"Monsù! Ma lo sà chiel che sì, al ses ëd via Coni, i son naje mi?!". Cantava così Gipo Farassino, nato 92 anni fa proprio in via Cuneo 6, l'11 marzo 1934. Adesso quella frase è incisa su marmo, appesa al muro esterno del palazzo che ha visto nascere e crescere il cantautore di Torino e della sua Barriera di Milano.
La targa per Gipo
La targa è stata scoperta questa mattina dalla figlia Valentina, insieme al sindaco Stefano Lo Russo, al vicepresidente vicario del consiglio comunale, Domenico Garcea e al presidente della circoscrizione 7, Luca Deri. Un amico di infanzia di Gipo, Angelo Marello, ha raccontato il suo rapporto col cantautore di Barriera: "Raccontare la vita di Gipo è infinito. Quando eravamo giovani andavamo a lezione di canto dalla signora Nobile, in piazza Vittorio 12. Con noi c'era anche Lido Maffeo che era più anziano e che cantava già al Regio. Mi fa piacere essere stato uno dei suoi veri amici".
La figlia Valentina ha letto un estratto da un testo del padre, in cui parla ovviamente del suo quartiere. "Sono un patriota della settima circoscrizione, nato in Barriera, cresciuto e rimasto tale. Il tempo ossidante, viaggi, cultura, esperienze accumulate, tante, non hanno minimamente intaccato la corteccia di ribelle anarcoide, un po' guascone un po' romantico, che fascia il tronco di tutti quelli che sono nati e cresciuti in mezzo ai temporali. Sono uno di quelli, sempre barrieranti: il sangue non mente".
Lo Russo: "Gipo, grande interprete"
"Gipo - ha commentato Lo Russo - è uno degli interpreti più importanti di una Torino che stava vedendo una grande massa operaia che stava arrivando da tutta Italia. Gipo ha rappresentato identità e valori anche in politica ma la sua memoria ci ha messo tutti insieme. È un bellissimo segnale di una città che ha una politica che si confronta anche in modo acceso, ma che nei valori profondi si trova insieme per celebrare la memoria".
"Questo luogo è il luogo della memoria - ha esordito Garcea - qui è nato Gipo Farassino, quartiere popolare e autentico che ha formato Farassino e che lui ha raccontato per tutta la vita. Quando cantava, ovviamente in piemontese, 'Non sono ricco ma sono contento' raccontava lo spirito della Barriera. Gipo non ha mai lasciato davvero la Barriera perché era il suo modo di vedere il mondo".
"Torino rende omaggio a uno dei suoi più preziosi narratori - ha dichiarato Deri -. La città è molto cambiata ma la poetica del grande cantautore resta di attualità: quel mondo marginale vissuto da persone fuori dalle luci della ribalta non è lontano dalle nuove povertà. Lui definiva questa casa "vecchia, che neanche in passato era tanto bella", oggi la casa è ancora qui, più bella e affascinante di tante case più recenti. Oggi con questa targa sarà ancora più bella".



















