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Economia e lavoro | 23 marzo 2022, 10:39

GOIA, Associazione ambulanti: “Non siamo limoni da spremere, occorre una riforma concreta”

Lunedì 28 marzo è prevista l'assemblea nazionale. Il presidente Nardozzi: "Siamo una categoria a parte dal resto dei commercianti. Chiediamo una revisione sindacale, tributaria e di regolamento"

GOIA, Associazione ambulanti: “Non siamo limoni da spremere, occorre una riforma concreta”

Chiedono una riforma completa del commercio sulle aree pubbliche, gli ambulanti dell’associazione GOIA . I mercati in questo momento stanno pagando un prezzo salato dopo la crisi della pandemia e più di recente con la crisi sulle materie prime e quella dovuta alla guerra in Ucraina.


“Non siamo solo limoni da spremere, vogliamo un tavolo di concertazione con il Governo per una riforma che serve da tempo” commenta il presidente del Gruppo Organizzato Indipendente di commercianti Ambulanti, Giancarlo Nardozzi. 

La riforma, di cui si parlerà durante l’assemblea nazionale in programma proprio a Torino lunedì 28 marzo, verte principalmente su tre punti fondamentali. 

Prima di tutto occorre una riforma del sistema sindacale. Oggi le figure sono nominate, non elette. “E’ un problema perché spesso sono persone che non hanno la percezione dei problemi reali. Chiediamo quindi ci sia un’elezione dei rappresentanti che sia tra i nostri colleghi” spiega il presidente. 

Serve poi un nuovo atto tributario.E’ impensabile per le piccole imprese come le nostre dover spendere cifre enormi solo per poter adempiere all’obbligo tributario. E’ insostenibile, specialmente quando dobbiamo confrontarsi con le grandi imprese”. 

Infine, serve una revisione del regolamento nazionale. “Siamo sotto una regolamentazione troppo vecchia che risale al 1998. Sono cambiate troppe cose nel corso del tempo e spesso le normative sono cambiate senza avere il polso della situazione” spiega il consigliere nazionale, Gregory Massa

“Ci siamo stancati di essere mischiati con tutto quello che non è il mercato ambulante. Siamo un comparto a parte e non siamo spesso considerati, ma al tempo stesso siamo stati tartassati dalle norme” aggiunge Nardozzi. 

La categoria che a livello nazionale coinvolte circa 200 mila imprese per quasi un milione di lavoratori, a differenza di altre, sconta il fatto di essere altamente regolamentata a livello regionale, nazionale e comunale. Durante il lockdown ad esempio sono stati fatti tanti spostamenti e cambiamenti di orari che poi sono stati resi definitivi dalle Amministrazioni locali.

“Si aggiunge a tutte le azioni che negli anni hanno portato a un’erosione dei diritti, vediamo una modifica dei regolamenti sempre a sfavore della categoria in un momento già negativo. Per questo abbiamo bisogno di una riforma nazionale che dia slancio alle nostre attività”. 

“Se vogliono eliminare il commercio ambulante a favore della grande distribuzione, ce lo dicano” commenta Nardozzi. In questo momento di crisi generale, nei mercati c'è stato un aumento diffuso dei prezzi a livello di ingrosso, come conferma anche Massa: “ma i colleghi stanno facendo il possibile per mantenerli inalterati al fine di favorire la clientela, ovviamente ciò si traduce in una contrazione del reddito delle nostre imprese familiari che si va ad aggiungere ai vantaggi di cui godono GDO e grandi piattaforme”.

Di tutti questi aspetti si parlerà durante l’assembla nazionale degli ambulanti che si terrà il 28 marzo a Torino. Nelle prossime settimane però si prevedono altre mobilitazioni a livello regionale e nazionale.  

Chiara Gallo

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