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Economia e lavoro | 15 novembre 2019, 11:03

Sit-in dei vigili del fuoco a Torino: "Siamo i più amati dai cittadini ma i meno pagati" [VIDEO]

Proteste in tutta Italia: "Prendiamo 300 euro in meno in media rispetto alle altre forze dell’ordine, il Governo non ha mantenuto le promesse"

Sit-in dei vigili del fuoco a Torino: "Siamo i più amati dai cittadini ma i meno pagati" [VIDEO]

Le forze dell’ordine più amate, ma anche bistrattate. È questa l’accusa mossa dai vigili del fuoco torinesi che questa mattina, alle 9, si sono ritrovati sotto la Prefettura di Torino per un sit-in andato in scena in contemporanea in tutta Italia. 

Le ragioni dello stato di agitazione sono sostanzialmente quattro: le retribuzioni più basse di circa 300 euro al mese rispetto alla media delle buste paga degli altri corpi di forze dell’ordine, l’esclusione dei volti del fuoco dalle coperture assicurative INAIL, le difficoltà di applicazione delle disposizioni relative agli inquadramenti e alle progressioni di carriera e infine il potenziamento delle assunzioni di personale.

"Siamo stanchi delle promesse e delle pacche sulle spalle. Vogliamo fatti concreti. Ci si ricorda dei vigili del fuoco solo in occasione di eventi drammatici, quando perdono la loro stessa vita per contribuire alla sicurezza del paese" sostengono Igor Locoro (nel video), Mario Farruggia, Nunzio De Nigris e Salvatore Di Venti, segretari rispettivamente di Fns Cisl, Uil, Cgil e Confsal.

A scatenare il malumore dei vigili del fuoco le mancate promesse del Governo gialloverde prima e giallorosso poi: “Ci era stato promesso che entro  fine legislatura avrebbero messo soldi nella legge di bilancio per garantire un’equiparazione economica con gli altri corpi - spiega Locoro - Sono stati stanziati 24 milioni di euro, quando ne servirebbero 220 circa”.

Da qui le ragioni della protesta, nella speranza che lo stato di agitazione possa riaccendere i riflettori sulle condizioni di lavoro dei vigili del fuoco. “L’indice di gradimento dei cittadini ci dice che siamo le divise più amate. Evidentemente non la pensa così la classe politica”.

 

Andrea Parisotto

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