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Conversazioni | 24 ottobre 2021, 08:40

Il passato è nel presente: ecco cosa ci dice della nostra identità

La nostra infanzia è parte di noi, ci influenza ma non è detto che ci definisca, se non lo vogliamo

Il passato è nel presente: ecco cosa ci dice della nostra identità

Oggi inizio con una mia poesia, pubblicata in "Schegge di Tempo", Mnamon editore, anni orsono.


Infanzia

Sfoglia e svela una margherita
infanzia petrosa e bianca.

Ricordo i sogni frastagliati volarmi attorno
come… nubi stanche.

Ricordo e vedo i vortici di silenzi miei non traboccare
e gelare fra le labbra.

 

La poesia si intitola “Infanzia” e sicuramente mette in risalto dei momenti non positivi. A questo segue la domanda: ma quanto ci struttura e influenza il passato? La risposta sicuramente molto. Siamo condizionati da schemi mentali e percettivi che vengono da lontano, addirittura dai nostri nonni. È importante saperlo. Il trauma si passa, come si passa la staffetta solo in maniera non consapevole: lo portiamo dentro di noi. È noi. Ma cosa vuol dire questo? Vuol dire che abbiamo tutto un minestrone di buone e cattivo, vecchio e nuovo nelle nostre ossa. Saperlo basta: capirci basta a fare il primo passo. Verso dove? Verso lo stare bene, verso scelte ce ci aiutano a stare bene. Non vogliamo cercare la felicità, anche perché bisognerebbe capire cosa sia, definirla, inquadrala e etichettarla.

Insomma, un lungo processo a lo stare male non c’è bisogno di definirlo per evitarlo. Ecco sapere cosa è stato prima di noi ci aiuta a stare bene, a compiere scelte verso il nostro bene, che è il contrario del nostro male. Non scendiamo in definizioni oziose. E come facciamo? Sicuramente volenti e nolenti il passato, il bello e il brutto di vecchie generazioni è dentro di noi, ma noi non abbiamo solo l’istinto, immutevole e rigido, abbiamo noi stessi, esseri multiformi, complessi e complicati.

Bello no? Essere complessi è bello. Nella complessità c’è tutto il bene e il male, il bello e il brutto, la strada giusta e quella sbagliata. Il passato insegna. Gli errori di nostra nonna e nostra madre insegnano. Ma come si fa a capire chi si è? E soprattutto che non si è? Si cera un modo per esprime. Per esempio, un diario, una poesia puntuta e poco placida: sono valevoli aiuti. Scriviamo i nostri momenti più belli per ricordarci chi siamo, descriviamo le sfumature dei colori che ci danno la pace e quelli che ci danno la gioia di vivere. E se non ci andasse di scrivere, disegniamoli o dipingiamoli, oppure cantiamoli e aiutiamoci a conoscerci: guardare tutto il bello e il brutto con occhi attenti. E siccome noi valiamo anche i nostri prodotti artistici avranno valore: il valore di essere parte nel nostro universo complesso.

Ecco la mia infanzia e la nostra infanzia è parte di noi, ci influenza ma non è detto che ci definisca, se non lo vogliamo.

Barbara Gabriella Renzi

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