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Sanità | 28 ottobre 2026, 12:51

Bypass coronarico a cuore battente e Tavi in un unico intervento su una paziente oncologica ad alto rischio a Maria Pia Hospital

Tecnologie avanzate, una sala ibrida di ultima generazione e un approccio multidisciplinare hanno consentito all'Heart Team dell'ospedale torinese di trattare con successo una paziente ad altissimo rischio

Bypass coronarico a cuore battente e Tavi in un unico intervento su una paziente oncologica ad alto rischio a Maria Pia Hospital

Un bypass coronarico totalmente arterioso eseguito a cuore battente, seguito nella stessa seduta operatoria da una procedura TAVI per la sostituzione della valvola aortica. È la strategia adottata dall'Heart Team multidisciplinare di Maria Pia Hospital di Torino, struttura di GVM Care & Research di Alta Specialità accreditata con il SSN, per il trattamento di una paziente di 77 anni affetta da una patologia onco-ematologica e caratterizzata da un profilo di rischio particolarmente elevato. L'intervento conferma come l'integrazione tra cardiochirurgia e cardiologia interventistica possa ampliare le possibilità di cura anche nei casi più complessi, grazie a strategie personalizzate definite all'interno di un Heart Team multidisciplinare.

La combinazione delle due procedure ha rappresentato una svolta decisiva per la donna, sottoposta a immunosoppressione prolungata conseguente alle terapie, e quindi esposta a un rischio estremamente elevato di complicanze sia durante sia dopo l'intervento.

Inoltre, la paziente è stata seguita in tutte le fasi successive all'intervento attraverso un percorso integrato nella stessa struttura che comprende terapia intensiva, reparto specialistico e riabilitazione cardiologica, un unicum che ha permesso continuità clinica e assistenziale.

L'impiego delle due tecniche in un solo intervento durato quattro ore è di straordinaria complessità e riservato a pochissimi centri di altissima specializzazione come Maria Pia Hospital, centro che vanta la casistica più alta nell'esecuzione di bypass aorto-coronarici della Regione Piemonte secondo i dati del PNE 2025 di Agenas.

L'intervento è stato eseguito in una moderna sala ibrida di ultima generazione, ambiente tecnologicamente avanzato che, attraverso procedure combinate ad altissima complessità, consente l'integrazione in tempo reale tra cardiochirurgia e cardiologia interventistica e garantisce imaging avanzato, sicurezza intraoperatoria, rapidità decisionale e possibilità di intervento immediato in caso di necessità.

"Questo intervento – sottolinea il prof. Davide Ricci, responsabile della Cardiochirurgia a Maria Pia Hospital - dimostra come l'integrazione tra competenze cardiochirurgiche e cardiologiche interventistiche, all'interno di un Heart Team strutturato, possa cambiare radicalmente l'orizzonte terapeutico di pazienti considerati non operabili o ad altissimo rischio. La scelta di combinare un bypass totalmente arterioso off-pump con una procedura TAVI è stata il risultato di una valutazione rigorosa del rapporto rischio-beneficio, considerando la grave patologia oncologica ematologica della paziente. Il risultato ottenuto conferma la validità di questa strategia nei centri con elevata esperienza, forte organizzazione multidisciplinare e disponibilità di una moderna sala ibrida, oggi elemento essenziale per maggiore sicurezza e successo in procedure combinate ad alta complessità".

La strategia terapeutica è stata definita attraverso un'attenta valutazione multidisciplinare secondo il modello dell'Heart Team, ovvero un processo strutturato di decisione condivisa tra cardiochirurghi, cardiologi interventisti, anestesisti-rianimatori e specialisti coinvolti nella gestione complessiva del paziente fragile. Un punto centrale della decisione è stato stabilire la modalità di rivascolarizzazione coronarica.

"Nonostante l'angioplastica coronarica percutanea rappresenti oggi un trattamento ampiamente diffuso per molte forme di malattia coronarica – specifica il prof. Ricci -, nel caso specifico la tipologia, l'anatomia e l'estensione della patologia coronarica presentavano caratteristiche tali da rendere il trattamento percutaneo con stent non indicato. Per questo motivo è stato scelto un bypass chirurgico completo, ma eseguito con tecnica avanzata off-pump, cioè senza fermare il cuore e senza utilizzare la circolazione extracorporea, con l'obiettivo di limitare l'impatto sistemico della procedura in una paziente particolarmente fragile".

