La piccola Matilda fu uccisa nella sua casa di Roasio, in provincia di Vercelli, nel luglio del 2005. In quella casa, insieme con la bimba di 23 mesi, c'erano la mamma Elena Romani e il fidanzato della donna, Antonino Cangialosi. Nessun altro. Dopo 13 anni quella morte resta un mistero. La madre è già stata assolta in via definitiva. Per Cangialosi, l’altro giorno, anche l’accusa, per bocca del procuratore Tatangelo, ha chiesto l' assoluzione perché è impossibile provare che sia stato lui, e non la compagna Elena Romani, ad uccidere. Insomma, nessun colpevole per il brutale omicidio di Matilda, uccisa con un violento calcio alla schiena che le aveva spappolato gli organi interni. Il 21 dicembre ci sarà la sentenza, ma - salvo colpi di scena – non arriverà alcuna condanna.
Eppure in quella casa c’ erano soltanto la bambina, la mamma e l’ uomo. Sono stati gli alieni? Si è suicidata con un fortissimo calcio alla schiena?
Così funziona la giustizia in Italia, a volte. Siccome non è possibile stabilire il vero colpevole si assolvono entrambi. Altre volte, invece, si arriva ad una condanna totalmente indiziaria.
E qui ritorna l’ annoso e mai risolto quesito: meglio un colpevole in libertà o un innocente in carcere? Io non ho una risposta certa, ma ogni volta che vedo la foto della piccola Matilda è come se mi arrivasse un pugno nello stomaco.
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