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Scuola e formazione | 20 aprile 2026, 16:58

La scuola si mobilita: a Torino protesta contro la riforma degli istituti tecnici

Oltre mille le adesioni, docenti e famiglie chiedono lo stop alla riforma e confronto immediato

La scuola si mobilita: a Torino protesta contro la riforma degli istituti tecnici

La scuola si mobilita: a Torino protesta contro la riforma degli istituti tecnici

Torino si mobilita contro il riordino degli istituti tecnici. Nel pomeriggio di oggi, sotto i portici di corso Vittorio Emanuele II, al civico 70, davanti alla sede dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, si è svolto il presidio promosso dalla Rete degli Istituti Tecnici in mobilitazione di Torino e provincia. 

Striscioni, bandiere e cartelli

Striscioni delle diverse scuole affissi lungo i portici, bandiere e cartelli hanno accompagnato una partecipazione significativa di docenti, personale ATA e famiglie, riuniti per chiedere un confronto immediato sulle modifiche in arrivo. La mobilitazione, di alcune centinaia di persone, arriva dopo il lancio di un appello che ha già raccolto oltre mille adesioni tra insegnanti, personale scolastico, genitori e rappresentanti sindacali, segno di un malcontento che si sta allargando ben oltre i singoli istituti.

Nel primo pomeriggio una delegazione è salita negli uffici dell’USR per chiedere l’apertura di un confronto diretto, per poi tornare in piazza intorno alle 16.15 e riferire l’esito dell’incontro ai presenti. "Essere stati ricevuti ci ha permesso di portare le dodici mozioni approvate dagli istituti e di ribadire le criticità della riforma: non è accettabile introdurla ad anno scolastico in corso – ha spiegato Marco Meotto dell’Assemblea Scuola Torino – Il direttore generale, ha aggiunto, "non ci aspettavamo che cambiasse posizione, ma si è impegnato a riferire questo malcontento nelle sedi opportune. Non ci faremo comunque abbindolare dalle promesse".

La protesta: "Non è modernizzazione"

Al centro della contestazione c’è il riordino dei percorsi quinquennali degli istituti tecnici, affiancato dalla cosiddetta filiera "4+2". Due interventi che, secondo i promotori, rischiano di cambiare profondamente la natura stessa dell’istruzione tecnica. Dalla piazza emerge una critica netta: la riforma viene percepita come un passo indietro, non come un’innovazione. L’idea che in meno tempo si possa apprendere di più viene respinta, mentre si teme una riduzione dei contenuti e un progressivo adattamento della scuola alle esigenze del mercato del lavoro.

Meno ore e meno materie: il timore dell’impoverimento

Tra i punti contestati c’è la riduzione del tempo scuola e il taglio di discipline, sia umanistiche sia scientifiche. Una scelta che, secondo la Rete, rischia di compromettere la solidità della formazione di base e di frammentare i saperi. A questo si aggiunge la preoccupazione per un abbassamento dell’età nei percorsi scuola-lavoro, che potrebbe coinvolgere studenti già a partire dai 15 anni, anticipando troppo presto il contatto con il mondo produttivo.

Organizzazione nel caos e cattedre a rischio

Le criticità non riguardano solo i contenuti, ma anche l’impatto concreto sulla scuola. I nuovi quadri orari, infatti, rischiano di rendere più complessa la composizione delle cattedre, con possibili ricadute sulla continuità didattica e sull’organizzazione degli istituti. Secondo quanto denunciato, la riduzione del monte ore e l’introduzione dei nuovi percorsi potrebbero infatti tradursi anche in esuberi di personale. In alcuni casi, nei collegi docenti, sarebbe stato chiesto agli insegnanti di individuare quali insegnamenti ridurre, alimentando tensioni interne.

"Una scuola sempre più aziendalizzata"

Un altro nodo centrale riguarda l’impostazione generale della riforma. Nel mirino finisce un modello ritenuto troppo orientato alle esigenze delle imprese, con un maggiore spazio a competenze operative, progetti e collaborazioni con il mondo produttivo. Secondo i promotori della mobilitazione, questo approccio rischia di snaturare il ruolo della scuola, che dovrebbe formare cittadini e non limitarsi a preparare forza lavoro.

Il nodo delle disuguaglianze

Tra le preoccupazioni emerse anche quella legata alle ricadute sociali. Il timore è che il nuovo assetto possa indirizzare in modo più rigido gli studenti verso percorsi professionali già in giovane età, riducendo le possibilità di proseguire gli studi o cambiare strada in futuro. A ciò si aggiunge anche il rischio di una differenziazione sempre più marcata tra istituti, dovuta alla maggiore autonomia nella costruzione dei curricoli, con possibili effetti anche sul valore del titolo di studio.

Le richieste: sospensione e confronto

Dal presidio è arrivata una richiesta chiara: fermare o almeno sospendere l’entrata a regime della riforma prevista dal prossimo anno scolastico. La Rete chiede inoltre una revisione complessiva dei quadri orari, maggiori investimenti nella scuola e un ripensamento dell’impianto educativo, ritenuto troppo legato alle logiche produttive. Nel corso della mobilitazione è stato ribadito anche che le rassicurazioni sugli organici non vengono ritenute sufficienti a placare la protesta, che resta aperta.

La protesta torinese si inserisce in un contesto più ampio. In diversi istituti della provincia sono già state approvate mozioni contrarie al riordino, mentre iniziative simili stanno prendendo forma anche in altri territori. Al presidio hanno infatti aderito FLC Cgil, Cub Sur, Cobas Scuola, USB Scuola e FGU Gilda Unams, con il sostegno dell’Assemblea Scuola Torino. Presenti anche la capogruppo del PD in Regione Gianna Pentenero, i consiglieri regionali del PD Nadia Conticelli, Daniele Valle e la capogruppo di AVS Alice Ravinale.

Il segretario generale della Flc Cgil Torino, Massimiliano Rebuffo, ha spiegato che la mobilitazione punta a fermare la riforma degli istituti tecnici, sottolineando come sia già stato dichiarato lo stato di agitazione e come sia previsto un tentativo di conciliazione al Ministero il prossimo 22 aprile. L’obiettivo, ha chiarito, è almeno quello di ottenere un rinvio di un anno, pur ribadendo che la richiesta principale resta il ritiro del provvedimento. "Oggi siamo qui per provare a bloccare la riforma sui tecnici".

Rebuffo ha evidenziato come, a suo giudizio, il nodo centrale non riguardi la tutela dei posti di lavoro, ma il rischio di un abbassamento complessivo del livello culturale dell’istruzione tecnica, sempre più orientata verso il mondo produttivo. "La scuola non deve formare dei lavoratori, ma deve formare dei cittadini", ha affermato, mettendo in guardia anche sugli effetti dei tagli alle discipline e sulle possibili ricadute nella formazione degli studenti lungo tutto il loro percorso di vita.

Il tema approda in Regione

Il tema è arrivato anche in Consiglio regionale. La consigliera del Partito Democratico Nadia Conticelli ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere alla Giunta quali azioni intenda mettere in campo a tutela della qualità dell’offerta formativa. Nel documento si richiamano infine diversi elementi di criticità: dal rischio di impoverimento culturale all’aumento delle disuguaglianze, fino alla possibilità che la scuola venga progressivamente orientata alle esigenze produttive, mettendo in secondo piano la sua funzione educativa e sociale.

Marco D’Agostino

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