Sunia, Sicet, Uniat esprimono un giudizio fortemente critico sul Decreto Piano Casa varato recentemente dal Governo. Si tratta di un piano insufficiente sul versante delle risorse, poiché non prevede nuovi stanziamenti, ma soltanto una rimodulazione di fondi che vengono in gran parte sottratti a Comuni e Regioni, attraverso i fondi di inclusione, FESR, PINQuA e PNRR: i 970 milioni di euro che dovrebbero essere utilizzati nell’arco di cinque anni per il recupero del patrimonio ERP riguarderebbero, nel 2026, appena 7.700 alloggi.
È del tutto fuorviante il richiamo all’aiuto alle famiglie per l’acquisto di alloggi ERP, dal momento che si prevede una sostanziale svendita degli stessi. Si tratta di una misura in contrasto con qualsiasi ipotesi di incremento del patrimonio pubblico immobiliare, poiché i proventi delle alienazioni sono destinati a coprire i deficit delle Aziende gestrici e a contribuire al contenimento del deficit dello Stato.
È inoltre grave la centralizzazione delle politiche abitative e la nomina di commissari che sottraggono competenze alle Regioni e ai Comuni: ancora più preoccupante è il potere loro conferito di agire in deroga agli strumenti urbanistici.
Solo nell’area di Torino si contano circa 16.000 domande inevase di partecipazione al bando per l’assegnazione di una casa popolare, di cui oltre 1.000 rappresentano casi di emergenza abitativa. In Italia, il numero complessivo raggiunge le 600.000 domande.
In Piemonte, oltre 5.000 alloggi di edilizia sociale non sono assegnabili ai cittadini che ne hanno diritto, poiché necessitano di importanti interventi di ristrutturazione. Con il Piano Casa emerge un’assoluta insu-cienza delle misure adottate e un orientamento sbagliato, che non dà risposta alla crescente domanda di accesso a un’abitazione dignitosa da parte di famiglie a basso reddito, studenti e lavoratori. In questi anni i sindacati hanno elaborato proposte e iniziative che, tuttavia, non hanno trovato la dovuta attenzione da parte del Governo, nonostante il problema della casa sia diventato una vera e propria emergenza sociale, assumendo caratteri di strutturalità nella società italiana.
Si rende necessario aprire una nuova stagione per il welfare abitativo, ponendo al centro le seguenti priorità:
• bloccare la dismissione del patrimonio pubblico attraverso vasti programmi di riqualificazione e manutenzione, con l’obiettivo di aumentare il numero di alloggi ERP;
• rifinanziare il Fondo sostegno a/tti, ampliandone la platea dei beneficiari e ricalibrando le condizioni economiche di accesso, oltre a ra<orzare il sostegno per la morosit incolpevole>• riformare il sistema delle locazioni private attraverso interventi fiscali finalizzati a favorire la locazione stabile.
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