Dalla fontana del giardino El Alamein, spenta dal 2012, al futuro delle decine di impianti ornamentali disseminati in città. Il caso approdato in Sala Rossa riporta sotto i riflettori un patrimonio che negli anni si è progressivamente spento: a Torino ci sono circa 80 fontane, ma oggi soltanto una trentina sono ancora attive.
Tra costi di gestione, manutenzioni sempre più onerose e crisi idrica, Palazzo Civico frena sulle riattivazioni e guarda invece alla riconversione degli impianti ormai dismessi. Il tema è stato affrontato durante la discussione dell'interpellanza presentata dalla consigliera del Movimento 5 Stelle, Dorotea Castiglione, nata dalle segnalazioni dei residenti del quartiere che chiedevano il ripristino della fontana del giardino El Alamein, almeno durante il periodo estivo.
Il botta e risposta Castiglione-Tresso
Rispondendo in Aula, l'assessore al Verde Francesco Tresso ha ricordato che la fontana è fuori servizio da quattordici anni, quando la Città recepì i provvedimenti governativi sul contenimento della spesa pubblica, scegliendo di disattivare la maggior parte delle fontane ornamentali. Da allora sono rimaste in funzione soltanto quelle monumentali oppure quelle a carattere naturalistico, con presenza di flora o fauna acquatica. "Ad oggi delle circa ottanta fontane presenti a Torino, ahimè, solo una trentina risultano attive", ha spiegato.
L'assessore ha escluso una riattivazione nel breve periodo della fontana del giardino El Alamein, sottolineando come, dopo oltre quindici anni di inattività, gli impianti richiedano interventi complessi sia sulla parte idraulica sia su quella elettrica, con costi "decisamente notevoli". A questo si aggiungono le manutenzioni legate alla vegetazione e alla fauna che spesso si sviluppano nelle vasche, oltre ai consumi idrici che, pur in presenza di impianti a ricircolo, restano significativi.
Per questo motivo il Comune sta concentrando le risorse sulle fontane ritenute di maggiore pregio paesaggistico e culturale. Tresso ha ricordato la recente riattivazione della fontana di Merz, gli interventi in corso sulla Fontana Angelica e quelli realizzati sulla Fontana dei Dodici Mesi al Parco del Valentino. Parallelamente sono allo studio strategie per la riconversione delle fontane ornamentali disattivate, compatibilmente con gli indirizzi di contenimento della spesa pubblica.
"Sensazione di degrado e abbandono"
Nella replica, Castiglione ha condiviso le difficoltà economiche illustrate dall'assessore, ma ha evidenziato come una fontana spenta finisca per trasmettere "una sensazione di degrado e di abbandono", soprattutto nei quartieri periferici. La consigliera ha ricordato che l'interpellanza è nata dalle richieste dei cittadini, che avevano preso come esempio il successo delle aree gioco con l'acqua, molto frequentate dalle famiglie durante i periodi di caldo.
Secondo Castiglione, se alcune fontane non potranno più essere riattivate, è necessario decidere quale sarà il loro futuro. Da qui la proposta di avviare un percorso di riconversione per evitare che questi manufatti restino inutilizzati nei parchi cittadini: "Cosa ne facciamo? Le convertiamo? Le abbattiamo? Qualcosa dovremmo fare", ha concluso la consigliera, rilanciando il dibattito sul destino delle decine di fontane ormai spente della città.










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