Il calcio italiano ha scelto. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. Oggi, lunedì 22 giugno, l’ex numero uno del Coni ha ricevuto il 68,58% dei consensi dall'Assemblea elettiva a Roma. 67 anni, tra gli uomini più influenti dello sport italiano, avrà ora il compito di rimettere in piedi un movimento in crisi assoluta, dopo la terza assenza consecutiva della Nazionale azzurra dalla fase finale dei Mondiali.
Gli inizi come giocatore di calcio a 5
Nato a Roma il 13 marzo 1959, Malagò appartiene a una famiglia legata in maniera profonda al mondo dello sport e dell’imprenditoria. Suo padre Vincenzo fu a lungo vicepresidente della Roma, squadra di cui il nuovo presidente della Figc è noto tifoso, oltre che fondatore del gruppo Samocar, realtà di riferimento nel settore automobilistico.
Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Siena, insieme al percorso accademico Malagò è un grande sportivo e in passato si è distinto soprattutto nel calcio a 5, vincendo tre Scudetti con la Roma Rcb e quattro Coppe Italia. Ha fatto anche parte della nazionale italiana di futsal, partecipando al Campionato del Mondo del 1986 in Brasile. Terminata l'attività agonistica, ha costruito la sua carriera tra impresa, sport e relazioni istituzionali. Un percorso favorito anche dai solidi legami sviluppati negli ambienti dell'imprenditoria italiana, a partire dall'amicizia con Luca Cordero di Montezemolo e dalla vicinanza all'Avvocato Gianni Agnelli, figure che hanno contribuito a plasmare il suo profilo pubblico e professionale.
Alla guida della Samocar, l'azienda fondata dal padre e specializzata nella distribuzione di automobili di lusso, Malagò ha affiancato una crescente presenza in posizioni di vertice dello sport italiano, a cominciare da incarichi di prestigio come la presidenza del Circolo Canottieri Aniene e la guida del comitato organizzatore degli Internazionali d'Italia di tennis.
Gli anni (e i successi) alla guida del Coni
Nel 2013 diventa presidente del Coni, superando - contro pronostico - il più quotato Raffaele Pagnozzi. Inizia così una stagione che lo porta a diventare una delle figure più riconoscibili e influenti dello sport nazionale, capace di attraversare governi, maggioranze e cambiamenti di scenario mantenendo intatto il proprio peso istituzionale. Sotto la sua guida, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano raggiunge traguardi storici, come le quaranta medaglie alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021 (risultato bissato a Parigi, nel 2024).
Nel 2019 diventa anche membro del Comitato Olimpico Internazionale, testimonianza della sua credibilità a livello globale: un incarico che rafforza il suo ruolo nei principali dossier dello sport mondiale. Tra questi, le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Malagò, tra i principali promotori della candidatura italiana, accompagna il progetto da presidente della Fondazione Milano Cortina, riportando i Giochi nella penisola a vent'anni dall'edizione di Torino 2006. Quei Giochi che potevano essere anche di Torino, prima che il Comune dicesse di no ad una nuova avventura a Cinque Cerchi.
Rilanciare un calcio in piena crisi
La sua esperienza si intreccia più volte anche con le vicende del calcio. Nel 2018, all'indomani della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali in Russia e della conseguente crisi della Figc, il Coni viene chiamato a svolgere un ruolo di supplenza istituzionale e in quei giorni Malagò diventa uno dei punti di riferimento del sistema, assumendo anche – in via temporanea - la guida commissariale della Lega Serie A. Proprio per la sua carriera e per i rapporti sempre vivi con il mondo del calcio, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina è diventato presto il candidato della Lega Calcio per la presidenza. Fino al trionfo di oggi in Assemblea.
Una delle prossime mosse sarà la scelta del nuovo commissario tecnico: Antonio Conte si era detto disponibile, dopo l'addio di Gattuso, si sono fatti nomi suggestivi come quello di Pep Guardiola (che ha da poco lasciato la guida del Manchester City, dopo dieci anni), ma la pista più probabile è quella che conduce ad un ritorno di Roberto Mancini. L'uomo che tre estati fa mollò la nazionale sul più bello, ma anche l'unico tecnico vincente dell'ultimo ventennio, anche se il trionfo europeo dell'11 luglio 2021 a Wembley oggi sembra lontano anni luce.














