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Immortali | 01 agosto 2021, 07:30

Ammainare le vele!

Domenico Beccaria affronta il tema delle 'coperture' montate all'esterno del Filadelfia

Ammainare le vele!

Io sono fatto un po' così, all'antica, di quelli convinti che una stretta di mano tra due uomini che si guardano negli occhi abbia lo stesso valore di un contratto firmato davanti ad un notaio e quindi, figurarsi, un contratto veramente firmato davanti ad un notaio è la Bibbia. 

Di conseguenza, il contratto di locazione del Fila, che la Fondazione Filadelfia ha firmato il primo agosto 2017 con il Torino FC, pur avendo avuto in CdA il mio voto contrario perché diversi aspetti del medesimo non mi parevano giusti, è sacro ed intangibile ed il CdA della Fondazione ha il dovere di rispettarlo alla lettera, come d'altronde anche il Torino. 

Tra le altre cose, il contratto prevede che il campo principale sia schermato dagli sguardi indiscreti di chicchessia e noi abbiamo il dovere di dare alla società granata quello che è stato pattuito e per cui finora ha regolarmente e puntualmente pagato l'affitto. 

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, ma per quanto riguarda le vele, mi pare doveroso fare alcune precisazioni. 

La richiesta di schermare il campo principale, così come il riscaldamento del secondo campo, fu avanzata dal Torino FC non ad inizio dell’iter progettuale, ma alla fine. Questo, oltre a portare ad un imprevisto aggravio dei costi di 850.000€ per le sole vele, ci lasciò poco tempo per valutare il modo migliore per progettare e realizzare il medesimo, anche se fu fissato un criterio ben preciso: la schermatura non doveva essere invasiva ed opprimente per gli abitanti delle case antistanti l'impianto. 

Venne quindi progettato e successivamente realizzato quell’obbrobrioso castello di tubi d’acciaio per sorreggere un impianto di vele mobili, che si arrotolavano su se stesse, che oltre a sganciarsi automaticamente qualora la forza del vento avesse superato i valori limite pre impostati, avrebbe dovuto mascherare il campo solo durante gli allenamenti e lasciare per tutto il resto della giornata libera visuale e soprattutto respiro agli abitanti delle case prospicienti l’impianto. 

Per tutta una serie di ragioni che qui tralasciamo, in quanto sono tuttora motivo di dibattito tra l'utilizzatore, ovvero il Torino FC ed il costruttore, ovvero la CS Costruzioni, queste vele hanno fin dagli inizi avuto dei problemi e non hanno mai funzionato come avrebbero dovuto. Dopo anni di frequenti lamentele, accompagnate però da altrettanta inerzia da parte di tutti i soggetti attori della vicenda, da CS al Torino, in cui la situazione si è trascinata senza che nemmeno si ipotizzasse se e come mettere mano al problema per dargli una soluzione, sulla panchina granata arriva Juric e pretende, con maggior forza e con migliori risultati dei suoi predecessori, di avere una schermatura funzionante. 

Oggi quindi ci ritroviamo con la società di Cairo che corre ai ripari e cerca di porre rimedio a quattro anni di inerzia con una decisione unilaterale, senza alcuna autorizzazione da parte della Fondazione Filadelfia, installando delle vele fisse, che pur essendo libere di basculare nel terzo inferiore, sono fisse nei due terzi superiori e che creano un muro opprimente che toglie luce e respiro agli inquilini delle case di via Spano e via Filadelfia. Peggio ancora, oltre ad essere una soluzione onerosa, perché tra costi, oneri vari ed IVA andiamo a girare sui 180/200.000€, si tratterebbe di una soluzione tampone della durata di un anno, perché poi si dovrebbe procedere ad altre onerose opere di consolidamento della struttura in acciaio, non sufficientemente solida per sostenere un impianto fisso, il cui costo ipotizzato si aggira, tra acciaio, cemento delle fondazioni e lavori, sui 500/600.000€. 

A questo punto, ritengo che il buon senso di noi amministratori, quello che una volta era descritto come “la diligenza del buon padre di famiglia” e contestualmente il rispetto delle persone che vivono vicino al Filadelfia, ci impongano una profonda ed attenta riflessione. 

La mia proposta è di attendere la fine della stagione 2021/22 e quindi immediatamente procedere alla rimozione delle vele fisse e della struttura in acciaio, procedendo contestualmente alla piantumazione di piante di alto fusto, tipo i cipressi, che oltre a garantire la mascheratura del campo da occhi indiscreti, regalerebbe agli abitanti della zona luce, aria e respiro, oltre ad essere una scelta ecosostenibile di zero impatto ambientale e di bassissimo costo di manutenzione. 

Tra l’altro, ulteriore benefico collaterale di non poco conto, vista l’impennata dei costi dell’acciaio per edilizia, rivendendo la struttura rimossa, si potrebbero abbondantemente coprire i costi di installazione dei cipressi. 

Oggi, abbiamo l’opportunità di dare una soluzione a questo problema della schermatura, con una soluzione economica, che al posto di una spesa immediata di 500/600.000€ più vele e più manutenzione annua, offrirebbe la possibilità di una spesa pari a zero per l'installazione e pochi spicci per la manutenzione, che significherebbe non gravare sulle finanze della Fondazione per l'installazione e del Torino FC per la futura manutenzione, ed al contempo di adottare una soluzione rispettosa sia delle esigenze sportive del Torino FC, che delle legittime aspettative della gente di Borgo Filadelfia, che all’impianto è affezionata, ma che ha il diritto di poter dire la sua opinione e avere attenzione per le sue sacrosante ragioni. 

Un'occasione più unica che rara, usando il rispetto ed il buon senso e prima che i cittadini di Borgo Filadelfia passino a legittime vie legali, per trovare una soluzione che accontenti tutti, che né Cairo né la Fondazione dovrebbero lasciarsi sfuggire.

Domenico Beccaria

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