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Cronaca | 21 gennaio 2021, 22:35

Processo No Tav: dimezzate le condanne in appello bis

Di 2 anni la pena più alta, 6 mesi quella più bassa

protesta No Tav all'esterno del tribunale di Torino e lettura della sentenza

La lettura della sentenza

La Corte d'appello di Torino ha dimezzato le condanne agli oltre 30 attivisti No Tav imputati per gli scontri avvenuti in Val di Susa tra il giugno e il luglio del 2011.

Dopo oltre dodici ore di Camera di Consiglio, il verdetto è stato pronunciato alle 21.30. La pena più alta é di 2 anni, la più bassa é di 6 mesi.

"L'impianto accusatorio che ci trasciniamo fin dal primo grado ha retto perfettamente - ha commentato il pg Francesco Enrico Saluzzo -. Certamente pronunciamo una sentenza a distanza di dieci anni dai fatti quindi siamo stati falcidiati dalle prescrizioni. Questa sentenza - ha aggiunto il procuratore generale - fa passare il messaggio che questo tipo di manifestazioni con queste modalità continuano a costituire reato e vengono sanzionate. Gli imputati sono stati tutti, con varie sfumature, riconosciuti colpevoli dei reati di resistenza e violenza ai pubblici ufficiali".

Per uno degli avvocati della difesa, Gianluca Vitale, "le condanne sono state tutte ridotte e non per effetto della prescrizione ma per effetto di molteplici assoluzioni nel merito. Questo credo sia fondamentale nel ripristinare una correttezza di giudizio nelle questioni No Tav. L'elemento di soddisfazione è che non di tutte le lesioni debbano rispondere tutti - ha aggiunto il legale - resta da capire perché tutte quelle evidenti arbitrarietà, lanci di pietre, di lacrimogeni ad altezza uomo, pestaggi delle persone arrestate non siano state ritenute tali da giustificare la reazione dei manifestanti. Su questo il terreno di discussione resta aperto".

Vitale ha quindi spiegato che "non ha retto l'impianto accusatorio nella misura in cui faceva un po' un minestrone, dicendo tutti sono responsabili di tutto, questo era stato smentito dalla Cassazione e ora anche dalla Corte d'appello. Resta un problema sull'accusa di resistenza, la Cassazione aveva chiesto di approfondire del perché non si debba tenere conto dell'arbitrarietà degli atti che con tutta evidenza sono stati commessi durante quei giorni, anche dalle forze dell'ordine. Su questo aspetteremo le motivazioni per predisporre un ricorso in Cassazione. Quello che è certo - ha concluso il legale - è che le pene ora rientrano in parametri normali di un normale processo e non sui parametri di accanimento repressivo delle sentenze precedenti".

Marco Panzarella

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