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Nuove Note | 28 novembre 2021, 07:50

Carsico si racconta: "Frasi, appunti e parole diventano l'intuizione dei miei testi"

Francesco Cavecchi ha da poco pubblicato "Terra/Cielo", il suo disco d’esordio

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Carsico si racconta: "Frasi, appunti e parole diventano l'intuizione dei miei testi"

Carsico, al secolo Francesco Cavecchi, si avvicina alla musica da piccolo ma è l’ascolto di The ghost of Tom Joad a fungere da epifania e portarlo a suonare la chitarra. Per anni si è dedicato alla ricerca di un suono crudo ed immediato che lo rappresentasse. I suoi testi nascono da appunti e pensieri raccolti a seguito della visione di film o dalla lettura. Da poco ha pubblicato Terra/Cielo, il suo disco d’esordio, nel quale prendono vita  una serie di riflessioni disilluse e talvolta, rabbiose, sui rapporti.  

Come si avvicinato alla musica Carsico e perché si chiama così?

Mi sono avvicinato alla musica da piccolo, come molti, grazie alla molta musica che si ascoltava in casa. Mi sono appassionato presto alla radio che ascoltavo nelle pause pomeridiane dallo studio, o la sera, prima di dormire. L'epifania è stata l'ascolto di The ghost of Tom Joad, album del 1995, grazie al quale ho cominciato a suonare la chitarra con maggiore attenzione. L'idea del nome d'arte “Carsico”, invece, non è mia, ma di una musicista con la quale ho suonato per alcuni anni. In effetti, così come il fenomeno naturale, ho impiegato molto tempo a considerare buoni i miei testi e, dunque, a scegliere di farli diventare canzoni. 

Cosa ispira la scrittura dei suoi testi?

I miei testi sono principalmente ispirati dalla letteratura e dal cinema. Ho quaderni fitti di frasi, appunti, singole parole accostate, raccolti negli anni durante letture intense o visioni cinematografiche. Quando capita l'intuizione di un verso, di una strofa, di un nucleo che possa diventare testo omogeneo per una canzone, arriva sempre da uno di quei quaderni. 

È uscito da poco il disco Terra/Cielo, è più presente la parte ancestrale, quella terrena o esiste un equilibrio tra le due componenti?

Credo esista un equilibrio fondamentale, o, quantomeno, la ricerca di quell'equilibrio. Nella filosofia greca il “daimon” è l'intermediario tra il terreno, l'uomo, e il divino. Ognuno di noi, tra chi avverte una qualche tensione “artistica”, tenta di avere accesso a quel segreto. Si cerca di riconoscere il proprio daimon, di farsi dominare da esso, inseguire quell' Idea così eterea pure così afferrabile in rarissimi istanti dell'esistenza. 

Personalmente qual è la traccia che sente più cara, se c’è come motiva la scelta?

Non so indicare la traccia che sento più cara. Questo perché Terra \ Cielo è un disco omogeneo. Pur non essendo un concept album ogni brano è il nodo di un pensiero, di una tensione verso l' Idea che percorre lo stesso filo. C'è una certa organicità, nei temi, e nella ricerca di profondità, di ricerca dello spazio e delle profondità di scrittura testuale e musicale. 

Come è la sua Torino musicale e non?

Torino è una città orfana dei Murazzi, di quel mondo di concerti e notti “underground”. Ho la sensazione che Torino sia di nuovo spenta, che si sia nuovamente ingrigita, che fatichi ad essere davvero viva, purtroppo. Questa è un'analisi che se approfondita diventerebbe anche politica e, naturalmente, molto ampia, ma anche probabilmente noiosa.

 

Federica Monello

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