L’attesa è finita e il risultato parla da sé: entrambi i concerti di Tony Pitony in programma a Hiroshima Mon Amour il 23 e 24 ottobre hanno registrato il tutto esaurito in tempo record,
confermanndo la potenza dirompente di un artista capace di trasformare la propria visione in un vero fenomeno collettivo. E non ci saranno nuove repliche: queste saranno le uniche occasioni per vivere a Torino l’esperienza di Tony Pitony dal vivo.
Artista concettuale nato in una città sconosciuta della Sicilia, Tony Pitony fonde suggestioni e linguaggi apparentemente lontanissimi: dalla sensibilità visionaria degli anni ’60 alle sonorità elettroniche, dall’irriverenza trash all’estetica fetish, fino a un messaggio antiproibizionista e profondamente politico. La sua è un’arte senza etichette, che rifiuta le categorizzazioni e mette al centro il bisogno di libertà e di relazione autentica.
Gender fluid, ironico e provocatorio, Tony Pitony non costruisce idoli ma li abbatte: gioca con i cliché per smontarli, trasforma i difetti in virtù e rovescia la dicotomia tra buono e cattivo. Il suo palco non è mai una distanza, ma un luogo di incontro, un terreno comune in cui pubblico e artista si ritrovano
senza barriere, condividendo fragilità e imperfezioni.
Il percorso di Tony parte dal teatro e passa per i musical del West End londinese, fino alla scelta di rompere con quel sistema e creare un mondo artistico libero, personale e radicale. Attorno a lui oggi gravita una comunità di amici e collaboratori che ne alimenta ogni espressione: musica, visual, fumetti, contenuti, produzioni. Non un entourage costruito a tavolino, ma una famiglia creativa che resiste a un’arte standardizzata e mercificata. Il suo messaggio è diretto, liberatorio e contagioso. Un invito a spogliarsi della vergogna, a scoprire nell’imperfezione condivisa la forza di una comunità che si riconosce fragile e per questo uguale.
Le due date sold out di Hiroshima Mon Amour rappresentano molto più di un concerto: saranno un atto di resistenza, un’esperienza che scioglie l’ego e restituisce al pubblico la centralità dello spettacolo. Perché Tony Pitony non è solo un nome, ma un’idea collettiva che a Torino ha trovato la sua consacrazione.
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