Torino Jazz Festival, è il giorno della Funk Off band che si esibirà alle 21 al Teatro Alfieri insieme a Vox Artificiosa per This Is Not an Orchestra, una produzione originale che mette in dialogo la più celebre street band funky italiana e un quartetto capace di attraversare classica, jazz e hip hop.
Quando è nata la Funk Off e oggi come è composta?
"Ho avuto l’idea della band nel 1997 - racconta il fondatore Dario Cecchini - la nostra prima uscita è stata il 24 giugno 1998. Avevo 35 anni e cominciavo ad avere un concetto di musica personale. Nelle band in cui suonavo già professionalmente all’epoca, mi mancava un maggiore coinvolgimento emotivo dei musicisti. Per questo ho iniziato a comporre musica che avesse una forte componente emotiva e ho pensato di farla suonare a giovani musicisti, prevalentemente del mio paese e miei amici, che conoscevo bene e con cui già suonavo in vari contesti. Il ballo, anche se io preferisco chiamarlo movimento coordinato dei musicisti, fa parte della band fin dall’inizio e serve proprio ad enfatizzare questa partecipazione emotiva. Oggi i Funk Off sono composti da 11 di quei musicisti, diciamo così, fondatori. Gli altri quattro hanno sostituito membri che, per vari motivi, hanno dovuto lasciare la band."
Come si incontrano jazz, musica barocca e beat box?
"Si incontrano conoscendosi, provando, cambiando, adattandosi. Sono mondi lontani, soprattutto la musica barocca, ma poi nemmeno così tanto: anche lì si improvvisa su canovacci, strutture e armonie, esattamente come nel jazz. Cambiano i linguaggi, ma i linguaggi sono fatti per mescolarsi e crearne di nuovi. È quello che il jazz fa da più di un secolo. Con il beat box è tutto più immediato: è ritmo, e il jazz da sempre si “sposa” con i ritmi di tutti i tipi e si è sempre nutrito di contaminazioni: dal funk all’afrobeat, dal rock all’elettronica, dal latin jazz all’ R&B, fino all’hip hop. È una musica che muta e si rinnova proprio nel momento in cui incontra altri linguaggi".
Come vi aspettate che sarà suonare a Torino?
"Sarà sicuramente stimolante. Dovremo entrare subito in sintonia con Vox Artificiosa e metterci in gioco senza timori. Abbiamo lavorato molto su questo progetto e vogliamo costruire qualcosa di unico. Il pubblico, come sempre nei concerti dei Funk Off, avrà un ruolo fondamentale: la sua energia farà parte integrante dello spettacolo. Sinceramente non vedo l’ora di salire sul palco del Torino Jazz Festival".
Cosa ne pensate del Torino Jazz Festival?
"Abbiamo già suonato nel 2013 al TJF facendo prima una Street Parade per le vie del centro e poi in concerto con Simone Cristicchi, in Piazza Castello. È un festival sempre più bello e ricco, senza pregiudizi verso i diversi linguaggi del jazz. Stefano Zenni conosce profondamente questa musica — e anche molto di più — e non ha paura di proporre progetti un po’ folli, come questo dei Funk Off con Vox Artificiosa".
Il jazz oggi è un genere ascoltato e utilizzato dai giovani?
"Insegno da anni nei dipartimenti jazz dei conservatori e da cinque anni sono di ruolo al Conservatorio Cherubini di Firenze. Posso dire che ci sono molti studenti e studentesse appassionati, talentuosi e coinvolti. Il jazz non si può fare senza una solida tecnica e una grande sensibilità. È anche per questo che i musicisti jazz sono spesso molto duttili e si trovano a lavorare in tanti ambiti diversi. Purtroppo mancano spazi per far suonare i giovani, e la musica trasmessa dalle radio e dalla televisione— quella con cui crescono anche le generazioni più giovani — è spesso di qualità musicale molto bassa".
I vostri progetti per i prossimi anni?
"Cerchiamo sempre di guardare avanti. Abbiamo appena pubblicato Soulful, il nostro nuovo disco con 11 brani inediti, e continuiamo a lavorare su musica nuova. Speriamo anche che questo progetto con Vox Artificiosa abbia un seguito. Quest’estate avremo diversi concerti e saremo di nuovo la marching band ufficiale di Umbria Jazz a Perugia per tutta la durata del festival. Per noi far parte di Umbria Jazz è un grande riconoscimento e uno stimolo importante.
L’altro obiettivo è continuare a volerci bene, trovare sempre nuovi stimoli nella musica e nel rapporto fra di noi, e riuscire ad arrivare a festeggiare, nel 2028, i 30 anni della band. Sarebbe bellissimo".














