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Politica | 08 luglio 2026, 06:50

Caso Dexia, Lega e Iannò sulle barricate dopo il verdetto di Londra. Il Comune: "Conti al sicuro"

Gli esponenti dell'opposizione chiedono trasparenza sui costi e pretendono che Lo Russo riferisca in Aula. Palazzo Civico frena: "Esito ampiamente previsto, la partita vera è in Italia"

Caso Dexia, Lega e Iannò sulle barricate dopo il verdetto di Londra. Il Comune: "Conti al sicuro"

Il sindaco Stefano Lo Russo venga a riferire direttamente in consiglio comunale sull’annosa (e complessa) vicenda dei derivati. A chiederlo sono i consiglieri della Lega insieme a Pino Iannò di Torino Libero Pensiero firmatario di una interpellanza (l’ultima di una lunga serie) a seguito della sentenza dell’Alta Corte inglese, dello scorso 18 giugno, sul caso Dexia. 

Tra le richieste del documento c’è, prima di tutto, quella di spiegare perché Torino ha deciso di non difendersi e non presentarsi davanti alla Corte inglese. C’è poi il tema della casse comunali. Quanti soldi rischia di perdere la città? Quanto è stato speso finora in spese legali? Si sta prendendo in considerazione un accordo stragiudiziale, come ai tempi fece al Regione, per chiudere questa partita? 

"Chiediamo trasparenza - è l’appello di Iannò - sono tutti conti che potranno incidere sul bilancio e quindi sui cittadini che continuano ad essere tartassati di tasse”. 

Mentre il capogruppo del Carroccio Fabrizio Ricca commenta come "troppo sufficiente" la scelta di non costituirsi nel processo inglese giudicando i consulenti indipendenti incaricati per seguire questa pratica come di “dubbio valore”.

“Oggi ci troviamo con i conti della città senza più Pnrr e Salva  Torino - sostiene Ricca - siamo consapevoli che i soldi non ci sono e, se ci fossero, verrebbero tolti sicuramente da altre parti”. 

Dall’altra la consigliera Elena Maccanti si dice: “Arrabbiata e anche un po’ preoccupata”. “Lo Russo non può dire che non sapeva. Deve delle risposte in consiglio, non accetteremo altri luoghi di confronto”.  “Su questa vicenda non abbiamo bisogno di un ’sindaco struzzo’”, gli fa eco il consigliere Giuseppe Catizone

Il caso Dexia battaglia sull’asse Londra-Italia 

La complessa vicenda dei contratti derivati stipulati in passato dal Comune di Torino per proteggersi dall'altalena dei tassi di interesse — strumenti poi vietati per legge alle pubbliche amministrazioni dal 2014 — parte da lontano. 

Dopo una radicale operazione di pulizia avviata a fine 2022, che ha visto l'estinzione anticipata di sei contratti fruttando un saldo positivo di quasi 10 milioni di euro per le casse comunali, l'amministrazione ha deciso di congelare i restanti rapporti contrattuali ritenuti più critici e di trascinare gli istituti finanziari, tra cui la banca Dexia, davanti ai giudici italiani. 

La contromossa del colosso bancario non si è fatta attendere: Dexia si è infatti rivolta alla High Court di Londra ottenendo una sentenza favorevole che riconosce la validità del derivato, una decisione che ha sollevato (di nuovo) la questione ma che, secondo il comune, fotografa una prassi consolidata in cui gli istituti di credito cercano la sponda del più favorevole foro inglese per blindare i propri contratti.

Da Palazzo Civico: "Nessun impatto sul bilancio, la partita vera è in Italia” 

Dal canto suo, l'amministrazione comunale ridimensiona nettamente la portata del pronunciamento d'oltremanica, definendolo un esito ampiamente previsto e privo di ripercussioni concrete per i cittadini. 

L'azione legale promossa a Torino poggia, a detta di Palazzo Civico, su un solido e recente orientamento della Cassazione che rivendica la giurisdizione italiana in casi analoghi. 

"Il clamore generato dalla recente sentenza del giudice inglese sui derivati stipulati dal Comune di Torino con Dexia è ingiustificato", si legge in una nota ufficiale della Città, "anche perché tale pronuncia non muta affatto lo scenario prefigurato quando si decise di avviare il contenzioso davanti al Tribunale di Torino e men che meno, allo stato attuale, ha alcuna incidenza sul bilancio comunale”. 

Come chiarito dall'assessorato al Bilancio guidato da Gabriella Nardelli, Palazzo Civico non ha mai interrotto i pagamenti dovuti, continuando ad accantonare le risorse necessarie in attesa del verdetto nazionale. "La causa che la Città ha introdotto in Italia è tuttora pendente e in attesa di definizione", conclude la nota del Comune, ricordando come, a causa degli effetti della Brexit, le decisioni dei giudici di Londra abbiano ormai scarse probabilità di essere riconosciute nel nostro Paese.

Ma il Carroccio con Iannò (concordi nel trasformare l’interpellanza in “generale” così da avere risposte anche in tempi più celeri) chiedono trasparenza e chiarezza. 

"Tutte le forze politiche - è l’appello unanime - devono essere a conoscenza dei fatti”.

Daniele Caponnetto

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