Che le strade non perdonino, il pomarino Gianni Nevache lo sa bene. In servizio per 43 anni nella gestione della viabilità del Pinerolese per la Città metropolitana, è in pensione dal 1° di luglio senza particolari rimpianti ma con impressi nella memoria gli eventi più drammatici che hanno colpito il territorio. Tuttavia con il territorio Nevache ha condiviso non solo i dolori, anche i grandi sogni mai realizzati: come quello del traforo del Colle della Croce che avrebbe collegato Pinerolo alla Francia, passando dalla Val Pellice.
Il telefono che continua a squillare
“Sono in pensione da giorni ormai, ma mi sembra di essere ancora in ferie” sorride Nevache. Si sta occupando della sua casa a Pomaretto dove ha sempre vissuto, pur essendo originario di San Germano Chisone, e non ha cassetti pieni di sogni da aprire proprio adesso: “Nella mia vita professionale avevo trovato un giusto equilibrio e riuscivo comunque a trovare il tempo libero da dedicare a ciò che amavo, come a sciare d’inverno o a fare le vacanze d’estate” racconta.
Geometra, ex funzionario responsabile della Unità operativa dell’area pinerolese, Val Chisone, alta Val di Susa e Val Germanasca, ha 63 anni, e il 29 giugno ha salutato con un rinfresco i colleghi nella sede della Città metropolitana di corso Inghilterra a Torino. Tuttavia non ha spento il suo telefono di servizio a cui continua a rispondere: “Ho trasformato il numero in un’utenza privata. Non voglio continuare a lavorare, è ora di fare largo ai giovani – afferma –, però voglio rimanere disponibile per chi avesse bisogno di me come memoria storica della viabilità del territorio”.
La neve e l’acqua tra i suoi primi crucci
E nella sua memoria ci sono le grandi nevicate che, ancora all’inizio della sua carriera, piegavano la viabilità della Val Chisone e Val Germanasca. “Intere zone rimanevano isolate – ricorda –. La strada che da Perrero sale a Prali era rimasta chiusa per diversi giorni e anche agli abitanti di Sestriere era capitato di rimanere isolati a causa slavina”. C’era il suo lavoro alla base del posizionamento dei paravalanghe realizzati nella zona di Prali a partire dagli anni Ottanta.
Il problema principale nei decenni successivi è diventato quello dell’acqua: “Uno dei momenti più critici è stato l’alluvione del 2000, con il crollo del ponte di Pinerolo in via Saluzzo e del ponte di Villar Perosa. Allora non c’era ancora la variante per Perosa Argentina e sono stati dunque momenti difficili”. Ma poi la viabilità è stata compromessa anche dall’alluvione del 2008 e da quella del 2016 che ha colpito duramente la Val Chisone.
E c’è stato il cruccio continuo del Ponte Palestro: “Non è mai caduto ma questa sua ‘resistenza’ ha creato molte difficoltà agli abitanti di Porte. Ogni volta causava un effetto diga che provocava allagamenti nel centro del paese”.
La strada a lungo progettata ma mai costruita
Per lui la Val Pellice, invece, è stata al centro di un grande sogno interrotto: “Negli anni Ottanta presi in mano il progetto della strada che avrebbe dovuto condurre al traforo del Colle della Croce, opera che veniva studiata dal dopoguerra”. L’opera, mai realizzata, avrebbe collegato il Pinerolese direttamente al Queyras in Francia, evitando di dover passare dal Colle dell’Agnello o da Monginevro: “La strada avrebbe dovuto partire tra Pinerolo e Osasco e io avevo già fatto tutti i rilievi topografici da Bricherasio a Torre Pellice, oltre il palazzetto del ghiaccio”.
Attorno a lui in c’era la convinzione politica di procedere: “Lavorai per due anni alla progettazione della strada ed è un peccato che a un certo punto l’opera si sia stata bloccata. Al di là del progetto del traforo, avrebbe rappresentato una buona alternativa alla strada provinciale 161. Avrebbe permesso di decongestionare Bricherasio e Luserna San Giovanni dal traffico intenso che c’è oggi, rendendo la circolazione più fluida e limitando in problema degli incidenti che sono frequenti”.
Le strade che, a volte, non perdonano
Nevache ha provato sulla sua pelle quanto a volte siano rischiose le strade del Pinerolese. La sua carriera lavorativa in Provincia (che poi è diventata Città metropolitana) ha avuto origine infatti dall’incidente tragico che aveva causato la morte di suo padre, Marco, capo cantoniere per trent’anni in Val Chisone, e suo zio, Romildo: “Il 28 giugno del 1979, durante un servizio, uscirono di strada lungo la via che porta a Pracatinat. Io avevo 16 anni e mia madre 38”. Come orfano ebbe quindi una corsia preferenziale per entrare lavorare, nel 1983, in Provincia, dopo essersi diplomato come geometra al Buniva.
Ma c’è un’altra data amara che non dimenticherà mai: “È quella del 3 marzo del 2021, quando in un’attività di sorveglianza a bordo strada, nella rotonda di Eataly a Pinerolo, perdemmo due nostri cantonieri, che vennero investiti. Chi lavora in strada è sempre più esposto a rischi”.
Da taccuino e teodolite ai droni
Tra i cambiamenti che ha visto da vicino in quarant’anni di carriera ci sono le abitudini al volante dei conducenti: “Mi sembra che la velocità sia aumentata e per questo i nostri cantieri stradali più a rischio”. Ma questo non è l’unico motivo per cui non ha mai consigliato ai suoi tre figli di intraprendere la sua carriera: “Quello del tecnico dell’ente pubblico è diventato un lavoro rischioso anche per quanto riguarda il numero delle denunce che riceviamo dai cittadini. Ho l’impressione che, soprattutto dalla pandemia in poi, sia cambiato il modo in cui la società si rapporti con il servizio pubblico”. Nevache ricorda i risvegli la notte angosciato per le denunce ricevute da automobilisti e ciclisti: “Alcune così improbabili che puoi solo dire: ‘Ma io che ne posso?’”.
Eppure ha amato il suo lavoro fino all’ultimo è ha apprezzato anche l’evoluzione tecnologica che l’ha reso migliore: “Ho iniziato facendo i rilievi con teodolite (strumento a cannocchiale, ndr) non ancora elettronico e appuntandomi di dati su un taccuino. Ora i rilievi si fanno con i droni”. Anche il modo di disegnare è cambiato: “Nel 1992 è arrivata la svolta di Autocad che ha soppiantato il tecnigrafo. Il primo software di progettazione veniva lanciato sul Pc con i comandi del sistema operativo Dos”.














