Non soltanto un’occupazione, ma un’esperienza da ascoltare e da cui imparare. È il messaggio della lettera di 50 insegnanti del liceo Domenico Berti di Torino, intervenuti dopo diversi giorni di mobilitazione per esprimere la propria posizione sulle richieste di studentesse e studenti.
“Riconoscere il valore di questa esperienza”
“Crediamo valga la pena riconoscere il valore di questa esperienza e di imparare da essa, tenendo fermo un comportamento responsabile e rispettoso degli spazi scolastici, così come sta già avvenendo”, scrivono gli insegnanti. Nella missiva raccontano di aver visto ragazze e ragazzi di 15, 16 e 17 anni organizzare assemblee, preparare discorsi e comunicati, avanzare proposte e confrontarsi con la dirigente. Ricordano anche un gesto concreto: gli studenti sono usciti per chiedere ai docenti, rimasti per ore sul marciapiede, se avessero bisogno di sedie o acqua.
Da qui la riflessione sul rapporto tra scuola e partecipazione. Secondo i firmatari, nell’istruzione italiana esiste una contraddizione: si chiede ogni giorno agli alunni di essere partecipativi, idealisti e buoni cittadini, ma quando cercano uno spazio in cui discutere ed esprimere le proprie idee vengono criticati. Per gli insegnanti, quanto sta accadendo al Berti merita dunque ascolto e confronto.
Scuola, cultura e sanità al posto del riarmo
Un'occupazione che si inserisce nel quadro delle proteste che hanno interessato Torino, il resto del Paese e l’Europa. Il punto comune, spiegano i docenti, è la richiesta di destinare alla scuola, alla cultura e alla sanità le risorse previste per il riarmo. Ma anche migliorare le condizioni di sicurezza negli edifici scolastici, soprattutto nelle periferie.
Un altro tema è il modello di scuola. Gli insegnanti condividono il desiderio degli studenti di riconoscersi in una didattica inclusiva e nuova, che non lasci spazio all’individualismo e alla competizione. Una richiesta che, nel loro intervento, si intreccia con il significato attribuito alla partecipazione alla vita pubblica.
Laboratori, giornali e dibattiti durante l’occupazione
All’interno del Berti, come chiariscono i docenti, si svolgono laboratori artistici, letture di diversi giornali, momenti di formazione sulle politiche di riarmo e sulle mobilitazioni in Francia, oltre a dibattiti sulla situazione geopolitica in Palestina.















