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Economia e lavoro | 07 luglio 2026, 15:15

Carmagnola, dai sindacati l'allarme per Teksid: "Timori per lo stabilimento e i 600 lavoratori"

Considerando anche somministrati e addetti in trasferta, il numero supera quota 900. Cutrì (Fim): "Peggioramento continuo, degrado per sicurezza e organizzazione del lavoro"

Timori per i lavoratori della Teksid di Carmagnola

Timori per i lavoratori della Teksid di Carmagnola

Torna a farsi sentire l'allarme intorno alla Teksid di Carmagnola. Lo stabilimento, storicamente legato ad attività di fonderia nell'universo Stellantis, sta mostrando segni di sofferenza. A lanciare l'allarme sono i sindacalisti della Fim, che hanno raccolto un po' di voci e sensazioni da parte del coordinamento Rsa della fabbrica (comprese quelle di Uilm, Fismic, Aqcfr e Uglm). "Lo stato di criticità interessa tutto lo storico stabilimento -  dice il segretario generale, Rocco Cutrì -. Il contesto presenta un peggioramento continuo, non rimediato da una gestione ritenuta inadeguata. I Rappresentanti Sindacali denunciano un progressivo degrado che coinvolge diversi aspetti aziendali, dalla sicurezza alla organizzazione del lavoro. Sottolineano giustamente come gli errori manageriali del recente passato non possano ricadere sui lavoratori determinando situazioni drammatiche. Questa crisi si colloca in un momento storico particolarmente difficile per il contesto industriale e delicato dal punto di vista delle strategie del Gruppo Stellantis".     

Novecento persone coinvolte

E aggiunge: "Occorre compiere tutte le azioni necessarie per salvare lo stabilimento carmagnolese  e tutelare i suoi quasi 600 lavoratori (che salgono a oltre 900 con somministrati e manodopera proveniente da altri stabilimenti). A questo proposito riteniamo necessario un incontro territoriale di chiarimento sulla situazione e sulle prospettive future".

E proprio dai lavoratori arrivano racconti di impianti fermi perché ormai al collasso, ma anche di situazioni in cui si trovano a lavorare con 39 gradi, perdite di acqua e di olio nei corridoi e attrezzature ormai mancanti da tempo. Addirittura c'è chi racconta di principi di incendio e carenza di ghiaccio secco. In altri casi mancava l'acqua all'interno dei distributori automatici. Solo per citare alcune delle voci riportate dalle rsa.

Timori e cambi di management

"Ci sono problemi di gestione organizzativa dopo il cambio di management negli anni passati: carichi di lavoro, aumento dei turni e così via. I disagi continuano ad aumentare e, nonostante le visite dei vertici Stellantis, i dipendenti temono che possa succedere qualcosa tra sospensioni produttive, aumento degli scarti e così via", aggiunge il segretario Igor Albera, referente settore automotive. "Non è più la Teksid strutturata e serena di una volta, ma non ci sono altre fonderie nel Gruppo".

"Serve un incontro con l'azienda"

"Abbiamo deciso di chiedere a Stellantis un incontro come segreterie dei sindacati metalmeccanici a livello territoriale per parlare della situazione della Teksid - aggiunge il segretario generale di Uilm Torino, Luigi Paone -. I macchinari sono vecchi e hanno bisogno di manutenzione, la condizione per chi lavora non è facile e l'azienda vuole 20 turni. Ma per le condizioni in cui ci si trova, come organizzazione del lavoro, non possiamo farlo. Il tutto mentre lo stabilimento è piano di lavoro".

Situazione che va avanti da mesi

"La situazione che si è creata in Teksid si protrae oramai da diversi mesi, a nulla sono valse le segnalazioni e le interlocuzioni con l'azienda perché si cercano sempre soluzioni tampone e la toppa risulta essere sempre peggiore del buco. Sappiamo benissimo che la causa di tutto questo è strutturale e va ricercata nella mancanza di investimenti da parte di Stellantis, ma il tempo delle parole è finito e giovedì come Fiom faremo le assemblee con i lavoratori per decidere insieme se è giunta l'ora di alzare l'asticella per farci ascoltare", conclude Gianni Mannori, responsabile per la Fiom Torino.

Massimiliano Sciullo

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