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Politica | 13 ottobre 2026, 18:45

I radicali torinesi in Medio Oriente per incontrare le realtà dove israeliani e palestinesi dialogano per la pace

Una "terza via" che deve passare per il riconoscimento dei due stati e l'esclusione di Hamas e del governo di Nethanyahu

I radicali torinesi pronti a partire per il Medio Oriente

I radicali torinesi pronti a partire per il Medio Oriente

I radicali torinesi partono per Isreale e la Palestina per costruire la pace attraverso una "terza via". Così la chiama la tesoriera di Europa Radicale Federica Valcauda, una dei nove partecipanti della delegazione che da domani, mercoledì 14, a sabato 17 ottobre sarà in Cisgiordania e nello Stato Ebraico per incontrare alcune associazioni composte da israeliani e palestinesi che operano per la pace, e alcuni esponenti delle opposizioni al governo di Netanyahu.

Una nutrita delegazione

Della delegazione 5 partecipanti partiranno da Torino e dal Piemonte: oltre a Valcauda saranno gli appartenenti a Europa Radicale Silvja Manzi, Roberto Vigna e il presidente Igor Boni, e il coordinatore dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta Oreste Gallo. Laggiù saranno raggiunti dall'ex deputato radicale Lorenzo Strik Lievers, oltre a Laura Botti, Chiara Calore e Luigi del Carlo.

L'obiettivo è incontrare, ascoltare, osservare chi la pace tra i due popoli cerca di costruirla dall'interno, offrendo un'alternativa sia al gruppo terroristico di Hamas che al governo di Netanyahu e dei ministri estremisti Ben-Gvir e Smotrich. Saranno incontrate quindi le associazioni Parents Circle e Women Wage Peace, dove palestinesi e israeliani promuovono il dialogo tra i due popoli e una transizione democratica per la Palestina.

E, come spiegato da Gallo, due associazioni di ragazzi israeliani e palestinesi che, da un anno, stanno lavorando insieme per promuovere un concetto diverso da "due popoli due stati" tanto a ungo usato e abusato. "Questi giovani si sono incontrati a Ventotene nel 2025 - ha raccontato - e poi hanno costruito un organo comune alle due associazioni per dire no agli estremismi. Parteciperemo con grande entusiasmo al loro primo congresso dove parleranno del concetto da loro sviluppato, considerato "scandaloso" per cui entrambi i popoli dovrebbero vivere su tutto il territorio, visto che molti luoghi religiosi sono condivisi".

Offensiva di Pace

"Il nome di questo progetto è Offensiva di Pace - ha spiegato Boni - Per noi la risposta al disastro mediorientale acuitosi dal 7 ottobre in poi è il reciproco riconoscimento. Chi sta da un lato deve smettere di vedere Israele come uno stato da distruggere, con una "Palestina libera fino al mare" come urlano alcuni attivisti anche in Italia. Hamas è un gruppo terroristico legato all'Iran ma anche Israele è governato da frange estremiste e da fondamentalisti religiosi che devono essere marginalizzati. Speriamo di dare il nostro piccolissimo contributo e vedere dal 27 ottobre un governo diverso".

"Presentiamo una terza via - ha detto Valcauda - senza occhio etnico. Questa situazione ha esacerbato un antisemitismo latente. Porteremo questa terza via a politici come Roberto Della Rocca dei Democratici, una volta rientrati alla politica in Italia".

"Essere pro Pal quanto pro Israele"

Manzi ha parlato di "scardinare una narrazione tossica", additando l'opinione pubblica italiana come polarizzata, con accuse di essere complici di una delle due parti solo prendendo una posizione. "Iniziative di convivenza possono avere successo solo se c'è un'opinione pubblica che spinge in quella direzione - ha sottolineato - mentre oggi è molto complicato parlare di Israele e Palestina. Chi difende la Palestina non fa una parola contro Hamas, mentre i palestinesi devono liberarsi della loro morsa come Israele deve tornare a essere una democrazia più completa dopo l'indebolimento tentato da Nethanyahu. So di essere pro Pal quanto pro Israele, essendo anti Hamas e anti Nethanyau".

Francesco Capuano

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