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Economia e lavoro | 28 agosto 2026, 09:16

Parte la vendemmia nel Torinese, calo del 20% e perdite per 2 milioni

Nel Canavese, a causa dell'infestazione del coleottero Papilla japonica, si registra una riduzione del 50%

Con la raccolta delle prime uve bianche da vinificare a spumante parte nel Torinese la vendemmia 2026. Intorno a metà settembre inizierà anche la raccolta delle uve rosse.

Calo di produzione del 20%

Una vendemmia che segna un calo di produzione di circa il 20% un po’ in tutto il territorio, comprese le zone di bassa montagna. Ma nelle aree del Canavese infestate dal coleottero Popillia japonica si osserva un calo di produzione che arriva al 50%. Ma la qualità si prospetta ottima.

"Per le nostre produzioni vitivinicole è stata un’annata davvero difficile – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Se la qualità delle uve sembra soddisfacente, lasciando presagire anche un’ottima annata, è la quantità che preoccupa. Guardando al valore medio delle uve, che in molti casi sono a denominazione d’origine, stimiamo una perdita di valore per il comparto di circa 2 milioni di euro".

Siccità e alte temperature

Il calo generalizzato è dovuto alla siccità e alle alte temperature, che hanno costretto le viti a ridurre il metabolismo già dai mesi di maggio e giugno. Il risultato sono acini più piccoli e grappoli più radi. Le viti hanno soprattutto patito la mancanza di fresco e rugiada nelle ore notturne, quando le foglie riacquistano turgore per prepararsi ad affrontare le ore più assolate. Ma sono anche mancate le normali piogge di giugno, determinanti per sviluppare bene la vite. 

Così come sono mancati, a luglio e nella prima metà di agosto, quegli apporti da temporali moderati che aiutano la crescita dei grappoli. Il coleottero, invece, si è sviluppato prima del solito grazie al caldo anomalo e ha mangiato le foglie ancora tenere, indebolendo le viti quando erano in pieno sviluppo.

"La siccità e le temperature caldissime di questa estate seguono l’esperienza simile del 2022 e confermano che la nostra viticoltura ha bisogno di misure adeguate al cambiamento climatico. I nostri produttori si trovano a sostenere l’aumento dei costi di produzione per i rincari dei carburanti e dei materiali. Inoltre, devono affrontare mercati in pieno mutamento con le esportazioni in sofferenza dovute ai dazi, in particolare negli USA, e alle incertezze degli scenari internazionali. Ma soprattutto devono fare i conti con gli attacchi generalizzati alla civiltà del vino, generati da un affrettato salutismo; attacchi che stanno demonizzando un prodotto radicato nella tradizione e previsto nella Dieta Mediterranea".

"Necessario rivedere i disciplinari DOC e DOCG"

Per questo Coldiretti Torino chiede interventi per la viticoltura torinese. "Abbiamo bisogno di rivedere i disciplinari delle DOC e DOCG alla luce del cambiamento climatico. Servono infrastrutture per l’approvvigionamento idrico a partire dai piccoli invasi, anche in territorio collinare. Servono infrastrutture come impianti di risalita meccanica per la viticoltura eroica di montagna. Ma soprattutto serve sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica per difendere la nostra biodiversità viticola dai nuovi attacchi di funghi e insetti favoriti dal cambiamento climatico. Così come serve riportare il dibattito sul consumo di vino sui giusti binari della cultura del buon bere".

In provincia di Torino ci sono 752 produttori vitivinicoli con oltre 800 ettari di superficie a vigne. La produzione attesa, al netto dei cali di quest’anno, si attesterà sui 65mila quintali di uve con una resa finale di oltre 5 milioni e 500mila bottiglie di vino.

redazione

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