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Economia e lavoro | 12 settembre 2018, 11:44

Tav, industriali all'attacco: "Si va avanti, non siamo la Repubblica delle Banane" (VIDEO)

Ravanelli e Gallina puntano il dito verso il Governo: "Manca visione del futuro e si sottraggono al confronto". Boccia: "Mai visto italiani felici con decrescita e fabbriche chiuse"

Tav, industriali all'attacco: "Si va avanti, non siamo la Repubblica delle Banane" (VIDEO)

 

Il Piemonte, certo, ma anche tutti gli altri territori che scandiscono il Nord Ovest fino al Trentino Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia. Un intero macro territorio per dire sì alla Tav. È quello che si è raccolto questa mattina a Torino, presso il centro congressi dell'Unione Industriale: oltre 200 imprenditori con presenze anche in rappresentanza della Francia e la partecipazione di Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria.

"Non è solo Piemonte-Francia, ma Italia-Francia ed Europa-Asia. Una prospettiva in cui possiamo avere un ruolo solo appartenendo a questi corridoi, non certo isolandoci", ha detto Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale si Torino. "Si rischiano decisioni scellerate che mettono a rischio il futuro del Paese per molti anni. Nel governo sembra mancare una visione strategica e progettuale e la Tav è la dimostrazione dell'incapacità di guardare lontano".

E l'attacco all'esecutivo non finisce qui. "Il ministro Toninelli ha più volte declinato l'invito a confrontarsi con noi e il governo si sottrae al dialogo, anche se da posizioni e idee diverse - prosegue Gallina -, un atteggiamento cui non siamo abituati. E anche a Torino sorprende la scelta del vicesindaco di stralciare dal piano regolatore la presenza della Tav, in quanto opera che non si farà. A noi non risulta che sia così". "Sulla Torino-Lione non si torna indietro - conclude -: i costi sarebbero uguali a quelli di conclusione dei lavori. E soprattutto ci troveremmo senza un'infrastruttura fondamentale".

Stessa lunghezza d'onda per Fabio Ravanelli, presidente di Confindustria Piemonte. "Il completamento di questa infrastruttura è fondamentale e la tragedia del ponte Morandi a Genova ci fa capire quanto il tema delle infrastrutture sia fondamentale e per nulla scontato. Un Paese come il nostro deve il suo presente e il suo futuro alle merci esportate dalle nostre aziende".

E sulla Torino-Lione servono "numeri, dati e non posizioni preconcette - prosegue Ravanelli -. L'iter approvativo è già stato concluso e una porzione rilevante dei costi è coperta dall'Europa. Nel momento di picco lavoreranno 4000 persone direttamente e altrettanti nell'indotto. E sfatiamo un altro mito: non è vero che fin qui si sia fatto poco o nulla. Sono state scavate il 14% delle gallerie e quindi siamo già partite. Solo una Repubblica delle Banane potrebbe mettersi a ridiscutere tutto. E l'Italia non lo è, nonostante tutti i suoi problemi".

La dicotomia, espressa in tutti gli interventi, è tra apertura e chiusura, lumaca o lince - come dice Raffaele Marchetti della LUISS -, lentezza o velocità.

"Ho sempre vissuto la Torino-Lione come un'infrastruttura unitaria, che accomuna tutta l'Unione Europea - sottolinea Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona -. Abbiamo lottato 20 anni per avere un progetto che passasse al di qua delle Alpi ed è un'opera che riguarda il futuro dei nostri figli. A Verona c'è il più grande interporto europeo e vogliamo essere parte di un sistema che ci unisce all'Oriente e all'Asia".

E la sintesi la propone Stefan Pan, vicepresidente di Confindustria: "Dire che senza infrastrutture non c'è futuro per i nostri figli non è un discorso astratto, ma interessa anche la signora Maria. Il Piemonte oggi parla per l'Italia e per l'Europa".

 

Massimiliano Sciullo

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