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Economia e lavoro | 24 febbraio 2020, 10:30

Quando Napoleone entrò (e soggiornò) a Torino

Correva il mese di giugno del 1800 quando Napoleone Bonaparte, uno dei personaggi più importanti e conosciuti della storia mondiale, entrò a Torino.

Quando Napoleone entrò (e soggiornò) a Torino

Correva il mese di giugno del 1800 quando Napoleone Bonaparte, uno dei personaggi più importanti e conosciuti della storia mondiale, entrò a Torino. Reduce dalla battaglia di Marengo, avvenuta il 14 giugno nei pressi dell’attuale Spinetta Marengo tra l’armata francese e l’esercito austriaco, il primo console Napoleone Bonaparte arrivò nella città sabauda per formare una commissione provvisoria che, con apposito decreto, annesse il Piemonte alla Francia.

Torino e Napoleone si incrociarono più volte nel corso della loro storia.
Il primo passaggio a Torino si ebbe nel 1797, quando ci passò sulla strada verso Parigi dopo aver firmato il Trattato di Campoformio, che prevedeva l’annessione di Lombardia e parte dell’Emilia e della Romagna alla Repubblica Cisalpina.
Dopo la già citata visita del 1800, quando si dice che alloggiò presso l’hotel Dogana Vecchia, Napoleone soggiornò a Torino anche nel 1805 (precisamente a Stupinigi, ora compresa nella parte sud dell’area metropolitana cittadina) e nel 1807. Nel 1805, il suo soggiorno fu di passaggio mentre andava a Milano per essere incoronato Re d’Italia, mentre nel 1807 passò per Torino dopo aver visitato le province venete.

Con la sua azione, Napoleone influenzò l’urbanistica della città. Fu lui che fece abbattere i bastioni della città, fatta eccezione per la cittadella e i bastioni di Santa Adelaide e San Giovanni; fu sempre lui che fece costruire il cosiddetto Ponte di Pietra, che collega piazza Vittorio alla collina. Progettato e costruito tra il 1810 e il 1813 da alcuni degli ingegneri più bravi di Francia per sostituire il vecchio ponte di legno, danneggiato da una piena del Po, il ponte è lungo ben 105 metri, largo 13 ed è composto da 5 arcate. Il ponte fu inaugurato da Vittorio Emanuele I nel 1814.

C’è un altro aneddoto curioso legato al Bonaparte a Torino: spesso, gli uomini a lui più vicini gli suggerivano di abbattere Palazzo Madama, a loro avviso simbolo del potere dei Savoia. Tra questi, il generale Menou, che nel 1802 consigliò a Napoleone di abbattere  quella che definiva “una vecchia baracca”. Napoleone, che non intendeva affatto abbattere il palazzo e di sicuro non temeva l’offuscamento del suo potere, gli rispose “Sei tu, Menou, una vecchia baracca!”. Certo, non sono mancati i saccheggi d’arte (e la conferenza di Bruno Ciliento dello scorso anno lo testimonia), ma il salvataggio di Palazzo Madama si deve a lui.



È passata alla storia anche la Palazzina di Caccia di Stupinigi, dove, come già accennato, Napoleone e la consorte Giuseppina soggiornarono nel 1805, ma non per motivi particolarmente nobili: si dice infatti che quello che a breve sarebbe diventato il Re d’Italia amasse intrufolarsi nelle camere delle damigelle di corte, per la rabbia della moglie legittima, di certo non una donna remissiva.
Proprio a Stupinigi è conservata la carrozza che portò Napoleone a Milano per l’incoronazione a re, ritrovata a Marengo e poi acquistata dal sensitivo Gustavo Rol attorno al 1950.

Nelle biblioteche e negli archivi cittadini sono numerose le testimonianze che attestano o raccontano la relazione tra Napoleone e Torino. Per esempio, nella Biblioteca Storica di Palazzo Cisterna si trovano diversi testi a proposito, tra cui il volume Napoleone in Italia 1795, 1796 e 1800 e Napoléon devant ses contemporains.

Altrettanto interessanti sono la Capitolazione tra la Repubblica Francese e il Re di Sardegna del 28 giugno 1798, che proviene dal Fondo Morselli, e alcuni testi storici come Torino Napoleonica di Alberto Virgilio.

Dalla prima nomina come comandante dell’artiglieria alla campagna d’Italia, dall’instaurazione del Consolato alla nomina a Imperatore, Napoleone è passato alla storia come grande uomo di battaglie e abile stratega: non tutti sanno che, come tanti suoi contemporanei, era un appassionato del gioco, in particolare in quelli di abilità, e spesso applicava le strategie di vittoria al tavolo di gioco sul campo di battaglia e nella gestione del potere.

La sua storia, conclusasi con la morte a Sant’Elena, è una delle più affascinanti della storia mondiale, e il suo passaggio a Torino valorizza la nostra città, testimone e protagonista, nel corso degli anni, dell’epopea napoleonica.

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