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Economia e lavoro | 19 ottobre 2026, 15:32

Centoventi anni dopo, ecco la ricetta anti crisi delle industrie. Gay: "No alla flat tax, ma sì ai data center. Ora un patto per Torino"

L'assemblea dell'Unione Industriali celebra un traguardo storico. Premiate le 17 aziende che sono associate dalla fondazione. Sui giovani "facciamo troppo poco per loro, ma la violenza è inaccettabile". Il ministro Urso: "Con AI un nuovo Rinascimento per il territorio"

Marco Gay, presidente di Unione Industriali di Torino

Marco Gay, presidente di Unione Industriali di Torino

Un secolo e poi ancora 20 anni, forse quelli più complicati di tutti per chi fa impresa. L'Unione Industriali di Torino ha celebrato questo pomeriggio lo storico traguardo dell'associazione datoriale nata nel 1906 e che, quattro anni dopo, diede origine anche a Confindustria. Ma la storia è solo un dettaglio rispetto alla grande sfida dell'attualità, fatta di tensioni globali, costi fuori controllo e geografie sempre più variabili e imprevedibili. Se n'è parlato durante l'assemblea annuale, alla presenza di oltre 700 tra imprenditori e imprenditrici. Con loro, anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone insieme all’assessore alle Attività produttive, Andrea Tronzano. 

Un patto per la città

Ecco perché, dal presidente Marco Gay, è arrivata una proposta che supera anche i confini economici. “Abbiamo tutti una responsabilità verso la nostra comunità. Facciamo, insieme, un Patto per la città. Imprese, istituzioni, università, parti sociali e società civile. Ognuno con i propri compiti, tutti con obiettivi chiari, risorse, tempi e risultati verificabili”.  

Infrastrutture e trasferimento tecnologico

“Il futuro di Torino e quello dell’industria sono indivisibili” ha proseguito Gay, che però invita a non guardarsi solo alle spalle: “la diversificazione produttiva ci porterà a integrare l’automotive, che vale posti di lavoro, indotto e posizionamento industriale”.  Nell'ottica del numero uno degli industriali torinesi, infatti è “un distretto fluido, fatto di tutti i settori che sono in questa casa non da oggi, ma da oltre un secolo”. E se da un lato si chiedono tempi chiari e certi per le infrastrutture come la Torino-Lione ("opere necessarie. Già progettate e, in molti casi, finanziate. Basta rispettare gli impegni e avere tempi chiari e certi"), dall'altro si spiega come l'altra leva per spingere in alto la capacità cittadina di fare sviluppo risieda nel trasferimento tecnologico. "A Torino vale 7 miliardi di euro di fatturato, il 50% dell’export del Nord Italia nel settore”. 

Collaborare tra generazioni: "No alla flat tax"

Un pensiero, da parte del presidente, è andato anche alle difficoltà che incontrano soprattutto i giovani, ma anche alle recenti decisioni discusse dal Governo. “Non vogliamo una competizione sleale tra generazioni, tra lavoratori e lavoratrici, tra imprese. Vogliamo un’industria che cresca insieme a chi ci lavora. Questa era l’ambizione dei nostri fondatori nel 1906. E questa deve continuare a essere la nostra”. Al tempo stesso, la richiesta è di “riequilibrare il carico fiscale, che oggi pesa su dipendenti e pensionati. Per questo non ci convincono misure come l’ampliamento dei regimi di flat tax per le partite IVA e gli autonomi: sono misure che finiscono per aumentare la precarietà del lavoro con effetti sul futuro dei nostri giovani, anche quello pensionistico. È una strategia dal respiro corto”. 

Centrale, in questo ragionamento, anche il ruolo dell'Europa. Messa in crisi dalle tensioni politiche di questi anni. "Se oggi questo progetto vacilla, però, è anche nostra la responsabilità. Se il sogno europeo non attrae è perché non ci crediamo abbastanza”. Ma il no verso il ritorno al protezionismo è chiaro: "Le imprese che crescono e che innovano devono poter competere in mercati realmente contendibili. Con regole chiare, certe e uguali per tutti. Troppo spesso, invece, alla concorrenza opponiamo la protezione, all’apertura la tentazione di chiuderci, la restrizione dei mercati. Ma chiudersi significa perdere le occasioni di crescita che vogliamo difendere. È una strada che non ci porterà lontano”. 

Politica industriale 2.0

Tra le richieste al mondo politico, "serve una strategia di politica industriale 2.0. Innovazione, Industria, Istruzione e Infrastrutture: le nostre ‘4 I’ sono alla base dell’intelligenza industriale del nostro territorio. Perché oggi l’innovazione ha un nome: intelligenza artificiale. E per scaricarne a terra il potenziale, c’è bisogno di un ritmo diverso. Bisogna pensare ‘out of the box’: chi è alla frontiera dell’innovazione, sta vivendo un futuro che oggi noi neanche vediamo”. 

