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Politica | 26 gennaio 2026, 16:54

Dal campo alla Sala Rossa, il dubbio sull'Olimpico-Grande Torino: stadio senza ipoteche, ma futuro in sospeso

Il Comune apre a più scenari, mentre cresce l'urgenza per il dopo-concessione. Aspettando le mosse del Toro di Cairo

Una immagine della curva maratona dello stadio Olimpico-Grande Torino

Una immagine della curva maratona dello stadio Olimpico-Grande Torino

Dopo un pesante 6 a 0 incassato nell'ultimo turno di campionato, il Torino FC si ritrova a fare i conti non solo con il campo, ma anche con il futuro della sua casa. Lo stadio Olimpico-Grande Torino diventa infatti terreno di confronto in Consiglio comunale, dove politica e sport si incrociano su un tema che tocca identità, tifosi e prospettive di sviluppo della città.

Niente più ipoteche ma futuro incerto

Il dibattito si apre partendo da un dato che, almeno sulla carta, segna una svolta: le ipoteche sullo stadio non gravano più sull'impianto. Un passaggio tutt'altro che secondario, rivendicato dall'assessore allo Sport e ai Grandi eventi Mimmo Carretta, che ricostruisce il percorso seguito dall'Amministrazione negli ultimi anni. "Lo stadio Olimpico Grande Torino è materia estremamente delicata, che sta a cuore a questa amministrazione", afferma, ricordando anche l'impegno diretto del Comune per sbloccare la lunga vicenda dei campi di allenamento del centro sportivo Robaldo.

Carretta sottolinea come l'estinzione delle ipoteche, per un valore superiore ai 30 milioni di euro, rappresenti l'ultimo e più significativo step. Un fardello ereditato dal fallimento della vecchia proprietà del Torino, che aveva reso ogni valutazione sul futuro dell'impianto particolarmente complessa. "Partire da una valutazione che doveva tener conto di 30 o 40 milioni di ipoteche rendeva la strada più complicata", spiega l'assessore. Ora la situazione non è diventata semplice, ma "si aprono più possibilità".

Carretta: "Si aprono più possibilità"

Le opzioni sul tavolo sono diverse: partenariato pubblico privato, concessione pluriennale o altre formule di affidamento. Un ventaglio che, secondo l'assessore, va affrontato tenendo fermo un principio: lo stadio deve restare uno stadio di calcio. "La città può dare indicazioni chiare sull'utilizzo dell'impianto. Le attività collaterali sono possibili, ma lo stadio deve servire per ospitare una squadra che gioca un campionato professionistico", chiarisce, respingendo ipotesi considerate poco coerenti con la funzione dell'arena sportiva.

Se sul piano tecnico amministrativo qualche passo avanti è stato fatto, sul piano politico il clima è tutt'altro che rassicurante. A esprimere preoccupazione è Pierlucio Firrao, consigliere comunale di Torino Bellissima, che parla apertamente di un quadro poco chiaro. "Le declinazioni non mi lasciano molto sereno, e soprattutto non lasciano sereni i tifosi del Toro", afferma, richiamando la mancanza di una definizione concreta del progetto futuro.

Firrao: "Non si può andare molto oltre il 30 giugno"

Firrao mette l'accento sulle scadenze: la concessione attuale scade a fine 2026, ma molto prima bisognerà indicare alla Federazione quale sarà lo stadio che ospiterà le prossime stagioni. "Non penso si vada molto oltre il 30 giugno", osserva, ricordando che con l'inizio del mercato e dell'attività agonistica serve sapere dove si giocherà. Il rischio, secondo il consigliere, è quello di arrivare a soluzioni dell'ultimo minuto, senza una vera programmazione di lungo periodo.

Sulla stessa linea critica si colloca Ferrante De Benedictis, consigliere di Fratelli d'Italia, che descrive la situazione come "la fine di una partita finita a reti inviolate". Per De Benedictis, la rimozione delle ipoteche è un segnale positivo, ma non basta. "Ci sono tutte le condizioni per procedere in termini di gara e di proposte anche economiche", afferma, sottolineando come il Torino FC non sia un privato qualunque, ma una società che rappresenta una parte fondamentale della storia cittadina.

"Uno stadio all'altezza della storia granata"

Nel dibattito emerge anche il timore di scenari paradossali. De Benedictis mette in guardia da un'ipotesi estrema: "Sarebbe assurdo che il Torino dovesse trovarsi senza casa. Sarebbe una brutta figura per la città e per lo sport". Un richiamo che va oltre le rivalità e chiama in causa la responsabilità collettiva di dare al Toro uno stadio all'altezza della sua storia.

Carretta, nel mantenere una linea istituzionale, ribadisce che il Comune ha fatto la sua parte sul piano amministrativo e che ora serve una disponibilità piena anche da parte del club. L'obiettivo dichiarato resta quello di immaginare un vero polo granata, capace di coniugare sport, eventi e sviluppo urbano, senza perdere di vista l'identità dell'impianto.

Si attendono le prossime mosse del Torino FC

Il confronto in Sala Rossa non scioglie ancora il nodo, ma una certezza emerge: superato lo scoglio delle ipoteche, il tempo delle attese è finito. Per il Torino FC, reduce da un fine settimana amarissimo sul campo, la partita più importante ora si gioca fuori dal rettangolo verde.

Marco D’Agostino

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