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Economia e lavoro | 01 luglio 2020, 17:05

Deputati Lega: "Preoccupati per i lavoratori Mahle di La Loggia e Saluzzo, per loro la cassa integrazione è stata un boomerang"

A dirlo è il deputato della Lega Gualtiero Caffaratto primo firmatario di una interrogazione sul tema della crisi che ha coinvolto nei mesi scorsi i due stabilimenti piemontesi del gruppo

Deputati Lega: "Preoccupati per i lavoratori Mahle di La Loggia e Saluzzo, per loro la cassa integrazione è stata un boomerang"

"Siamo preoccupati per il futuro dei due siti industriali storici di Saluzzo e La Loggia, , dopo che la multinazionale Mahle ha deciso di trasferire la produzione in Polonia."

A dirlo è il deputato della Lega Gualtiero Caffaratto primo firmatario di una interrogazione sul tema della crisi che ha coinvolto nei mesi scorsi i due stabilimenti piemontesi del gruppo - che ha la sede centrale a Stoccarda e che produce componentistica legata all'automotive - sottoscritta dal capogruppo Riccardo Molinari e da Elena Murelli, Claudio Durigon, Flavio Gastaldi, Alessandro Benvenuto, Elena Maccanti, Diego Binelli, Andrea Dara e Lino Pettazzi.

"Per oltre 370 lavoratori è scattata la cassa integrazione straordinaria dal 17 febbraio, per un anno, ma ancora non si hanno certezze su eventuali investitori che rilevino le due realtà del settore meccanico, specializzate in pistoni per auto." - spiega Caffaratto - Nonostante le rassicurazioni ottenute dall’allora ministro allo Sviluppo economico Di Maio, ancora non si vede una luce in fondo al tunnel per i lavoratori degli stabilimenti piemontesi, che nel frattempo hanno chiuso la produzione in un quadro di contesto economico per il comparto fonderie e automotive a tinte fosche. La cassa integrazione, con il corto circuito dell’Inps, in questa emergenza Covid, si è, in molti casi, trasformata in un boomerang per molti lavoratori, che, anziché ricevere un supporto al reddito, si sono trovati a essere debitori nei confronti di qualche banca".

Otto mesi fa su Saluzzo e La Loggia si abbatteva la vertenza che ha tenuto banco per molte settimane sui rotocalchi locali e non solo. La Mahle il 23 ottobre dello scorso anno dichiarava di voler chiudere gli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia perché operanti in un mercato “non più competitivo”, quello della produzione di pistoni per il mondo diesel.

L’indomani si apriva la procedura di licenziamento collettivo per circa 450 dipendenti (209 a Saluzzo e 243 a La Loggia). Una lunga trattativa con un braccio di ferro prolungato tra sindacati e azienda: licenziamenti sospesi a fine novembre per 30 giorni dopo l’incontro al Mise che allungano i tempi utili per trovare una risoluzione a inizio febbraio. Poi un secondo tavolo al Mise a fine gennaio che porta al ritiro dei licenziamenti con l'attivazione di un anno di cassa integrazione straordinaria e nomina di un advisor proveniente dalla svedese Ural Mercury che si occuperà di valutare le possibilità di reindustrializzazione del sito.

Non è un mistero che visite da parte di possibili investitori e acquirenti sono state effettuate nello stabilimento di via Grangia Vecchia come in quello di La Loggia. L’interesse già era stato manifestato in piena trattativa e lo aveva comunicato lo stesso presidente della Regione Alberto Cirio durante l’incontro in municipio a Saluzzo nel tavolo indetto dal sindaco Mauro Calderoni con i lavoratori.

Non è dato però sapere qual è il grado di interesse dei visitatori, né chi sono gli investitori che abbiano mostrato interesse nel rilevare la Mahle, né quali sarebbero le modalità di un’eventuale reindustrializzazione. Sul fronte sindacale al momento tutto tace, ma sembrerebbe che i prossimi mesi potrebbero essere cruciali in questo senso. La speranza è che novità sostanziali possano arrivare entro l’estate.

comunicato stampa

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