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Cultura e spettacoli | 14 ottobre 2026, 17:22

Andrea Bowers, Nan Goldin, Joseph Yaeger e Aziza Kadyri: le nuove personali alla Fondazione Sandretto

L'inaugurazione durante la art week torinese, visitabili fino al 28 marzo

Andrea Bowers, Nan Goldin, Joseph Yaeger e Aziza Kadyri: le nuove personali alla Fondazione Sandretto

Il 29 ottobre 2026 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura cinque mostre che, attraverso linguaggi e generazioni differenti, affrontano alcuni dei temi centrali della contemporaneità: le lotte sociali e il femminismo, la memoria e l’esperienza autobiografica, il rapporto tra immagine e realtà, le identità e le trasformazioni tecnologiche.

Le mostre di Andrea Bowers, Nan Goldin, Joseph Yaeger e Aziza Kadyri saranno visitabili fino al 28 marzo 2027, mentre il progetto di Louis Morlæ, vincitore dell’illy Present Future 2025 Prize, sarà visitabile fino all’11 gennaio 2027.

ANDREA BOWERS

La Ragnatela
A cura di Bernardo Follini
29 ottobre 2026 – 28 marzo 2027

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta la personale di Andrea Bowers, artista statunitense che vive e lavora a Los Angeles e che da oltre tre decenni sviluppa una pratica all’intersezione tra attivismo e arti visive. Attraverso disegno, pittura, installazione e video, Bowers esplora questioni di giustizia sociale e advocacy, riportando alla luce figure, storie e momenti trascurati delle lotte sociali.

La mostra si concentra sull’interesse dell’artista per gli ecofemminismi, con particolare attenzione ai movimenti femministi antinucleari e per il disarmo degli anni Ottanta. Accanto a una selezione di opere preesistenti sono presentate nuove produzioni, tra cui un nucleo dedicato al Campo delle donne di Comiso, in Sicilia, avviato nel 1983 con il nome La Ragnatela. L’esperienza nasce contro l’installazione di una base militare NATO e a sostegno del movimento per il disarmo nucleare. Nuovi lavori neon, insieme a formati ricorrenti dell’artista – come i political ribbons e un cardboard - ispirati a La Ragnatela sono affiancati da rari documenti d’archivio degli anni Ottanta, grazie al coinvolgimento di una rete di attiviste e ricercatrici. La mostra ricostruisce così una rete storica di alleanze transnazionali e riporta l’attenzione su un importante contributo femminista al movimento pacifista e alle lotte per il disarmo.

NAN GOLDIN

The Ballad of Sexual Dependency
29 ottobre 2026 – 28 marzo 2027

In occasione dei 200 anni dalla nascita della fotografia, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta The Ballad of Sexual Dependency di Nan Goldin, parte della Collezione Sandretto Re Rebaudengo. Realizzate tra il 1973 e il 1986, le 126 immagini che compongono l’opera costituiscono una riflessione su questioni come il genere, l’intimità e il potere. La struttura originaria del progetto era stata concepita da Goldin come una proiezione di diapositive accompagnata dalla musica, e, prima di diventare il libro pubblicato da Aperture nel 1986, The Ballad venne presentata in club e mostre d’arte pubblica a New York. Le foto in mostra costituiscono l’intero corpus raccolto nel volume, che, pubblicato nel 1986, è giunto al quarantesimo anniversario e alla ventitreesima ristampa, rappresentando una pietra miliare nella storia dei libri di fotografia.

Nel progetto, Goldin fotografa le persone che fanno parte della sua vita e costruisce, attraverso di loro, il ritratto collettivo di un’epoca. Nate come un invito a entrare nel mondo dell’artista, nel corso del tempo le immagini sono diventate la testimonianza di quella che Goldin definisce come “una generazione perduta”. Gli scatti nascono dalle sue relazioni personali con i soggetti fotografati, piuttosto che dall’osservazione della realtà da una prospettiva esterna, e raccontano la complessità dei rapporti umani mettendo in discussione i confini tra pubblico e privato. Definita dall’artista come “the diary I let people read”, The Ballad si configura come un diario personale diventato, nel tempo, memoria collettiva. È proprio questa prossimità a renderla ancora oggi un’opera dirompente, e la sua rilevanza nel presente testimonia quanto il desiderio di trasformazione e la difficoltà di stabilire connessioni continuino a essere questioni attuali.

Nel corso degli anni, l’opera ha contribuito in modo decisivo a trasformare il linguaggio della fotografia contemporanea e ha influenzato generazioni di artistə e fotografə. Con la mostra dedicata a The Ballad of Sexual Dependency, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo propone un’opera che ha cambiato il modo di guardare alla fotografia e al suo significato.

