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Immortali | 26 agosto 2021, 07:50

Tre - quattro - sette - cinque

Tre - quattro - sette - cinque

Queste quattro cifre, tremilaquattrocentosettantacinque, ovvero il numero degli spettatori paganti presenti alla prima gara di campionato della stagione 2021/22 contro l’Atalanta, sono il nuovo numero della vergogna per il TFC.

Se vogliamo mettere la testa sotto la sabbia e cercare giustificazioni, si può fare, basta non aver paura di cadere nel ridicolo.

Era la prima di campionato che cadeva in pieno agosto, con mezza città ancora in ferie.

Eravamo reduci da una partita di Coppa Italia contro la Cremonese, che definire indecente sarebbe un eufemismo ed un complimento al tempo stesso.

Giocavamo contro una squadra che nelle ultime due partite nel nostro stadio, quell’Olimpico Grande Torino (da lassù si rivoltano nella tomba a vedere quello che ci accade dentro) che dovrebbe essere il nostro fortino inespugnabile, come fu il Filadelfia per Loro, ci ha rifilato undici goal, sette (a zero) la prima e quattro (a due) la seconda.

Loro vivono stabilmente nei piani alti, anzi, negli attici della serie A e della Champions, noi sguazziamo negli scantinati col rischio di finire nel fango della B.

Se invece vogliamo guardare in faccia la realtà, senza falsi pudori, senza nasconderci dietro un dito, dobbiamo avere il coraggio di ammettere il fallimento progettuale, prima ancora che sportivo, del Torino FC.

Una totale mancanza di volontà, da parte della dirigenza, di dare segnali di vitalità. E badate bene, che malgrado sia crollato anche lo storico alibi “Messi non è in vendita” senza che la Pulce arrivasse a vestire la maglia granata, sarebbe stato sufficiente anche qualcosa di meno.

Tipo qualche acquisto giusto, ad inizio mercato, non alla fine a pescare nel cestone dei saldi, come da tradizione.

Tipo aprire il Filadelfia ai tifosi, almeno il cortile visto che se lo sono fatto progettare a tenuta stagna dal campo di allenamento, invece di blindarlo ulteriormente con quelle orrende e pericolose vele, che deturpano il paesaggio, soffocano ed assordano i residenti della zona e soprattutto, secondo i maligni, non servono ad impedire ai tecnici avversari di copiare gli schemi, ma ai residenti di annoiarsi a vederli ogni giorno.

Tipo evitare di spedire la Primavera a Biella, visto che sempre nelle intenzioni, oltre che nello Statuto della Fondazione Filadelfia stilato con il contributo del TFC e da esso stesso anche sottoscritto davanti ad un notaio, c'era scritto che sarebbe stato il palcoscenico d’onore delle giovanili.

Tipo, proprio gli avversari orobici ce lo insegnano, regalare una tutina od un bavaglino coi colori sociali a tutti i nati negli ospedali cittadini, come fa Percassi a Bergamo.

Invece il nulla comunicativo ed empatico più totale. Che non sarebbe grave, se il presidente si occupasse di calcestruzzi, come buonanima di Squinzi, ma per uno che possiede il primo gruppo editoriale italiano, la terza televisione nazionale ed un bouquet di testate minori, è un delitto capitale.

Arrivavamo da una stagione e mezza di stadi chiusi per Covid, con i tifosi che non avrebbero più dovuto stare nella pelle dalla voglia di andare finalmente in gradinata a sostenere i loro eroi, e malgrado le disposizioni anti Covid, che prevedono tra l'altro il dimezzamento della capienza, riusciamo a non fare il tutto esaurito. Ma che dico, tutto esaurito? Su 14.000 tagliandi disponibili, ne sono stati staccati 3475, ovvero il 24,82% del totale.

Uno su quattro. Magari chiediamo a Gianni Morandi di ricantare “uno su quattro ce la fa” ad andare a vedere il TFC. Nel frattempo, come suggeriscono in rete i sempre più esasperati ma anche sempre più caustici tifosi granata, aggiornare i cori allo stadio: “Torino eravamo noi” e “Torino è stata ma non è più granata” e sappiamo anche a chi dire grazie.

Peccato, perché invece la squadra di Juric, contro i nerazzurri del suo Maestro Gasperini, non ha assolutamente meritato di perdere, palesando a tratti anche un bel gioco, voglia di fare, reattività, anche se poi ha rovinato tutto, ricadendo nel brutto vizio di mollare in dirittura d'arrivo.

Ma, come dice il proverbio, “a scottarsi con l'acqua calda, poi si ha paura anche di quella fredda” e la scottatura con la Cremonese ha lasciato il segno.

Che fare, dunque? Beh, ci sono ancora pochi giorni di mercato per far felice l'allenatore e tutto il resto dell'anno per far felici i tifosi con tante piccole iniziative o magari anche solo con una grande.

Ma che dico, grande? Definitiva.

Domenico Beccaria

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