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Cronaca | 04 agosto 2017, 12:35

Torinopoli si ferma al Via: "Dopo la seconda edizione, non ne faremo più"

L'annuncio è stato dato su Facebook: "A seguito di una vertenza con soggetti che lamentavano la violazione di diritti d’autore e di marchio, il gioco come lo conoscete non sarà più prodotto". L'amarezza dei fans sta già invadendo i social

Torinopoli si ferma al Via: "Dopo la seconda edizione, non ne faremo più"

“Nel ringraziare tutti per l’entusiasmo e il calore con cui avete accolto il nostro progetto, vi comunichiamo che la seconda edizione di Torinopoli, ormai totalmente esaurita, sarà anche l’ultima. A seguito di una vertenza con soggetti che lamentavano la violazione di diritti d’autore e di marchio, il gioco come lo conoscete non sarà più prodotto. Ringraziamo lo Studio Tosetto Weigmann e in particolar modo l’Avvocato Fabrizio Tarocco per averci accompagnati in questa avventura. Niente paura però: a breve torneremo da voi con una nuova proposta ancora più originale, divertente e… torinese. Restate in ascolto”.

Questo il comunicato apparso in mattinata sulla pagina Facebook di Torinopoli, il gioco da tavolo ideato alla fine del 2016 da un gruppo di amici ricalcando il celebre Monopoli, ma con la toponomastica del capoluogo sabaudo.

La società che ha prodotto il gioco, amministrata da Mario Santagati, dopo due edizioni e un grandissimo successo di pubblico, ha dichiarato lo stop. Temporaneo, sembrerebbe. Con la promessa di una nuova trovata, forse ancora più simpatica e geniale della precedente.

Una diffusione lampo, quella di Torinopoli. Dopo un crowdfunding sulla piattaforma Produzione dal Basso, che aveva consentito di racimolare oltre 7 mila euro, in poco tempo il gioco di società si era trasformato in un vero e proprio business.

Richieste fiume a partire da Natale, per metterne una scatola impacchettata sotto l’albero. E tantissime iniziative nei mesi seguenti, come il torneo organizzato al M** Bun lo scorso febbraio.

Tra i follower del gruppo, adesso, non mancano le manifestazioni di sostegno e affetto, velate dalla comprensibile amarezza. Ma non resta che aspettare, accogliendo di buon grado il loro arrivederci. Anzi, arvëdse.

Manuela Marascio

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