"Non possiamo dire no ai data center"

In particolare, per il tessuto produttivo torinese, quella che Gay definisce la Physical AI "è la nostra partita. Perché quando l’intelligenza artificiale incontra la manifattura, conta chi sa fare industria. E Torino sa fare industria da oltre un secolo. Non competeremo con Stati Uniti e Cina sui volumi. Ma possiamo vincere dove serve qualità: robotica per ambienti complessi, soluzioni su misura, intelligenza integrata nei prodotti. È questa la nostra autonomia strategica. Qui possiamo difendere la nostra sovranità”. Discorso al cui interno rientra inevitabilmente il dibattito sui data center, tra collocazioni e consumi: "Sui data center non possiamo permetterci di dire no. Vanno realizzati tenendo conto del loro impatto ambientale, ma senza di loro restiamo fuori dal percorso di innovazione”.

Giovani, "Facciamo poco, ma violenza inaccettabile"

E proprio nei giorni in cui le nuove generazioni si prendono la ribalta per disordini e devastazioni, Gay parla anche dei giovani. "Sono la speranza del Paese. Senza giovani non c'è innovazione, non c'è ricambio, non c'è futuro per le nostre imprese. Il problema è che molti di questi giovani vanno via. Dove gli stipendi d’ingresso sono più alti e i percorsi di carriera più sfidanti” . Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia, quella che si sta mostrando in queste ore. "Ci sono anche i giovani che non riescono ad andare via. Giovani che la scuola l'hanno lasciata presto. Vivono in periferia, entrano tardi nel lavoro, o ci entrano con contratti brevi, uno dopo l'altro. Ogni buco contributivo di oggi è una pensione più bassa domani. Di tutti loro parliamo troppo, per loro facciamo decisamente troppo poco”. Gay, Anche se, sui disordini di questi giorni, è chiaro: “Con quella violenza non saremo mai né comprensivi, né tolleranti”.

Urso: "Torino centrale per sviluppare la nostra Italia: da AI nuovo Rinascimento"

Il ministro Urso ha riconosciuto "il ruolo di Torino, centrale nello sviluppo economico della nostra Italia". "Ma l'applicazione dell'intelligenza artificiale al mondo della manifattura può realizzare un nuovo rinascimento, come abbiamo già sostenuto quella che era un'aspirazione della città con la Fondazione Ai4 industry". "La Fondazione di Torino rappresenta uno degli angoli del triangolo industriale con Milano e Genova: polo di sviluppo del Paese per affrontare la nuova applicazione dell'AI ai processi produttivi", ha aggiunto. "Ci concentriamo poco su quel che sappiamo fare e tramite il quale potremmo diventare leader in Europa: l'AI applicata ai processi produttivi. E nel rinnovato triangolo industriale con Torino, Milano e Genova ci siamo candidati per ospitare la gigafacory per l'Intelligenza artificiale".

Senza dimenticare il settore dell'aerospazio. "Qui abbiamo realizzato una delle space factory - ha aggiunto Urso -. I moduli abitativi lunari dove vivranno gli astronauti prima di guardare a Marte saranno costruiti qui a Torino. Anche in questo campo questo territorio può fare molto". 

Orsini: "Da qui è partita l'industria del Paese"

Parole di omaggio a Torino come territorio produttivo sono arrivate dal numero uno di Confindustria nazionale. "Da qui è partita l'industria del Paese e dobbiamo continuare a sostenere questo Paese in Europa", ha commentato Orsini. "Il momento è complicato a livello geopolitico, anche se gli effetti negativi sono legati ad aspetti esterni". "L'Europa in questo momento è molto disorientata, a cominciare dalle scelte sulla neutralità tecnologica e di quelle di affidarsi a tecnologie non nostre. Ma sa di poter essere rapida nel cambiare atteggiamento, come hanno già fatto Stati Uniti e Cina, che in fondo fa quello che vuole".

E sui giovani, "dobbiamo fare qualcosa in più, essere attrattivi e dare un'idea di futuro. Non voglio che i nostri ragazzi vadano all'estero perché in Europa non si pensa a progetti comuni per esempio sulle nuove tecnologie. Bisogna rendere più merito all'interno delle imprese, ma senza dimenticare il tema dei salari. Oltre al Piano Casa di cui abbiamo parlato già alcuni anni fa: se voglio spostare un giovane da un territorio all'altro serve che gli dia una casa per il proprio futuro e che abbia un costo sostenibile".

Tronzano: "La cultura industriale cifra identitaria di Torino"

E l'assessore regionale alle Attività produttive, Andrea Tronzano, commenta: "La cifra identitaria del Piemonte è la cultura industriale, ponendo l'industria al centro. Senza industria al centro non c'è crescita e non c'è sviluppo, quindi non c'è la possibilità di dare lavoro alle persone. Nel 2027 faremo un bando per le attività di M&A, anche se sarà ovviamente rispettosa di chi invece ha l'orgoglio dell'indipendenza della propria attività".

Premio per le aziende fondatrici

A conclusione dei lavori, il presidente Gay ha chiamato sul palco sei ex presidenti dell’Unione Industriali Torino per premiare le aziende che sono associate sin dal 1906. Si tratta di: Ahlstrom Italia, Becchis Osiride, Elantas Europe (già Albesiano), Faiveley Transport Italia, Ferrino & C., Francesco Lavaggi & Figlio, Giovanni Ambrosetti Autologistica, Italgas, Lanificio di Torino, Lindt & Sprüngli (già Caffarel), Martin Bauer (già Ulrich), Martini & Rossi, Michelin italiana, Skf Industrie, Sta-Società Tecnologie Avanzate, Tessitura Bosio e Vincenzo Bona.

Massimiliano Sciullo

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