La rivascolarizzazione miocardica è stata eseguita con bypass a cuore battente, utilizzando esclusivamente innesti arteriosi, scelti per le loro caratteristiche di durata e pervietà nel tempo rispetto agli innesti venosi. Si tratta di una tecnica di alta cardiochirurgia, che richiede grande esperienza, precisione e un perfetto controllo intraoperatorio. A completamento dell'intervento, la paziente è stata sottoposta a TAVI per il trattamento della patologia valvolare aortica.

La TAVI consente di sostituire la valvola mediante catetere, generalmente attraverso l'arteria femorale, evitando nel normale approccio transfemorale l'apertura chirurgica del cuore e una sternotomia convenzionale, ripristinandone immediatamente la funzionalità.

"In un quadro clinico molto delicato come quello della nostra paziente, l'approccio tradizionale con bypass con cuore fermo e sostituzione valvolare chirurgica con utilizzo di circolazione extracorporea (CEC) avrebbe comportato un rischio molto alto di infezioni e instabilità ematologica. La circolazione extracorporea, infatti, può indurre una risposta infiammatoria sistemica e alterazioni immunologiche che, in un paziente oncologico fragile, rappresentano un fattore critico", aggiunge il prof. Ricci

L'intervento cardiochirurgico è stato coordinato dal prof. Ricci, con operatori il dott. Alex Dyrda e la dott.ssa Gabriella Rovero, che hanno eseguito il bypass totalmente arterioso off-pump. La TAVI, invece, è stata eseguita dall'équipe di Cardiologia Interventistica diretta dal dott. Mauro De Benedictis, con operatore il dott. Alessandro Decio.

Fondamentale anche il ruolo dell'équipe di anestesia e rianimazione, parte integrante dell'Heart Team, che ha consentito la stabilità emodinamica intraoperatoria in una paziente estremamente fragile. La responsabilità anestesiologica è stata affidata al dott. Andrea Cuccio, con la presenza in sala del dott. Marco Ellena che si è occupato della gestione anestesiologica e del controllo perioperatorio. Per la donna sono stati necessari il ricovero di 36 ore in terapia intensiva e una degenza di sette giorni in reparto prima di essere trasferita in Riabilitazione cardiorespiratoria.

Determinante anche il contributo dei tecnici di sala angiografica, degli strumentisti e del personale infermieristico e tecnico della sala operatoria in un contesto che richiede sincronizzazione assoluta e capacità di risposta immediata.

La gestione della fase post-operatoria e del recupero funzionale è stata seguita con la supervisione del dott. Marco Ribezzo, responsabile della Riabilitazione cardiologica. La presenza della Riabilitazione cardiologica all'interno della stessa struttura ha evitato il trasferimento della paziente in un altro ospedale e ha consentito di proseguire il percorso assistenziale con le équipe già coinvolte nella presa in carico.

Questa presa in carico integrata permette continuità assistenziale e rapidità nelle decisioni cliniche in ogni fase del trattamento.

"Questo intervento - specifica il dottor Alessandro Morteo, Direttore Sanitario di Maria Pia Hospital - rappresenta il risultato di un modello organizzativo che mette il paziente al centro del percorso di cura. Nei casi più complessi non è sufficiente disporre delle migliori tecnologie o di professionisti altamente qualificati: è fondamentale che tutte le competenze lavorino in modo integrato, condividendo ogni fase del percorso assistenziale. A Maria Pia Hospital il paziente può contare su una presa in carico completa, dalla diagnostica avanzata alla sala operatoria ibrida, dalla terapia intensiva alla degenza specialistica fino alla riabilitazione cardiologica, senza interruzioni del percorso di cura, e su un'assistenza personalizzata, aspetti particolarmente importanti nella gestione dei pazienti più fragili e ad alto rischio".

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