Non era soltanto una libreria, ma un punto di riferimento per chi cercava il Piemonte tra le pagine di un libro. Con la scomparsa, lo scorso 6 gennaio 2026, di Rocco Giuseppe Maurizio Monteu, si è aperta una fase di incertezza per la Libreria Piemontese di via San Secondo 11, a pochi passi dalla stazione di Porta Nuova.
L’attività commerciale aveva già chiuso nel maggio 2025 per motivi personali, ma Monteu aveva continuato fino alla fine dell’anno a prendersi cura dei suoi volumi: li spolverava, controllava le riserve, sistemava scaffali e cataloghi. La storia e i libri erano la sua vita.
Un baluardo della cultura piemontese
Fondata nell’ottobre del 1995, la Libreria Piemontese era diventata negli anni un presidio culturale unico nel suo genere. Non solo vendita di libri, ma anche attività editoriale dedicata al patrimonio regionale: dalla collana sui “Crimini e misfatti dell’800” curata dal professor Milo Julini alla traduzione in piemontese della Divina Commedia firmata da Beppe Burzio, passando per grammatiche, saggi storici, cataloghi d’arte e volumi dedicati a Torino e alla sua identità. Senza dimenticare la storia del Piemonte di Luigi Gramegna, pubblicata in 18 volumi dall’editore Viglongo: una vasta narrazione storico-romanzesca che ripercorre le vicende piemontesi delle origini all’età moderna.
Monteu aveva ampliato l’offerta anche alla musica in lingua piemontese, con musicassette e cd, collaborando tra gli altri con il cantastorie Roberto Balocco, tornato alle incisioni dopo vent’anni di silenzio. Nel 2003 aveva aperto anche una seconda sede in via Garibaldi 11 bis, la Libreria Dora Grossa, riprendendo l’antico nome della strada.
Clienti dal Piemonte e dal Sudamerica
“Stiamo cercando di capire come gestire questo patrimonio artistico e culturale”, racconta la sorella Maria Rosa. “Mio fratello ha passato tutti i suoi anni a vivere per la cultura”. Un impegno totale che aveva portato in via San Secondo clienti non solo da tutto il Piemonte, ma anche dall’estero, in particolare dal Sudamerica, dove vivono numerose comunità di origine piemontese alla ricerca delle proprie radici. Sugli scaffali si potevano trovare libri di storia piemontese, geografia del territorio, cucina tradizionale, grammatica della lingua, narrativa, poesia, fumetti, sport e urbanistica. Un catalogo vasto, ma sempre coerente con l’obiettivo di valorizzare l’identità regionale.
Un’eredità da custodire
Descritto come uomo di grande intuizione e profonda conoscenza, Monteu aveva sempre un consiglio pronto per i suoi clienti, tra uno scaffale e l’altro. Per molti era diventato un punto di riferimento, uno degli ultimi baluardi di una cultura locale difesa con passione e ostinazione.
Oggi resta un patrimonio librario e musicale che attende di trovare una nuova collocazione o una forma di continuità. La sfida, per la famiglia e per la città, sarà capire come non disperdere un pezzo di memoria collettiva costruito in trent’anni di attività.
















