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Economia e lavoro | 11 agosto 2020, 18:20

Smart working in Regione Piemonte: il sondaggio della Cgil lo promuove

Il 78,2% dei lavoratori sarebbero disposti a continuare l’esperienza lavorativa in smart working anche al termine dell’emergenza sanitaria

Smart working in Regione Piemonte: il sondaggio della Cgil lo promuove

All’indomani del giudizio negativo espresso dalla dirigenza e da alcuni componenti della Giunta sull’esperienza dello smart working in Regione Piemonte, la Cgil dell’Ente rende noti i risultati di un questionario somministrato ai dipendenti lo scorso mese di aprile, in pieno lockdown, ritenendo peraltro piuttosto tardiva – rispetto alle dichirazioni rilasciate e al resoconto inviato al Dipartimento della Funzione pubblica – la consultazione somministrata ai dipendenti soltanto in questi giorni.

‘Ci piacerebbe capire quali elementi ha utilizzato la dirigenza dell’Ente per esprimere un giudizio così negativo sull’esperienza dello smart working, perché i dati che noi abbiamo raccolto e che abbiamo messo a disposizione sul blog (http://fogliaccio.blogspot.com/ ) della CGIL dell’Ente raccontano una realtà diversa. Le nostre elaborazioni si basano sulle risposte fornite da 694 dipendenti regionali, un campione più che significativo per una indagine di questo tipo’.

Promosso il lavoro agile

I dipendenti che hanno risposto hanno promosso il lavoro agile, tra essi il 78,2% sarebbero disposti a continuare l’esperienza lavorativa in smart working anche al termine dell’emergenza mentre il 7,1%, invece, preferirebbe non continuare con tale modalità lavorativa. La maggioranza, peraltro, vorrebbe alternare il lavoro agile al lavoro in presenza.

È bene ricordare che, durante la pandemia, non si è trattato propriamente di ‘lavoro agile’ bensì di lavoro ‘obbligatoriamente svolto da casa’ e con vincoli orari, solo parzialmente funzionali alla  conciliazione tra vita lavorativa e impegni personali.

Tra i dipendenti della Regione Piemonte che hanno risposto al questionario, solo il 16,4% opterebbe per 4 giorni di smart workig su 5, mentre il 39,9% opterebbe per 3 giorni su 5, il 31,2% su 2 giorni e il 6.5% soltanto per 1 giornata. È evidente, dunque, che nessun dipendente regionale intenderebbe ‘sparire’ - come riportato da alcuni esponenti politici e organi di stampa.

Tempi di vita e tempi di lavoro

La maggioranza di coloro che hanno risposto (69,3%) ha adottato anche a casa un’organizzazione temporale simile a quella dell’orario di ufficio mentre il 23,8% ha invece adottato una scansione oraria diversa maggiormente consona alle proprie esigenze conciliative.

Il 6,8% dichiara di aver prolungato troppo l’orario di lavoro oltre quanto normalmente reso in ufficio: anche questo in risposta a coloro che ritengono lo smart working una ‘vacanza’ per il pubblico dipendente.

Quasi il 60% ha organizzato meglio il proprio tempo di lavoro, il 30,5% non ha rilevato differenze significative tra le diverse modalità, sicché soltanto il 10% dei dipendenti che hanno partecipato al sondaggio ha dichiarato di faticare a organizzare il tempo di lavoro.

Inoltre, circa l’88% ha dichiarato che l’attività svolta in smart working è sostazialmente equiparabile a quella in ufficio.

Competenze informatiche e strumenti messi a disposizione

Il 65,1% dei dipendenti regionali in smart working ha utilizzato strumenti propri per lavorare in modalità agile e il 62,1% ritiene che l’amministrazione regionale non abbia posto in essere supporti per la gestione del lavoro agile, né linee guida per lavorare in team e a distanza.

A queste carenze si è rimediato con le proprie competenze informatiche dichiarate almeno buone in circa l’80% delle risposte, in più, l’87% circa dichiara di utilizzare nuove soluzioni tecnologiche web based per comunicare.

Appare, dunque, davvero singolare che l’Amministrazione regionale abbia indicato in un report inviato al Dipartimento della Funzione pubblica, come la carenza più rilevante sia quella di competenze digitali dei dipendenti.

Il 71,3 % dei dipendenti regionali che hanno risposto al questionario ha rendicontato la propria attività lavorativa al responsabile con report settimanali (45,7%), con report giornalieri (17,9%) o a step su attività specifiche (17,9%).

Il profilo degli intervistati

La maggioranza del campione che ha risposto al questionario della Cgil è inquadrato nella Categoria D con incarico di posizione organizzativa; in quasi egual misura hanno risposto i dipendenti inquadrati nella categoria D senza PO e nella C. Pochi quelli inquadrati nella categoria B e tra i dirigenti, ma era un dato atteso stante la composizione del personale dell’Ente.

Per quanto riguarda l’anagrafica, la maggioranza di coloro che hanno risposto si collocano tra i 50 e 60 anni (48,6%), tra i 40 e i 50 (33,4%) e il 12,7% ha più di 60 anni. Significativo il dato anagrafico che colloca 6 dipendenti su 10 oltre ai 50 anni di età.

La maggioranza del campione ha un profilo amministrativo (il 59,2%) e il 37,2% è invece tecnico. Il livello di istruzione è alto, la laurea magistrale contraddistingue il 48,4% degli intervistati, il 26,8% è diplomato, mentre il 14,6% ha conseguito la laurea breve.

Tutto il questionario, con percentuali di risposta e con diagrammi, è consultabile cliccando su https://datastudio.google.com/s/p083hmCK3Mw

comunicato stampa

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