Alla Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina tenutasi a fine giugno in Polonia, nella città di Gdansk, è proseguita la polemica fra i vertici dei due Paesi. Il contesto era paradossale: un evento economico e diplomatico di grosse dimensioni tutto dedicato agli ucraini, che hanno mandato un’imponente delegazione alla quale però mancavano gli esponenti principali. Come riporta il sito Strumenti Politici, non ci sono andati né Zelensky né il ministro degli Esteri Sybiha.
Le loro giustificazioni erano formalmente ineccepibili, ma la sostanza era nota a tutti: dimostrare contrarietà per il trattamento subito dal presidente polacco Nawrocki. Quest’ultimo ha ritirato a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza polacca di Stato, dopo che Kiev ha celebrato in vari modi la memoria dei collaborazionisti ucraini che sterminarono decine di migliaia di ebrei e di polacchi durante la Seconda Guerra mondiale. A Varsavia sono sdegnati, ma il governo ha cercato di gettare acqua sul fuoco. Invece alcuni deputati hanno chiesto di espellere gli ucraini residenti nel Paese. Alla conferenza non ci è andato a sua volta nemmeno Nawrocki, arrabbiato perché Kiev ha ignorato i suoi appelli a fare marcia indietro sulla celebrazione di coloro che si macchiarono di crimini contro il popolo polacco.
Il ministro dei Fondi per lo Sviluppo e la Politica regionale Pełczyńska-Nałęcz si è scagliata contro il presidente ucraino accusandolo di aver commesso un grosso errore nell’aver snobbato Gdansk, essendosi così “sparato su un piede”. Infatti l’Ucraina ha estremo bisogno dell’approvazione di Varsavia nel percorso verso l’adesione all’Unione Europea. Comportandosi in questo modo, invece, Zelensky si è inimicato parte dell’establishment polacco, che ora potrebbe ostacolare i passaggi legislativi per l’ammissione nella UE.
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