Barriera di Milano non è solo cronaca nera, ma un territorio vivo, fatto di storie, culture e resistenze. È questo il messaggio lanciato dal progetto "Barriera Unite”. Un percorso che sceglie di non negare le fragilità, ma di affiancare ad esse il racconto delle risorse, dei legami e delle esperienze positive che ogni giorno animano il quartiere.
L’iniziativa, che va avanti da quasi un anno, è stata presentata nell’auditorium del liceo scientifico Einstein di via Tollegno ed è promossa dalla Fondazione Gruppo Abele ETS di Don Luigi Ciotti insieme a numerose realtà del territorio di Barriera di Milano, una delle zone più complesse e allo stesso tempo vitali della città.
Persone al centro
Il progetto Barriera Unite prende forma attorno ai Giardini Saragat (noti anche come giardini Leoncavallo), un’area spesso citata per episodi di degrado urbano e marginalità. Dove la circoscrizione, come ha spiegato il presidente Valerio Lomanto, è intervenuta per ripristinare dei giochi vandalizzati con 16 mila euro.
Ma l’obiettivo non è solo quello di contenere il disagio: l’ambizione è trasformarlo in un luogo di cura e rigenerazione sociale. Al centro dell’azione ci sono le persone: da un lato i più fragili, per i quali il progetto prevede servizi di supporto e mediazione, dall’altro i cittadini e le cittadine, chiamati a essere parte attiva in percorsi di benessere, socialità e partecipazione.
Ripensare gli spazi
Tra gli elementi centrali del progetto Barriera Unite c’è la riqualificazione fisica e simbolica dei Giardini Saragat, pensata per attivare lo spazio pubblico in modo inclusivo, leggero e trasformabile. Al posto di strutture rigide e permanenti, il progetto prevede gazebo e arredi mobili, reversibili e flessibili, in grado di adattarsi nel tempo alle diverse attività che animeranno l’area: dai laboratori ai momenti di socialità, dagli incontri informali alle attività educative.Previsto anche la colorazione del pavimento, come segno visivo collettivo.
La cura è del Collettivo Fresco presentato dall’architetto Emanuel Falappa, la dott.ssa Giulia Damiani e l’architetto Marco De Vincentiis.
Interventi di educativa di strada
Non solo interventi sugli spazi. Dal maggio 2025 il progetto ha attivato una presenza costante sul territorio, fatta di attività educative, ricreative e sportive, servizi di orientamento e sportelli di ascolto, rivolti in particolare a bambini, giovani, famiglie e persone fragili. Solo durante l’estate, tra giugno e agosto, le iniziative ospitate nei giardini hanno coinvolto 380 giovani e 70 adulti, oltre a un centinaio di persone durante l’evento di fine stagione.
Accanto alle iniziative di socialità, gioco e partecipazione, Barriera Unite ha attivato anche interventi mirati di supporto alle fragilità più diffuse del territorio. Tra questi, spiccano i corsi di italiano per donne straniere, che coinvolgono attualmente 40 partecipanti, 17 delle quali possono contare su una stanza bimbi dedicata ai figli 0-3 anni, pensata per favorire la presenza delle madri e abbattere le barriere all’accesso.
Incontri con le famiglie
Parallelamente, sono stati avviati i primi incontri mensili sulla genitorialità, che hanno già raccolto la partecipazione di 20 nuclei familiari con bambini nella primissima infanzia. Un’attenzione alla cura, alla formazione e al rafforzamento delle relazioni genitori-figli che si affianca all’attività dello sportello sociale dell’educativa di strada del Gruppo Abele, attivo in particolare nei mesi estivi. In questo periodo, ha intercettato circa 60 persone, offrendo orientamento e supporto su temi legati a casa, lavoro, servizi e difficoltà personali.
Chi partecipa
Oltre a Fondazione Gruppo Abele ETS il progetto è possibile in collaborazione con Associazione ACMOS, Cooperativa Nanà, AMECE, Invərso APS, Polisportiva Gandhi, Kaninchenhaus e Associazione Tamra, e finanziato dalla Città di Torino nell’ambito del Bando ImpatTo – PN Metro +.
















