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Moncalieri | 23 giugno 2022, 13:57

Moncalieri, il sindaco Montagna patteggia 10 mesi per falso ideologico e accesso abusivo a sistema informativo

"Ho preferito mettere un punto a questa storia, iniziata a luglio 2017. E che tre gradi di giudizio avrebbero tenuto viva per altri 6/7 anni"

paolo montagna

Moncalieri, il sindaco Montagna patteggia 10 mesi

Si è conclusa stamattina, davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, la vicenda giudiziaria che vedeva indagato il sindaco di Moncalieri Paolo Montagna. Il primo cittadino ha scelto di patteggiare 10 mesi per i fatti che gli venivano contestati dalla Procura: accesso abusivo a sistema informativo e falso ideologico.

Tutto era iniziato nel 2017

L'avviso di garanzia gli era stato recapitato alla fine di settembre del 2020, pochi giorni dopo che una valanga di voti lo avevano riconfermato alla guida di uno dei Comuni più grandi del Piemonte. Tutto risale a quasi cinque anni fa, con Montagna accusato dal pm Gianfranco Colace di non aver fatto le ore di servizio civile previste dalla messa alla prova che aveva richiesto (e che gli era stata concessa dal tribunale) per evitare di finire sotto processo per una vicenda risalente al 2017.

Montagna era stato intercettato mentre chiedeva a una funzionaria del Comune di Torino di controllare su un database riservato i precedenti penali di un cittadino, da qui era finito indagato per accesso abusivo al sistema informatico. Con lui altre sette persone erano finite sotto inchiesta. In quanto incensurato, il giudice ha riconosciuto al sindaco di Moncalieri la sospensione condizionale delle pena. 

"Ho voluto porre fine a questa storia"

"Con il patteggiamento ho rinunciato al processo. Cioè alla possibilità di difendermi e di spiegare la buona fede con cui ho sempre agito. Ma ho preferito non senza tormento mettere un punto a questa storia, iniziata a luglio 2017. E che tre gradi di giudizio avrebbero tenuto viva come ferita aperta per altri 6/7 anni", ha spiegato Montagna.

Poi Montagna racconta, attraverso la propria pagina Fb, la sua versione dei fatti dell'accaduto, "ripetendo ciò che ho detto al pubblico ministero, al quale ho chiesto di essere sentito", ha spiegato il primo cittadino.

La richiesta di una verifica fatta ad un'impiegata del Comune

"Una persona mi chiede per proprie ragioni private di verificare l’indirizzo di residenza torinese di un cittadino. Lo faccio, girando la richiesta a un’amica impiegata al Comune di Torino (e a cui non chiederò mai scusa abbastanza per averla coinvolta). L’accertamento anagrafico viene svolto da una terza persona, che avrebbe fatto accesso a una banca dati senza titolo. Di qui, l’ipotesi di reato: accesso abusivo a sistema informatico. Che se pur non compiuto personalmente dal sottoscritto, mi ha visto coinvolto in concorso. In sintesi, la mia colpa sarebbe quella di aver chiesto un indirizzo, che il codice penale può punire da 1 a 5 anni di reclusione", racconta Montagna.

La messa alla prova

"Per “scontare” la colpa di aver chiesto un indirizzo, in alternativa al processo, inizio la Messa alla Prova. Vale a dire, su disposizione del tribunale, un numero di ore (160) da svolgere come servizio di pubblica utilità in un ente benefico. Scelgo un’associazione che opera con i malati presso l’Ospedale Molinette di Torino. Inizio il percorso il 23 dicembre 2019 e lo interrompo a febbraio 2020, quando gli ospedali chiudono le porte causa Covid", aggiunge il sindaco di Moncalieri. "A luglio dello stesso anno, chiedo e ottengo la disponibilità del tribunale di proseguire la messa in prova presso altra associazione, visto il perdurare dell’emergenza Covid che aveva bloccato tutte le attività di volontariato. Considerando pandemia ed elezioni, mi impegno a ricominciare il servizio alla fine di settembre. Non ho mai iniziato, perché pochi giorni dopo essere diventato per la seconda volta il Sindaco di Moncalieri, la Procura mi indaga: vengo accusato di aver svolto solo una parte delle ore dichiarate. Di qui, l’ipotesi di reato: falso ideologico".

"Ho pensato anche di lasciare"

"Non posso nascondervi il buco nel petto che mi lascia questa vicenda. Una vicenda che non ha nulla a che fare con la mia attività di Sindaco. Nonostante ciò, ho pensato anche di mollare tutto, perché il faro mediatico smettesse di accecare la serenità della mia famiglia e dei miei affetti", conclude Montagna. "Mi sono assunto le mie responsabilità e vado avanti, come sempre. Guidato, come sempre dall’amore per questa mia Comunità, che servo da sette anni".

Massimo De Marzi

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