eventuali modifiche. Succede (anche) a Torino il prossimo lunedì, 30 maggio, colpo di coda per un anno scolastico che va a concludersi pochi giorni dopo. A Roma ci sarà una manifestazione nazionale in piazza Santi Apostoli, mentre a Torino la cornice sarà in piazza Castello.

A proclamarlo, le sigle di categoria di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams. Che nel pomeriggio di oggi hanno incontrato i parlamentari piemontesi. "Nel decreto ci sono elementi negativi, quasi offensivi per il mondo della scuola - dice Maria Grazia Penna, Cisl Scuola - e riguardano il reclutamento, ma non solo. Siamo alla settima riforma del percorso di reclutamento in pochi anni e si torna al percorso abilitativo con crediti formativi annuali".
Mentre i precari storici, ammessi al concorso, pur con uno sconto dovranno seguire più o meno lo stesso percorso con anno di prova ed esame finale. "Si deve cercare una via di mezzo tra le varie possibilità, con valutazione del personale, ma valorizzando anche i precari e ciò che già è sul tavolo".

Il governo ha fretta, causa tempi ristretti del Pnrr. Mentre le parti sindacali chiedono uno stralcio almeno degli elementi più discussi e criticati. "Abbiamo interpellato i parlamentari - aggiunge Luisa Limone, di Flc Cgil - perché fin qui non c'è praticamente stato confronto. Inoltre si scavalca il contratto nazionale che deve essere rinnovato perché chi oggi lavora nel settore della scuola si trova mortificato. Questo decreto non l'hanno chiamato riforma, ma modifica profondamente il mondo della scuola, incidendo nell'immediato anche sul valore sociale. E non ci sono nuovi fondi". 

"Non ci sono risorse e quelli presenti sono quelli reduci da strumenti passati - dice ancora Diego Meli, Uil scuola Rua - e siamo convinti che senza aver proclamato lo sciopero non ci sarebbe stato alcun segnale da parte del governo: questo decreto mette a rischio la libertà di insegnamento come la conosciamo, fin dalle radici costituzionali".

Massimiliano Sciullo

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