Più di 70 associazioni torinesi chiedono di regolarizzare il Neruda e di riconoscerne l'importanza. Nei mesi scorsi, dopo le polemiche sul "caso" di tubercolosi nello spazio occupato di corso Cirié, le associazioni Volere la luna, Comunet, Safehouse e Arteria hanno iniziato un percorso che ha stimato i benefici economici e sociali apportati dal Neruda, che ospita intorno alle 100 persone in emergenza abitativa.
I conti del "Tavolo di tutela e garanzia del Neruda"
Donne e uomini che, se lo spazio chiudesse o fosse sgomberato, tornerebbero in strada oppure peserebbero sui conti della Città per circa 400 mila euro l'anno. Il conto è stato effettuato dal neonato "Tavolo di tutela e garanzia del Neruda" - composto dalle quattro associazioni - con Almaterra, e ha poi visto l'adesione di altre 70 realtà tra cui Cgil Torino, Arci Torino, Gruppo Abele, Potere al Popolo e numerose associazioni e comitati cittadini.
Come spiegato da Ivano Casalegno dell'associazione Arteria, i calcoli si sono basati sulla spesa della Città per i progetti di emergenza abitativa che finanzia: tra i 300 e i 600 euro al mese a persona e tra i 700 e i 1200 in caso di famiglie. Il piano di inclusione sociale del Comune garantisce un posto a 2800 persone, tra cui 600 casi di marginalità estrema.
"Il Neruda ospita al momento 94 persone: quasi il 4% dei posti destinati dalla Città - ha spiegato Casalegno - e negli ultimi dieci anni i numeri sono anche stati più alti. Se le persone nel Neruda - 16 nuclei familiari e 40 singoli - fossero nei progetti di emergenza abitativa della Città costerebbero da un minimo di 278 mila a un massimo di 518 mila euro. Il Neruda fa risparmiare, mediamente, 400 mila euro l'anno alla città, e sono valori in difetto. In 10 anni parliamo di 4 milioni di euro".
L'impatto economico delle attività culturali e sociali
A questo è stato aggiunto l'impatto economico delle attività culturali, sportive e sociali del Neruda. "Ogni settimana vengono fornite 27 ore di attività come doposcuola, corsi di italiano, di arabo e consulenza legale e sanitaria. Sono circa 18 mila euro l'anno. Per le 18 ore settimanali di attività sportive abbiamo stimato 6000 euro l'anno, per il centro estivo che viene fatto una volta al mese 2400 euro l'anno e per le attività culturali 3000 euro l'anno, per un totale di 30 mila euro l'anno".
Le richieste fatte alle istituzioni, in particolare al Comune di Torino, sono quindi tre: "Chiediamo il riconoscimento politico di questo spazio, importante per le persone che ci abitano, per il quartiere e per la città intera - ha commentato Rocco Albanese di Comunet - Chiediamo l'avvio di un'interlocuzione, di un percorso che in maniera trasparente e partecipata abbia l'obiettivo di stabilizzare lo spazio. E infine chiediamo direttamente al sindaco, perché ha lui il potere di derogare l'articolo 5 del Piano Casa Renzi-Lupi e garantire la residenza di chi accede allo spazio Neruda, per accedere a diritti fondamentali come il welfare".
"Gli sgomberi dolci, invocati anche da parti che si definiscono progressiste, non sono una soluzione - ha commentato Marta, membro del Neruda - Dopo 6 mesi di soluzioni abitative temporanee le persone tornano in mezzo alla strada, come avvenuto all'ex Moi: non c'è una soluzione strutturale. Pensiamo che questo posto debba essere la casa di chi da 10 anni la cura, in una situazione di perenne crisi abitativa che non è casuale ma è frutto di politiche".
"Presidio fondamentale per il territorio"
A favore della soluzione anche Sinistra Ecologista. "Vogliamo che il Neruda sia valorizzato in quanto presidio fondamentale su un territorio frantumato dalle propagande e dagli sciacallaggi della peggiore destra che abbiamo visto negli ultimi anni - ha dichiarato Sara Diena, capogruppo di Sinistra Ecologista in Consiglio comunale - Si parla tanto di quanto il Neruda costi alla Città. Ma quanto ci costerebbe invece l'assenza di quello spazio?".
"Parliamo di uno spazio capace di dialogare con il quartiere e la città - ha aggiunto Beppe Piras, consigliere e coordinatore della Circoscrizione 7 - Come Sinistra Ecologista siamo disponibili all'ascolto delle proposte avanzate: siamo consapevoli che qui vivono molte persone e che sia un luogo che collabora e anzi offre soluzioni al quartiere e alla città. Il processo di riconoscimento potrebbe migliorare le loro condizioni di vita".














