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Economia e lavoro | 21 ottobre 2021, 07:01

La "lezione" della pandemia: il commercio torinese sposa e-commerce e servizio a domicilio

I dati Ascom tracciano un confine il prima e il dopo lo scoppio della crisi Covid. Ma adesso i negozi all'ombra della Mole non sembrano intenzionate a tornare indietro

e-commerce

Anche il commercio torinese ha fatto sua la "lezione" appresa durante la pandemia

Tornare alla normalità, ma una normalità "diversa", con abitudini vecchie e consuetudini nuove. Anche grazie al digitale. Dopo quasi due anni di pandemia (anche) Torino si trova in una nuova era. La digitalizzazione non è più un proposito futuro. La si vive e continua a fare breccia nelle abitudini del cittadino. Un cambiamento annunciato, reso ancora più repentino dagli sviluppi legati a una pandemia, giunta molto probabilmente a una fase da minuti di recupero, ma i cui lasciti condizioneranno non poco il modo in cui ci si imbatterà nel presente e nell’imminente futuro.

Rivoluzione digitale: dall'e-commerce al servizio a domicilio

Il mondo del commercio, in particolare (secondo i dati dell'indagine di Ascom Torino), appare ottimista e fiducioso, alla luce dei dati del terzo trimestre 2021. Difficile però trarre conclusioni risolutive ai comportamenti dei consumatori, in merito a un feeling sempre più vigoroso costruitosi con il digitale. Il web ha rappresentato indubbiamente molto nell’ultimo anno e mezzo. Unico alleato delle imprese del territorio, al fine di respirare un minimo di aria fresca nella claustrofobica realtà creatasi dall’emergere dei primi contagi.

Negozi divisi in due: chi ha saputo digitalizzarsi (e chi no)

Dopo 18 mesi di pandemia – asserisce il presidente di Format Reasearch, Pierluigi Ascani le imprese del terziario di Torino si dividono in due: chi ha saputo fare della crisi un’opportunità e chi ancora si trova in difficoltà”. I più lungimiranti hanno scelto di uscire dalla situazione di stallo, abbracciando subito l’e-commerce. Prima della forzatura dettata dal Covid si trattava di un campo periferico. Soltanto il 13% delle imprese torinesi si erano affacciate all’online. Oggi il dato è più che raddoppiato e coinvolge il 34% delle attività. Un aumento del 162%. Numeri strabilianti e che avranno incidenza sul futuro del territorio, visto che oltre la metà delle imprese che hanno sposato l’e-commerce durante l’emergenza, sono intenzionate a cavalcarne l’innovazione. Scelta dovuta non solo all’aver colto la portata del servizio alla voce incassi, ma anche per via dei vantaggi in merito a una costruzione o rafforzamento dell’immagine e della comunicazione delle imprese verso gli stakeholder.

Coppa (Ascom): "Attenzione all'economia reale"

Ma servono anticorpi e moderazione. “L’e-commerce distrugge l’economia reale. Una città senza negozi, è una città che vi piace? – dice Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia –. Chi viene da fuori apprezza la bottega, il ristorante all’aperto. Questa è la qualità della vita del nostro paese e non dobbiamo dimenticarcene”. Attenzione anche al tema delle consegne a domicilio, come logico che sia, cresciute a dismisura nel periodo pandemico. Tre realtà su quattro hanno seguito il trend durante l’emergenza e due terzi di esse non hanno alcuna intenzione di tornare indietro. In crescita per forza di cose anche i pagamenti digitali. In passato impattavano sugli incassi del 36%, ora l’incidenza si attesta al 42%. E poi c'è lo smart working, più che raddoppiato rispetto al pre-Covid. Oggi 4 imprese su 5 intendono continuare col lavoro da casa anche una volta terminato lo stato d’emergenza.

Quale futuro?

Ma se un conto è l'emergenza (con soluzioni emergenziali), altro è la realtà di tutti i giorni. La quotidianità, per quanto nuova. “Lo smart working adottato fino ad oggi non può continuare, per efficienza e qualità del lavoro - sottolinea il direttore di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Carlo Alberto Carpignano -. Abbiamo visto bar aprire più tardi perché nelle zone adiacenti non c’era movimento. Ciò ha cambiato indubbiamente la città”. Per Carpignano si deve giungere dunque a una via di mezzo “Non può essere il modello tradizionale. Le imprese lo hanno capito e stanno infatti integrando le attività da smart working con quelle di gruppo: un lavoro ibrido”.

Fiducia nelle risorse del Pnrr

Infine, si è analizzato il parere del terziario torinese in merito alla gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR). Il 55% degli intervistati ritiene sia un’opportunità per avviarci definitivamente alla digitalizzazione. Il 48% lo ritiene fondamentale per condurci a passi decisi verso la transizione ecologica.

Matteo Curreri

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