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Nuove Note | 26 gennaio 2020, 06:00

Jonnie: nei miei pezzi inchino l'atmosfera sonora alle esigenze emotive del testo

Adesso sta lavorando al suo secondo album “Tutti pezzi di una storia qualsiasi” che racconterà la sua vita, perché è la storia che conosce meglio.

Jonnie: nei miei pezzi inchino l'atmosfera sonora alle esigenze emotive del testo

Jonnie è una cantautrice che ha intrapreso il suo percorso solista dopo aver studiato  Contemporary Jazz Voice e aver fatto parte di diverse band. A gennaio dell’anno scorso ha pubblicato il suo primo disco “Portrait”, un Concept Albook che narra la storia di diversi personaggi descritti nella loro più intima vulnerabilità. Adesso sta lavorando al suo secondo album “Tutti pezzi di una storia qualsiasi” che racconterà la sua vita,  perché è la storia che conosce meglio. 

 

Qual è stato il primo approccio di Jonnie alla musica?

Da piccola in macchina cantavo canzoni che mi ero inventata io e questo era spesso molto fastidioso. Poi sembra che un giorno mia nonna disse che da grande dovevo fare la cantante, e la presi in parola.

 

Hai abbandonato diverse band per la strada da solista, da cosa è nata questa esigenza?
Non credo sia nato propriamente da un'esigenza, più semplicemente si può dire che siano fallite. Le band falliscono come le relazioni e anche in quelle sono andata male.

 

Come nasce un tuo brano?
Per me è fondamentale partire dal testo perché prima di tutto penso sia importante cosa voglio dire, solo dopo penso alla musica, e cerco di farlo in modo da inchinare l'atmosfera sonora alle esigenze emotive del testo. Questo è importantissimo, soprattutto se si scrive un Concept.

 

Portrait è una raccolta di racconti che narra quali storie?
Sono in realtà dei ritratti che dipingono il panorama emotivo dei miei personaggi. Li ho descritti nella loro più intima vulnerabilità, nella speranza che il lettore trovi in essi degli specchi dove riconoscersi e sentirsi meno solo. Perché penso che la pazzia derivi da un sentimento complesso che ci porta ad escluderci dal consorzio umano, perché (suppongo in ragione della sua pericolosità) gli altri non possono riconoscerlo. Il mio disco lo fa.

 

La musica e l’autoproduzione, pro e contro?
In questo caso per me l'autoproduzione è stata una scelta, perché quando ho cominciato a scrivere "Portrait" avevo l'esigenza di creare qualcosa esattamente come volevo io. Questo mi ha portato a scrivere un disco per molte ragioni imperfetto, ma che mi ha dato la possibilità di guardare le mie imperfezioni dall'alto, una volta concluso, ed essere pronta a lavorare su me stessa in modo più consapevole. Questo credo sia il grande potere dell'autoproduzione, ma credo anche nella potenzialità della collaborazione nella musica e si può dire che adesso, a differenza che in passato, sono pronta a confrontarmi con un'etichetta, qualora ne trovassi una.

 

Stai lavorando al secondo disco Tutti i pezzi di una storia qualsiasi riprende le fila del primo o è un lavoro a sè?
No, non scriverò mai più una cosa come "Portrait". Il mio prossimo lavoro racconta la storia della mia vita in forma di romanzo biografico. Non perché la mia vita sia stata più incredibile di altre ma semplicemente perché è la storia che conosco meglio e perché scriverla mi ha dato modo di rimettere a posto tutti i pezzi.

 

La tua Torino musicale e non.
Si può dire che a livello di scena sono più presente a Milano, ma sicuramente Torino, per quanto artisticamente inospitale, rappresenta la città che amo di più, nonché la culla della musica che faccio.

 

News, live in programma, appuntamenti.
Il prossimo evento in programma sarà al Museum Theatre di Dusseldorf per "Musica Altrove" e sarà un concerto unplugged riarrangiato con piano e cori, in una versione più intimistica di Portrait.

 

 Info su

https://www.facebook.com/jonniesongwriter/ 

Federica Monello

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