JOSEPH YAEGER

Point of Return
29 ottobre 2026 – 28 marzo 2027

Point of Return è la prima mostra personale in un’istituzione italiana di Joseph Yaeger (Helena, Montana, 1986), artista che vive e lavora a Londra. La mostra riunisce opere realizzate nell’arco di diversi anni, insieme a nuove produzioni, offrendo una visione complessiva della sua ricerca.

Yaeger parte da fotogrammi tratti da film, documentari e video trovati, selezionando immagini che non mostrano scene iconiche o immediatamente riconoscibili, ma che sembrano risuonare nella memoria come qualcosa di già visto. Attraverso il ritaglio e l’alterazione, queste immagini vengono sospese tra riconoscimento e disorientamento.

Il titolo della mostra riprende un dipinto del 2021 e rovescia l’espressione “punto di non ritorno”: se quest’ultimo indica una perdita irrevocabile, il “punto di ritorno” introduce invece una possibilità di trasformazione e di ottimismo. I nuovi lavori agiscono come finestre e specchi, modificando la lettura delle opere precedenti e mettendo in relazione il tempo presente, la dimensione collettiva e quella privata dell’artista.

I dipinti sono realizzati con acquerello su gesso, una tecnica sviluppata da Yaeger che richiede una lunga preparazione della tela e una pittura estremamente rapida. Le sottili incrinature che si formano nel gesso durante l’asciugatura diventano parte integrante dell’opera, creando un contrasto tra l’evanescenza dell’immagine cinematografica e la concretezza della pittura.

AZIZA KADYRI

Choreography of the Latent
A cura di Bernardo Follini
29 ottobre 2026 – 28 marzo 2027

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta la prima mostra personale in un’istituzione italiana di Aziza Kadyri, artista uzbeka che vive e lavora a Londra. La sua ricerca mette in dialogo storia e finzione, tradizione e innovazione, combinando linguaggi legati all’artigianato – come tessitura e ricamo – con tecnologie avanzate quali intelligenza artificiale e machine learning. Al centro sono i temi della migrazione, dello sradicamento e della costruzione dell’identità, con particolare attenzione alle esperienze delle donne dell’Asia centrale e della diaspora.

Choreography of the Latent presenta un nuovo ciclo di opere appartenente al progetto Her Stage (2024–in corso), dedicato alla figura della nonna dell’artista e al suo desiderio, da giovane, di diventare una danzatrice di danze popolari tradizionali uzbeke. Un desiderio ostacolato dalle strutture patriarcali e socialiste degli anni Cinquanta, che relegano la donna alla sfera domestica e all’industria tessile.

Attraverso machine learning, intelligenza artificiale e motion tracking, Kadyri sintetizza una coreografia immaginaria che riunisce i gesti privati della nonna e i movimenti della danza tradizionale. L’installazione comprende sculture tessili ispirate agli abiti tradizionali in movimento, soglie domestiche in tessuto ricamato, un video a due canali e una grande parete specchiante che proietta l’opera in una dimensione virtuale.

LOUIS MORLÆ

...Pop.!Crash/(LOON)
Illy Present Future 2025 Prize Exhibition
A cura di Leonardo Pietropaolo
29 ottobre 2026 – 11 gennaio 2027

In occasione di Artissima 2026, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta ...Pop.!Crash/(LOON), mostra personale di Louis Morlæ, vincitore dell’illy Present Future 2025 Prize, ventiseiesima edizione dell’iniziativa promossa da illycaffè e Artissima. Si tratta della prima mostra personale dell’artista in Italia.

Morlæ combina scultura, design del prodotto industriale, video e musica per indagare il rapporto tra presente e futuro attraverso un immaginario fantascientifico radicato nelle tecnologie già disponibili. Le sue sculture, realizzate anche attraverso software CAD e stampa 3D, assumono la forma di umanoidi, veicoli autonomi e dispositivi di sicurezza immaginari.

La nuova installazione concepita per gli spazi della Fondazione prende ispirazione dagli ambienti dei crash test automobilistici. Al centro della sala è presentata una nuova opera della serie SFB (Sidefall Bag), sculture gonfiabili realizzate con il tessuto utilizzato per gli airbag e definite dall’artista come “dispositivi di sicurezza disfunzionali”.

L’installazione è accompagnata dal video ...Pop.!Crash/(LOON), realizzato con programmi di intelligenza artificiale, nel quale una replica digitale dell’artista si muove in un mondo distopico. Utilizzando i Large Language Models per generare espressioni prive di senso o dai toni pseudo-religiosi, Morlæ riflette in modo paradossale sul funzionamento dell’AI e sul nostro rapporto con la tecnologia. L’atmosfera oscilla così tra ironia e catastrofe, mentre l’airbag diventa simbolo della speranza di poter deviare la rotta prima dell’impatto.

comunicato stampa

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