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Cronaca | 11 agosto 2022, 12:46

In alta val di Lanzo i lupi fanno strage di pecore e agnelli in pieno giorno: "In 30 secondi perso il guadagno di un'estate"

I fatti si sono verificati all’Alpe Sarpeis, tra i 1600 e 2200 metri della montagna del comune di Ala di Stura. "Ora il gregge è terrorizzato, non mangia e non produce latte. Montagna a rischio abbandono"

gregge di pecore

I lupi hanno assaltato un gregge di pecore in alta val di Lanzo

"In trenta secondi, si sono portati via il guadagno di tutta l’estate. Una ventina di pecore ammazzate, oltre a diversi agnelli giovani, anche loro sbranati, ma ancora senza “orecchino” e quindi nemmeno risarcibili. Ora il gregge è terrorizzato, non mangia, deperisce e produce meno latte. Di fatto, nessuno può difenderlo dai lupi. Nemmeno io posso fare niente, se non sperare che i predatori non ritornino". Con queste parole Sergio Rossatto racconta di come i lupi abbiano aggredito il suo gregge all’Alpe Sarpeis, tra i 1600 e 2200 metri della montagna del comune di Ala di Stura. Un assalto in piena regola e in pieno giorno, alle 14,30, mentre lui stava trasferendo gli animali da un pascolo all’altro: "Ero davanti al gregge, circa duecento capi tra ovini e caprini, più una quindicina di asini. Dovevamo risalire un pezzo di montagna, gli animali erano tranquilli, accompagnati dai cani da conduzione. Improvvisamente si è scatenato l’inferno: sono sbucati due lupi come dal nulla, si sono avventati in mezzo al gregge e lo hanno diviso in due. Gli animali che sono fuggiti verso il basso, hanno trovato altri due lupi ad attenderli. In pochi secondi, i capi più lenti sono stati raggiunti e uccisi davanti ai miei occhi. Qualcuno nella fuga è morto precipitando dai roccioni. Quelli più agili, una settantina, sono corsi verso la cima della montagna ed hanno avuto miglior fortuna. Se anche loro fossero corsi verso il basso, oggi sarei probabilmente qui con il gregge più che dimezzato".

Il fatto è accaduto nei giorni scorsi: l’allevatore ha passato da allora le giornate a mettere insieme le carcasse degli animali uccisi e a cercare in giro per la montagna quelli dispersi. Sono intervenuti i veterinari dell’Asl To4, l’ultima pecora viva è stata recuperata dai Vigili del fuoco, che l’hanno tirata fuori dal crepaccio dove era caduta nel disperato tentativo di sfuggire ai predatori che la inseguivano.

Oltre al danno economico, gli pesa la situazione di abbandono in cui dichiara di trovarsi: "Sono disgustato dall’indifferenza generale, non so come far valere le mie ragioni, a nessuno gliene importa nulla. Si proteggono i lupi e non i pastori, sembra un mondo al contrario. Mi domando cos’altro debba ancora accadere, perché si prendano provvedimenti contro i lupi. In molti Paesi questi predatori sono cacciabili, in Italia prima o poi ci scapperà il morto. Possibile che nessuno si renda conto che la situazione è fuori controllo? Gli allevamenti sono diventati le mangiatoie ambulanti per i lupi, che si possono muovere in assoluta libertà, protetti dalla legge e anche da buona parte dell’opinione pubblica, lontana dalla realtà di tutti i giorni vissuta dai pastori. Il numero dei lupi si è moltiplicato oltre misura, la convivenza con le greggi è diventata impossibile, molti pastori sono costretti ad abbandonare la montagna, lasciandola in balìa dei rovi e dell’incuria dell’ambiente".

Quella della “resa” è un’opzione che anche Sergio Rossatto sta seriamente prendendo in considerazione: «Ho 34 anni – dice – ho una compagna e due figli, una bimba di 6 e un bimbo di 2 anni. Passo cento giorni all’anno in alpeggio, lontano dalla mia famiglia e mi fa una certa rabbia vedere che il mio lavoro non venga rispettato. Di fatto, valgo meno di un animale selvatico. Sono ostaggio dei lupi, devo dire di no a mia figlia che vorrebbe venire con me in alpeggio, per evitare che si trovi tra le fauci del predatore, come avrebbe potuto accadere nell’ultima aggressione se fosse stata con me. Direi che a questo punto per me è molto più salutare starmene a Germagnano, piuttosto che salire in alpeggio con il gregge. Ci pensino i turisti che amano i lupi, a tenere pulita la montagna".

Un rischio, quello dell’abbandono della montagna da parte dei pastori a causa della strabordante presenza dei lupi, da anni denunciato da Cia Agricoltori delle Alpi in tutte le sedi istituzionali e attraverso numerose manifestazioni pubbliche, ma che al momento non ha smosso le coscienze degli enti decisori, come costantemente viene ribadito dal presidente dell’Organizzazione, Stefano Rossotto: «Questa situazione – osserva Rossotto – è purtroppo anche il risultato del Progetto Life Wolf Alps, che in questi anni ha pensato a tutelare solo lupo e non gli allevatori, autentici custodi sul campo delle nostre montagne».

Intanto, a supportare le necessità operative dell’ultima vittima dei lupi, è intervenuto sul campo il responsabile dell’Area Torino Nord di Cia Agricoltori delle Alpi, Gianni Bollone. L’unica strada percorribile rimane quella della richiesta di risarcimento, anche se è evidente che il denaro non potrà mai compensare la rovina di un gregge “costruito” in anni di lavoro, oltre che il danno morale di sentirsi come dalla parte del torto.

redazione

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