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Estate 2020 ad Abano Terme: intervista al sindaco Federico Barbierato

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Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Economia e lavoro | 07 dicembre 2019, 14:10

Triste primato sotto la Mole, Torino si conferma la città più cassintegrata d'Italia

In base ai numeri del 10° rapporto 2019 sulla cassa integrazione in Piemonte diffuso dalla Uil: la provincia torinese segna +16,7%

Triste primato sotto la Mole, Torino si conferma la città più cassintegrata d'Italia

In Piemonte, nei primi dieci mesi dell’anno, come evidenziano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della UIL Nazionale, sono state richieste 23.659.792 ore di cassa integrazione, in aumento dello 0,3% rispetto all’analogo periodo del 2018 (+0,2% ordinaria, +0,5% straordinaria, -79,2% deroga).

A livello nazionale sono state autorizzate 212.464.483 ore, con un incremento del 18,3%.

Nei primi dieci mesi dell’anno, la media mensile dei lavoratori piemontesi tutelati è stata di 13.918, in aumento di 45 unità rispetto al periodo gennaio-ottobre 2018. Il Piemonte è la seconda regione per ore richieste, dopo la Lombardia.

DATI PROVINCIALI

Le province piemontesi hanno fatto registrare il seguente andamento: Biella +249,9%, Novara +32,2%, Torino +16,7%, Vercelli -6,6%, Alessandria -11,5%, Verbania -58,1%, Cuneo -60,9%, Asti -62,6%.

Torino, con 15.947.624 ore, ha il primato nelle richieste in Italia, davanti a Roma, Napoli e Taranto.

SETTORI PRODUTTIVI

Nella nostra regione, la variazione percentuale delle ore di cassa integrazione per settori produttivi, nel confronto tra i primi dieci mesi del 2019 e del 2018, è stata la seguente: Industria +5,4%, Edilizia -42,7%, Artigianato -85,8%, Commercio -31%, per un totale di +0,3%.

“Mese dopo mese, i dati della cassa integrazione confermano che in Piemonte non si registrano miglioramenti dello stato di salute del sistema produttivo'', ha dichiarato il segretario generale della Uil Piemonte Gianni Cortese. ''Preoccupa, in particolare il costante aumento delle richieste di cassa integrazione straordinaria, a testimonianza dello stato di crisi e, in parte, di riorganizzazione attraversato da molte aziende. Come rilevano i dati negativi delle esportazioni piemontesi, il settore tessile e quello dell’auto risultano particolarmente coinvolti''.

''Nelle numerose situazioni di crisi occupazionali, il sindacato ha il compito di incalzare le istituzioni e le associazioni datoriali per la ricerca di soluzioni credibili. È necessario un confronto serrato con tutte le forze rappresentative del territorio per affrontare una fase molto difficile, aggravata dalla lunga ed estenuante durata della crisi”.

redazione

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