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Immortali | 03 luglio 2019, 07:41

Relativo ed assoluto: non siamo tutti uguali

Per fortuna, siamo tutti diversi. Ognuno di noi è un esemplare unico, magari anche molto simile agli altri, ma con delle peculiarità tutte sue.

Relativo ed assoluto: non siamo tutti uguali

Ci sono dei buontemponi che vanno in giro per il mondo pontificando ed asserendo che siamo tutti uguali.

Non è vero.

Per fortuna, siamo tutti diversi. Ognuno di noi è un esemplare unico, magari anche molto simile agli altri, ma con delle peculiarità tutte sue. Nemmeno due gemelli sono perfettamente uguali. Nemmeno noi stessi di quando avevamo vent'anni, siamo uguali a noi di quaranta, o di sessanta, o di ottanta. Quindi, possiamo tranquillamente sostenere che siamo diversi.

Mi permetto di fare questa affermazione anche sulla scorta dell'esperienza personale. Da ventitré anni sono amico, anzi, fratello di Giampaolo Muliari, con cui condividiamo la Fede Granata e la conduzione del Museo del Grande Torino.

Non mi viene in mente, così su due piedi, una persona più diversa da me, fisicamente, caratterialmente ed ideologicamente. Eppure sono ventitré anni che ci vogliamo bene, che proficuamente collaboriamo e umanamente e spiritualmente ci arricchiamo l’un l’altro, proprio perché siamo diversi. Ci incastriamo e giriamo alla perfezione, come due ingranaggi di un meccanismo ben oliato, proprio perché siamo diversi. Se fossimo uguali, ci incepperemmo.

Dove voglio andare a parare con questo incipit, prolisso e perfino un po' aggressivo? Al rispetto della diversità ed alla sua valorizzazione.

Veniamo dunque a quello che, infine, vuole essere l'argomento di questo articolo: lo splendido risultato della nazionale femminile di calcio ai mondiali di Francia.

Da quando i maschietti, anche loro con un risultato sorprendente, hanno mancato la qualificazione ai mondiali di calcio, non si fa altro che proporre un pesante, antipatico,  oppressivo, incombente paragone tra le due situazioni. Da una parte il fallimento maschile, dall'altra il successo femminile, caricando così sulle spalle di queste ragazze una responsabilità che va al di fuori dei loro compiti sportivi.

Se, come credo, avendo praticato molto sport in gioventù, il compito di un atleta, è quello di fare la sua gara al meglio delle sue possibilità, nel rispetto delle regole e dell'avversario e di conseguire il miglior piazzamento possibile, caricare sulle spalle delle azzurre del calcio il gravoso peso di ristabilire uno squilibrio di genere, o peggio farsi portabandiera di un generismo all’incontrario, è un errore oltre che un’incombenza che va al di là delle loro competenze.

Riportiamo quindi l'impresa delle ragazze del calcio azzurro, perché di questo si tratta, nelle sue giuste dimensioni. Esse, pur non avendo vinto i mondiali, hanno conseguito un successo di proporzioni assolute, non relative. Ovvero, l’essere arrivate agli ottavi di finale del mondiale, per un movimento sportivo ancora poco sviluppato e valutato, come è quello italiano rispetto ad altre realtà in giro per il mondo, è un risultato di grande valore, conseguito da ragazze serie, che in mezzo a mille difficoltà si sono allenate scrupolosamente, dando il meglio di se stesse, non in quanto donne, valore relativo rispetto al paragone con gli uomini, ma in quanto atlete, valore assoluto rispetto allo sport che prevede la suddivisione in categorie, proprio per valorizzare le peculiarità di ciascuno di noi.

Vi immaginate, giusto per fare un esempio, se nel pugilato i pesi mosca combattessero con i massimi? Sarebbe un confronto improponibile. Eppure nessuno si sogna di dire che i massimi siano meglio dei mosca, perché se è vero che la potenza fisica dei colossi ha una sua spettacolarità, la tecnica e la velocità di esecuzione dei piccoletti, perdonatemi il termine, ne ha altrettanta.

Qual’è quindi la morale e la lezione, che a mio personalissimo parere, ci viene da queste ragazze? Che tutti noi, non importa se uomini o donne, abbiamo qualcosa da esprimere di particolare, un qualcosa che, a suo modo, arricchisce la collettività, se questa lo sa cogliere.

Creare artificiose contrapposizioni e metterle sulle spalle di qualcuno, ergendolo a portabandiera di una presunta superiorità, di genere, di razza, di credo politico o religioso, non può che generare ulteriori incomprensioni, dilatare le distanze, fomentare odi e tensioni di cui non c'è alcun bisogno. E quindi, oltre a fare i miei più sinceri complimenti alle azzurrine, mi permetto di rivolgere loro un appello: siate orgogliose di quello che avete conseguito col vostro lavoro e rivendicatene il merito ed il valore assoluto, non relativo alla vostra condizione femminile.

Bravissime, continuate a rappresentarci, tutti quanti, con orgoglio, totalmente ricambiato dal nostro affetto.

Domenico Beccaria

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