Al via in Sala Rossa la mini-maratona che porterà all’approvazione del progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore Generale. Inizia così l’iter, per arrivare entro la fine del mandato del sindaco Stefano Lo Russo, all’adozione dello strumento urbanistico che punta a ridisegnare Torino.
Complessivamente sono stati presentati 45 emendamenti, divisi in quattro macrogruppi, a cui si aggiungo due maxi-emendamenti alla delibera generale. Ad illustrare il documento l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni, che lo ha descritto come "un dispositivo tecnico ma anche un atto politico nel senso più alto del termine, un punto di arrivo e di partenza" sottolineando che il nuovo Prg "nasce dalla convinzione che Torino abbia bisogno di una nuova istituzione urbanistica, più adattiva, più inclusiva, più innovativa".
Tre visioni
Tre le visioni alla base dello strumento: "innovazione, welfare ed ecosistema, che ne costituiscono l’ossatura culturale. Dentro di esse – ha proseguito Mazzoleni - si articolano gli otto ambiti tematici che organizzano concretamente le politiche urbane: innovazione e sviluppo, infrastrutture e mobilità, riuso e rigenerazione, quartieri e comunità, casa e inclusione, cultura e tempo libero, sostenibilità e resilienza, parchi e spazi pubblici”.
“Non un piano rigido, - ha proseguito - ma che rafforza la regia pubblica, definendo con chiarezza obiettivi, interessi collettivi e condizioni entro cui le trasformazioni possono avvenire. È quindi un piano che prova a tenere insieme due esigenze: adattabilità degli strumenti e fermezza dell’indirizzo pubblico”.
Un documento “promosso” anche da buona parte della minoranza, in primis dalla Lega in Sala Rossa ed in Regione – nella figura del capogruppo Fabrizio Ricca - che ha proposto un emendamento ad hoc al Cresci Piemonte per velocizzare l’approvazione del nuovo Piano Regolatore Generale di Torino. Soddisfatto anche il consigliere di Sinistra Ecologista Emanuele Busconi per la "definitiva destinazione a verde del pratone Parella e del recepimento della delibera sull'area Thyssen, con la destinazione a parco pubblico". "E' necessario - ha proseguito - anche garantire la più ampia e fattiva partecipazione nelle prossime fasi".
M5S, FI e Torino Bellissima all'attacco
Critiche sono arrivate invece dal capogruppo comunale del M5S Andrea Russi, per cui: “il riutilizzo del patrimonio abitativo esistente resta poco centrale, mentre una parte della trasformazione urbana continua a ruotare attorno a nuova edificabilità”. Un tema che si salda anche a quello ambientale: per il pentastellato lo strumento di Lo Russo “va nella direzione” del consumo di suolo.
Per il vicecapogruppo di Forza Italia Domenico Garcea il Pgr “non può restare confinato solo su un piano tecnico: è prima di tutto una scelta politica sul futuro della città e deve parlare ai torinesi, in particolare a chi vive nelle periferie”. Per la collega di partito Federica Scanderebech "da un primo esame del documento, non sembrano emergere forme di agevolazione specifica per gli interventi di demolizione e ricostruzione, scelta poco coerente con l’impianto delle politiche nazionali e regionali che negli ultimi anni hanno orientato gli strumenti normativi verso la riqualificazione del patrimonio edilizio, il miglioramento energetico e l’adeguamento sismico".
"Il nuovo Pgr - ha attaccato il vicecapogruppo di Torino Bellissima Pierlucio Firrao - è arrivato con oltre un anno di ritardo: era previsto a dicembre 2024. Per recuperare il tempo si è finito per comprimere il tempo degli approfondimenti, impedendo un'analisi adeguata di uno strumento fondamentale per il futuro urbanistico della città".
Fratelli d'Italia ha annunciato, per voce del consigliere Ferrante De Benidictis, il voto contrario. "Questo documento - hanno chiarito i meloniani - più che accompagnare la crescita, accompagnerà la deindustrializzazione a favore di un’economia di prossimità che non potrà garantire i valori occupazionali dell’automotive ad esempio". Nel mirino di De Benidictis le cosiddette “piattaforme” previste dal piano. "Così facendo – ha osservato – rischiamo di accompagnare la deindustrializzazione, incentivando la trasformazione immobiliare invece di rafforzare la vocazione produttiva". Sul tema Mirafiori ha aggiunto: "Occorre chiarezza su cosa diventerà quell’area".














