Nella notte appena trascorsa un incendio ha devastato il presidio No Tav di Borgone di Susa: "La prima cosa che sentiamo è la rabbia", fanno sapere in una nota i No Tav.
"Rabbia per un luogo che fa parte della nostra storia, per uno spazio costruito e vissuto in anni di lotta, per tutto quello che un presidio rappresenta per il Movimento No Tav. Perché questo presidio non è soltanto una struttura, qualche tavolo, delle sedie e un tetto sotto cui ripararsi. È un luogo che abbiamo fatto vivere con la nostra presenza, con le iniziative, le assemblee e le serate trascorse insieme.
Il presidio di Borgone è nato nel 2005. Da allora sono passati più di vent’anni. Generazioni diverse hanno attraversato questo luogo, portandoci pezzi della propria vita e contribuendo a costruire una storia collettiva che non si misura in muri e strutture, ma nelle relazioni che abbiamo saputo creare e nella determinazione con cui continuiamo a difendere la nostra terra.
Ma c’è un elemento che rende questa vicenda ancora più grave: il presidio sorgeva su terreni che devono essere espropriati. Un luogo che, proprio per la sua storia e per quello che rappresenta, si è trovato al centro di interessi e conflitti ben precisi. Per tutto ciò non abbiamo intenzione di far passare quanto accaduto come un “semplice” incendio.
Questi sono modi di fare mafiosi: colpire, distruggere, pensare di risolvere con il fuoco ciò che non si riesce ad affrontare apertamente. È un metodo che conosciamo e che rifiutiamo, tanto più quando viene preso di mira uno spazio collettivo costruito in anni di impegno e partecipazione.
Vedere un luogo così finire in fiamme fa male. E non abbiamo intenzione di nasconderlo dietro parole di circostanza.
Ma sappiamo anche cosa significa appartenere a questo movimento. Sappiamo che i nostri luoghi vivono perché ci siamo noi, perché siamo capaci di prendercene cura, di ricostruire, di ritrovarci e ripartire.
Non è la prima volta che ci troviamo davanti alla distruzione di uno spazio che abbiamo costruito insieme. E ogni volta, quello che conta è la volontà di non lasciare che siano le fiamme a scrivere l’ultima parola.
Il presidio di Borgone è parte della nostra storia. Non lasceremo che questa storia finisca tra le ceneri.
Oggi c’è rabbia, c’è amarezza, ma c’è anche la consapevolezza di quello che siamo e di tutto quello che abbiamo costruito in questi anni.
I nostri luoghi non sono soltanto luoghi: sono il modo concreto in cui una comunità si incontra, si organizza e continua a lottare.
Ci ritroveremo anche a Borgone. Perché quel luogo è parte della nostra storia e di una lotta che, da oltre vent’anni, continua a vivere nelle persone che la portano avanti", concludono i No Tav.














