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Cultura Energetica | 08 agosto 2023, 16:35

CULTURA ENERGETICA/09 - Agrisolare : incentivi "green" per le aziende aziende della filiera agroalimentare

Nel nostro spazio settimanale l'imprenditore albese Massimo Marengo (Gruppo Marengo, Albasolar, AspecHome) spiega come ridurre i costi di gestione e aumentare l’efficienza energetica di abitazioni, uffici, negozi, attività artigianali e industriali

Campi fotovoltaici agrisolare

Impianti di agrisolare per produrre energia

Il tema del risparmio energetico è quanto mai attuale, come anche quello della sostenibilità. Ma cosa fare in concreto per difendersi dal caro bollette e al contempo ridurre l’impatto dei nostri consumi sull’ambiente? Ne parliamo con Massimo Marengo, imprenditore albese con alle spalle una pluridecennale esperienza nel settore delle energie rinnovabili, fondatore del gruppo Albasolar e della start-up AspecHome, che settimanalmente ci offrirà utili suggerimenti per risparmiare incrementando il comfort degli spazi in cui viviamo.

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Dopo gli eccessi del Superbonus e delle diverse agevolazioni ai privati, gli incentivi sulle rinnovabili toccano anche le attività produttive, finora pressoché escluse dalla possibilità di aiuti finalizzati a incrementare l’efficienza energetica degli impianti e l’indipendenza degli stessi dalle fonti fossili.

Parlando in particolare di fotovoltaico, una possibilità di sicuro interesse in arrivo per le nostre aziende è quella prevista dal bando la cui pubblicazione è attesa per i prossimi giorni da parte della Regione Piemonte, che, grazie a una delle prime misure che il Pnrr prevede sul capitolo, si prepara a concedere contributi finalizzati a promuovere l’efficienza energetica delle imprese del nostro comparto agroalimentare.

Si parla infatti di "agrisolare", come suggerisce il nome, per incentivi destinati alle aziende del settore agricolo che abbiano la propria sede sul territorio regionale. I bandi stanno partendo in questi giorni e in questo caso parliamo di soli impianti su tetto, fino a una potenza massima di un 1 megawatt.

Un altro bando annunciato per i prossimi mesi offrirà invece contributi per il cosiddetto "agrivoltaico", finanziando quindi impianti a terra con particolari caratteristiche, ma di questo parleremo più avanti.

Per l’agrisolare, il raggio delle aziende interessato è piuttosto ampio e va dalle realtà agricole "tout court", a quelle che fanno parte dell’intera filiera di trasformazione. Quindi dalle attività agricole di "primo livello" – frutticoltura, vitivinicoltura, allevamento –, a tutte quelle il cui codice Ateco preveda una lavorazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli. E qui parliamo allora di cantine, realtà impegnate nel commercio e nella distribuzione della frutta, stabilimenti e impianti per la produzione di formaggi e prodotti caseari, etc.

In Piemonte e nella Granda è quindi interessata tutta l’ampia filiera del vino, come nel Saluzzese quella frutta, nelle pianure del Fossanese e Saviglianese gli allevamenti, per fare alcuni esempi.

Il bando dovrebbe aprirsi per fine agosto (VERIFICARE). Non è un "click day", fortunatamente, ma nella distribuzione del plafond a disposizione (circa un miliardo di euro a livello nazionale - VERIFICARE) avrà un rilievo anche la data di presentazione della domanda. Chi prima arriva, meglio alloggia, in sostanza.

Ovviamente c’è da fare una pratica, da affidare a un professionista, che si occuperà di presentare tutta la documentazione necessaria.

Il contributo, concesso anche a seconda del posizionamento della filiera previsto dal bando stesso e della dimensione aziendale, va dal 30% all’80% del costo complessivo: una quota che verrà determinata in fase di aggiudicazione del contributo. Dalla comunicazione dell’avvenuta concessione dei fondi le aziende beneficiarie avranno 18 mesi per realizzare l’impianto.

La finalità dell’iniziativa è ovviamente quella di incentivare l’autoconsumo di energia da parte delle aziende, per una misura che sarà tanto più utile quanto più andrà a sostenere realtà le cui produzioni hanno un costo energetico importante.

Pare invece potersi escludere, opportunamente, che tale benefit possa prestarsi a finalità speculative, vista la combinazione tra contributo a fondo perduto e finanziamento in proprio e la bassa remunerazione oggi conseguibile cedendo l’energia prodotta in rete.  

Di particolare interesse, invece, la possibilità di combinare la posa degli impianti con interventi di smaltimento Eternit.

Bisognerà invece attendere ancora un poco affinché diventi realtà il sistema degli incentivi del cosiddetto "agrivoltaico". In questo caso i contributi sono previsti per la realizzazione di impianti "a terra" dalle caratteristiche però particolari, a partire dall’altezza dal suolo richiesta. A beneficiarne saranno infatti realizzazioni da posare al di sopra di terreni adibiti a coltivazioni e pascoli e che, appoggiandosi su apposite strutture, dovranno conservare tale primaria destinazione.  

In questo caso parliamo di impianti non finalizzati all’autoconsumo, e quindi destinati alla vendita pura dell’energia, sostenuta da incentivi. La finalità in questo caso è di utilizzare quelle superfici per ampliare la capacità produttiva di energia pulita da parte del sistema-Paese dando al contempo un sostegno ad attività di per sé poco remunerative.

Come spesso accade c’è però un "ma", rappresentato soprattutto dal tema delle infrastrutture elettriche necessarie per trasportare l’energia che verrebbe prodotta in tali siti. Infrastrutture sulle quali, al momento e nonostante gli importantissimi investimenti messi recentemente in campo per dotarsi di moderne "autostrade dell’energia", il nostro Paese è ancora molto carente.  

Due misure interessanti, comunque, che vanno nella giusta direzione. Anche se pure l’«agrisolare» si presta a qualche appunto là dove, in mancanza di specifici paletti in merito alla redditività delle aziende ammesse al beneficio, si rischia di replicare gli errori già fatti col Superbonus: regalare fondi pubblici anche a chi lo stesso intervento avrebbe potuto farlo con le proprie risorse. Come dire, la grande cantina produttrice di Barolo ha probabilmente altri mezzi e margini rispetto al piccolo allevamento di vallata, per cui sarebbe bene trattare i due soggetti in modo diverso.

Ora che il Governo sembra intenzionato a rivedere l’allocazione dei fondi Pnrr, spostandoli da capitoli sui quali mancherebbero i progetti, sarebbe interessante che una simile misura potesse venire estesa anche ad altri comparti produttivi e alla manifattura in particolare, oltre che all’agroalimentare.

L’idea di crediti di imposta con incentivi dal 20% al 50% concessi alle imprese perché possano dotarsi di impianti fotovoltaici per l’autoconsumo andrebbe davvero nella direzione di un’industria 4.0, dell’autonomia energetica e di una possibile riduzione nell’impiego delle fonti fossili, il cui utilizzo nel nostro Paese – come in buona parte dei Paesi industrializzati – è previsto ancora in crescita, purtroppo.

Sembra che il Governo ci stia pensando. C’è da sperare che decida in questa direzione.

Massimo Marengo

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