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Economia e lavoro | 25 maggio 2022, 07:02

La guerra in Ucraina frena il Pil del Piemonte: la crescita scende al 2,2% nel primo trimestre del 2022

Previsto un ulteriore rallentamento nel secondo trimestre. La regione cresce meno della media nazionale: l’anno scorso l’incremento era stato del 6,1%

foto d'archivio

La guerra frena il Pil del Piemonte: la crescita scende al 2,2% nel primo trimestre 2022

Come era prevedibile, la guerra in Ucraina frena il Pil del Piemonte, che però nel primo scorcio di quest’anno aveva già rallentato. Lo mettono in evidenza i dati raccolti dal Comitato Torino Finanza della Camera di Commercio di Torino, che è in grado di misurare l’attività economico-produttiva regionale in tempo quasi reale (e con largo anticipo sui dati Istat) attraverso un modello statistico definito “PilNow Piemonte”, ad alto grado di affidabilità.

Rallentamento già in atto prima della guerra

Nei primi 40 giorni del II trimestre si è registrato un contributo positivo alla variazione trimestrale del Pil di appena l’1%. Una frenata economico/produttiva che già si era registrata nei primi tre mesi dell’anno: la variazione del Pil regionale è stata stimata del +2,2%, rispetto allo stesso trimestre del 2021, sensibilmente inferiore alla variazione italiana dello stesso periodo, che è stata del 5,75%.

Un anno fa la crescita era stata del 6,1%

Gli indici presi in considerazione dal PilNow dimostrano che in Piemonte la guerra sta frenando nuovamente i consumi. Allungando lo sguardo retrospettivamente all’intero 2021, PilNow evidenzia una ripresa piemontese del 6,1%, lievemente inferiore a quella nazionale (6,6%). I ricercatori del Comitato Torino Finanza fanno però notare che se in Piemonte il ciclo economico delude, è anche vero che non si sono ancora sentiti gli effetti del PNRR, poiché il grosso degli investimenti deve ancora essere realizzato. Dunque, dopo il rimbalzo del 2021 rispetto a un 2020 pesantemente condizionato dalla pandemia, l’economia piemontese fa registrare un rallentamento di passo, pur se si è giunti al 4° trimestre consecutivo di espansione.

Una ripresa che però non ha ancora ripristinato i livelli precedenti di produzione e di reddito. Sono stati recuperati 18 miliardi di Pil dal minimo pandemico, ma ne mancano 7 per tornare a prima della pandemia e 14 per raggiungere il precedente massimo del 2008. Tornando ai dati del I trimestre di quest’anno, la riduzione di crescita non è stata determinata solo dalla guerra, che ha pesato per un solo mese; hanno inciso la difficoltà del settore europeo dell’auto, avvolto di incertezze sia dal lato dell’offerta che della domanda, e in attesa degli incentivi, che tardano sempre gli acquisti. Così come non è trascurabile l’effetto dell’inflazione da materie prime, per i ritardi prodotti e forse anche per la riduzione di investimenti.

Rambaldi (Torino Finanza): "Conflitto non deve essere un alibi"

I dati che stiamo vedendo – afferma Vladimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza - mostrano che la ripresa del 2021, pur buona (+6,1%), è tuttavia da considerarsi, per ora, un puro rimbalzo, dato che le due percentuali successive, trimestrali, sono molto scese, anche se gli ultimissimi dati sono parziali. Pesa la guerra, di sicuro, ma non deve essere un alibi. La crescita si ottiene solo con gli investimenti e se la vogliamo davvero gli investitori pubblici devono impegnarsi nella realizzazione del Pnrr, e aggiungerei nella attuazione del POR Fesr e del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC), senza i ritardi che in passato abbiamo avuto nella programmazione e nella sua attuazione. Gli investitori privati per parte loro hanno ancora condizioni di facilità dei finanziamenti e non devono perdere l’occasione di investire in un contesto di costo del denaro che non si è mai avuto dall’unità d’Italia ad oggi e che l'inflazione minaccia di interrompere. Il tempo di impegnarsi è dunque questo. Tra l’altro, come dimostra il tasso di disoccupazione, le risorse umane non mancherebbero, ovviamente investendo nella loro formazione”.

Coscia (Unioncamere): Contenere inflazione e disoccupazione"

"L'elaborazione del Comitato Torino Finanza ci mostra un Piemonte che resiste alle conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina, ma con trend inferiori sia alla media nazionale e che al primo trimestre dell'anno. Il rallentamento economico e produttivo, dovuto anche alla difficoltà nel reperimento di materie prime e all'incertezza rispetto all'evoluzione della situazione geo-politica dei prossimi mesi, ha un impatto negativo sulle nostre imprese e sui nostri imprenditori, oltre che sulle famiglie. Adottare politiche energetiche più sostenibili a livello nazionale, cercando di contenere l'inflazione e la disoccupazione, ci consentirà di riprendere quel cammino di crescita a cui tutti quanti guardiamo" commenta Gian Paolo Coscia, presidente Unioncamere Piemonte.

Dal 2008 Intanto l’indice PilNow si arricchisce di nuovi indicatori e ora ne include due sul mercato del lavoro, come la disoccupazione e la Cig. Il tasso di disoccupazione, considerando anche coloro che non cercano lavoro ma lavorerebbero e coloro che non sarebbero disponibili, pur formalmente cercandolo, è pari al 12,3%. E dalla prossima pubblicazione, attesa per la prima metà di agosto, il PilNow sarà arricchito da ulteriori indicatori, compresi anche dati di origine finanziaria, che contribuiranno a diminuire il margine di errore dell’indice.

PILNOW

È un indice che fornisce un giudizio sintetico, tempestivo, istantaneo, dell’andamento economico del Piemonte. Include variabili dell’economia reale tempestivamente rilasciate e che sono correlate alla congiuntura economica generale.

Alcune tengono conto dell’andamento economico dal lato dell’offerta, ossia dal lato della produzione (ad esempio consumi di energia elettrica sulla rete e passaggi di veicoli pesanti sulle autostrade che attraversano il Piemonte). Altre variabili sono incluse in quanto collegate prevalentemente alle attività di consumo.

redazione

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