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Cronaca | 06 maggio 2021, 14:04

'Ndrangheta, Roberto Rosso si difende: "Avevo miei voti, non dovevo comprarli"

L'ex assessore regionale replica così alla accuse di voto di scambio politico-mafioso: "Elezioni e campagne elettorali sono sempre state la mia droga"

Roberto Rosso - foto d'archivio

'Ndrangheta, Roberto Rosso si difende: "Avevo miei voti, non dovevo comprarli"

"Sono affetto della sindrome bipolare e alterno momenti 'up' a quelli 'down' e nei momenti di euforia le campagne elettorali erano la mia droga". E' iniziata con questa dichiarazione spontanea, prima di sottoporsi alle domande del pm Paolo Toso, l'interrogatorio dell'ex assessore regionale Roberto Rosso, al processo 'Fenice-Carminius' sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel torinese.

Ai domiciliari dopo 100 giorni in carcere

Arrestato nel dicembre 2019, Rosso è accusato di voto di scambio politico-mafioso. "Ho letto e riletto le ordinanze in cui mi si accusa e da un anno e mezzo mi chiedo come possa essere finito in una situazione del genere - continua Rosso, agli arresti domiciliari dopo cento giorni di carcere, difeso dagli avvocati Giorgio Piazzese e Franco Coppi - Durante l'interrogatorio ero uscito con una battuta infelice 'Sarò da perizia psichiatrica' dissi. Grazie al percorso di psicoterapia che da quel momento il tribunale mi ha concesso di fare, ho capito che sono affetto da disturbo bipolare".

Secondo l'accusa Rosso avrebbe avuto contatti con individui legato alle cosche calabresi, che avrebbero chiesto il pagamento di 15 mila euro in cambio di un pacchetto di voti per le elezioni regionali del 2018. "Io non ho pagato 15 mila euro e non ho mai pagato per pacchetti di voti. Mi chiedo ancora oggi come io sia finito dentro questa vicenda", dice Rosso. 

"I voti li prendevo già da solo"

Manifesti in tutte le strade di Torino, vetrofanie sui mezzi pubblici, post sui social. "Ho messo il mio numero ovunque, tanto che ricevevo centinaia di chiamate ogni giorno". L'ex assessore a raccontato così la sua campagna elettorale per le ultime elezioni regionali rispondendo a una domanda del pm Toso. Rosso ha ricordato che frequentava i salotti borghesi, ma che aveva bisogno di raggiungere i ceti popolari a cui lui non era arrivavo.

"Dai professionisti e manager che conoscevo i voti li prendevo già da solo", ha spiegato, aggiungendo che si alzava ogni giorno molto presto per andare nei mercati dove incontrava centinaia di persone. "Avevo i miei voti, non avevo bisogno di comprarli", ha sottolineato Rosso.

redazione

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