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OsservaTorino | 25 aprile 2021, 07:30

Una tragedia con radici antiche

Una tragedia con radici antiche

C'era una volta un rubinetto, che un po' per difetti suoi di costruzione, un po' perché era stato maltrattato da tutti quelli che l'avevano usato, padroni di casa ed ospiti, un po' perché la manutenzione era stata carente se non inesistente, un po' perché al padrone del rubinetto non fregava un granché che l'acqua continuasse ad uscire, una goccia dopo l'altra, il lavandino si era riempito e l'acqua debordava sul pavimento sconnesso, filtrando tra le assi fino al piano di sotto.

Gli inquilini del piano di sotto, un po' per pigrizia, un po' per indolenza, un po' perché nessuno voleva darla vinta agli altri, occupandosi di un problema che non sentiva solo suo, ma di tutti i coinquilini, invece bellamente se ne fregavano, finché uno di loro mise una bacinella nel punto esatto in cui cadeva la goccia dal piano superiore, convinto di aver risolto il problema. 

Invece, dopo un po', la bacinella si riempì e l'acqua riprese a scorrere liberamente sul pavimento dell’alloggio, creando problemi e disagi agli occupanti, che iniziarono ad accapigliarsi tra di loro, rimbalzandosi le  responsabilità in merito al problema ed agli effetti che esso produceva, senza pensare né a quale fosse la causa, né, menchemeno, a risolverla, questa causa. 

Intanto l'acqua continuava a scorrere sui pavimenti dell’alloggio, sempre più copiosa e creando sempre maggiori problemi, nell’indifferenza totale. 

Bene, se in questa favola, o parabola, o metafora, vedete voi il termine più appropriato a seconda della vostra sensibilità culturale e religiosa, ci vedete una tragica aderenza alla realtà di questi giorni, ma sarebbe più corretto dire di questi anni, fatta di barconi alla deriva, salvataggi in mare, naufragi e morti, ingressi clandestini, centri di accoglienza che debordano, tensioni e problemi sociali negli Stati di prima accoglienza, rifiuto da parte degli altri Stati ad accogliere questa gente, beh, non me la sento di contraddirvi. 

Se nel rubinetto vedete le tribù africane, in millenaria lotta etnica tra loro, nel lavandino pieno che versa vedete l'Africa, nell'acqua che versa fuori perché il lavandino non è più in grado di accoglierla vedete il flusso delle popolazioni africane e non solo in cerca di sfogo, nell’alloggio del piano di sotto vedete l’Europa, nei rissosi coinquilini vedete i governi e le opposizioni europee che scaricano uno sull'altro il barile, nelle ONG di salvataggio, nelle coop dell’accoglienza vedete quello che ha messo il secchio sotto la goccia che cade, beh, anche in questo caso non me la sento di contraddirvi. 

Quello che non vedete, perché non c'è, è qualcuno che sale al piano di sopra e, con le buone o con le cattive costringe il padrone di casa a usare correttamente il rubinetto, fare le dovute manutenzioni e così, grazie a questo comportamento corretto, impedire all'acqua di debordare dal lavandino e sgocciolare al piano di sotto. 

Ma forse nessuno ha realmente interesse a salire al piano di sopra e a mettersi a fare discussioni che non si sa dove potrebbero portare, perché quelli del piano di sopra hanno un caratterino mica facile da gestire. 

Pare che anni addietro, gli inquilini del piano di sotto siano stati malamente cacciati e diffidati dal farsi ancora vedere di sopra, per cercare di mettere il naso in faccende che non li riguardavano. 

“Colonialisti”, gli hanno urlato mentre li sbattevano fuori, con l'aiuto di altri condomini della scala est della casa, che non vedevano l'ora di andare loro, in quell’alloggio, a ficcare il naso...

Domenico Beccaria

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