"Lei intende avere dei figli?" in un colloquio di lavoro. "Anche se sei donna, sei brava tecnicamente". "Dopo il rientro dalla maternità mi hanno detto che avrei dovuto chiedere il part time obbligatorio". Sono solo alcune voci, ma sono parte di un coro che conferma come non sia facile essere donna, sul mondo del lavoro. Ma esserlo in fabbrica lo è ancora di meno: sia a livello di carriera e di stipendio, ma anche (se non soprattutto) a livello di molestie e abusi. Una su tre ha subito o visto subire violenze verbali come insulti o minacce, ma oltre una su dieci testimonia di palpeggiamenti, avance non richieste e altri comportamenti a sfondo sessuale.
Lo svela una ricerca condotta dalla Fiom Cgil e che sarà presentata questa sera alla Festa dei metalmeccanici Torinesi in corso Umbria, allo Sporting Dora. L'indagine è stata condotta tra le operaie da parte del Coordinamento Quote Rosse e alcune risposte fanno tremare le vene ai polsi.
Insulti, minacce, palpeggiamenti
Sul tema della violenza verbale la somma delle risposte tra chi ha visto subire o subito minacce e insulti arriva a superare il 37%: il 4% dice "spesso", ma il 32,75% che risponde "qualche volta" tratteggia uno scenario non meno preoccupante.
Meno diffuso il fenomeno della violenza fisica: "mai" è la risposta dominante con oltre il 95%. Ma è preoccupante lo scenario legato alle molestie sessuali: palpeggiamenti, ma anche avance non richieste e non gradite. In questo caso, il segnale d'allarme supera l'11%. Più di una lavoratrice su dieci ha subito o visto subire questo tipo di atteggiamenti.
Stipendio, maternità e carriera
Ma la differenza di genere e la sofferenza da parte delle lavoratrici emerge anche se si analizza l'aspetto più professionale della vita di fabbrica. Sono pari quasi all'80% i casi in cui viene riportato che una lavoratrice, a parità di mansioni, riceva uno stipendio più basso rispetto a un collega uomo. "Sempre" addirittura per il 21,79% delle risposte, ma "spesso" arriva oltre il 26%. Una condizione statistica sovrapponibile al fatto che le donne fanno meno carriera: lo dicono poco meno dell'80% delle risposte, con un 21,48% che parla di "sempre" e un 27,84% che dice "spesso".
Altri tasti decisamente dolenti sono quelli strettamente femminili come la maternità: le penalizzazioni al rientro sul posto di lavoro sono raccontate da quasi il 60% delle lavoratrici, con un 20% che oscilla tra il "sempre" e lo "spesso". E forti sono anche le difficoltà nel trovare un lavoro stabile: in questo caso le risposte che segnalano questo problema arrivano oltre il 90%. "I miei capi riconoscono le mie competenze - ha raccontato una delle intervistate - ma queste non sono valorizzate e tradotte formalmente in aumenti di stipendio o di livello dall'azienda". E le spiegazioni possono essere tante, ma di certo un indizio arriva da un'altra lavoratrice: "Per un uomo è più facile fare carriera: il 100% delle posizioni manageriali è ricoperta da uomini".












