Giovani, tradizione, eventi speciali e titoli poco conosciuti: sono questi i paletti su cui si regge il presente e si programma il futuro del Teatro Regio di Torino. A spiegarlo è stato il sovrintendente Mathieu Jouvin, audito oggi in Comune dalla Quinta Commissione, presieduta da Lorenza Patriarca (PD).
Jouvin ha tracciato un quadro della situazione attuale e dello sviluppo futuro del teatro e ha evidenziato alcune criticità. Per farlo ha ripercorso i suoi 4 anni alla guida del teatro lirico torinese: dal suo ingresso nell'aprile del 2022, con un teatro ridimensionato dopo il Covid e una grave crisi finanziaria. "Abbiamo lavorato – ha spiegato – per tornare alla normalità e sviluppare il teatro, riportandolo ad alti livelli, grazie alla collaborazione di tutti i dipendenti e alla stabilità istituzionale. Oggi sono orgoglioso di dire che il Regio sta molto bene".
"Il Regio – ha spiegato Jouvin – ha sempre espresso un alto livello artistico, con artisti di fama internazionale. E continuiamo a lavorare con progetti innovativi e ambiziosi, tanto che abbiamo vinto il Premio Abbiati per tre volte negli ultimi tre anni". Jouvin ha ricordato la nomina del maestro Andrea Battistoni come nuovo direttore musicale e di Gea Garatti come direttrice del Coro.
Importantissimo per il sovrintendente il focus sui giovani. "Stiamo riscuotendo un ottimo successo anche da parte del pubblico giovanile – ha evidenziato – confermato dal successo degli spettacoli di Anteprima Giovani e dalle rappresentazioni di opere in forma ridotta (della durata di circa un’ora) al Piccolo Regio, per favorire la partecipazione di bambine, bambini e famiglie".
Giovani, dunque, ma anche qualità. "Il pubblico ha dimostrato di apprezzare le nostre produzioni e le stagioni un po' particolari, che uniscono i grandi classici a titoli forse meno conosciuti al grande pubblico. Una scelta che facciamo convintamente: è giusto far avvicinare gli spettatori anche a opere che sono tutte da scoprire o riscoprire".
Anche i numeri non tradiscono: gli abbonamenti sono cresciuti del 30% dal 2023 e il tasso di riempimento medio della sala si attesta al 92%.
"Poi ci sono state molte iniziative speciali, che hanno confermato il Regio come vero asset per Torino e come sala ricevimenti per occasioni importanti. Da due anni ospitiamo la cerimonia di apertura del Torino Film Festival, ma abbiamo anche ospitato i finalisti delle Atp Finals, il Concerto di Capodanno e la proiezione speciale della finale degli Australian Open di un anno fa, con la vittoria di Sinner". Insomma, un teatro che "dialoga" con la Città.
Capitolo a parte, quello del personale e delle assunzioni. Queste ultime sono in aumento: "In quattro anni – ha spiegato Jouvin – è stato rinnovato un terzo del personale stabile, pur nella difficoltà nel reperire artisti altamente qualificati e nel poter offrire alte retribuzioni. In numeri, vuol dire che abbiamo assunto 80 nuove persone su un organico di circa 300. Il problema semai è che la pianta organica prevede 309 dipendenti, ma effettivi ne abbiamo 284. E che, anche qualora ci mettessimo in pari, saremmo comunque carenti di rispetto ad altre realtà europee analoghe alla nostra: per stare tranquilli insomma, ci vorrebbero circa 340 persone".
"I ricavi del Teatro Regio – ha poi concluso – sono superiori del 12% alla media nazionale, con contributi pubblici sui 20 milioni di euro (14 dallo Stato, 4 dalla Città di Torino, 2-3 dalla Regione Piemonte) su un progetto da 35-37 milioni. Dalla biglietteria arrivano circa 6 milioni di euro".







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