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Politica | 26 febbraio 2019, 07:28

Caso Agess: “Dovevano darci i soldi per le manutenzioni, non i debiti”

L’Unione montana del Pinerolese porta la Regione al Tar per recuperare i soldi versati al Fallimento dell’Agenzia per lo sviluppo sostenibile in Val Pellice. Critiche dal M5S

Caso Agess: “Dovevano darci i soldi per le manutenzioni, non i debiti”

“La Regione doveva darci i soldi per le manutenzioni, non i debiti”. Il presidente dell’Unione montana del Pinerolese spiega così la scelta di portare Palazzo Lascaris di fronte al Tar. La richiesta di risarcimento è di un milione e 373.011,74 euro, la cifra che è stata sottratta alle manutenzioni del territorio per pagare il Fallimento Agess.

Un passo indietro per comprendere una questione intricata che fa molto discutere nel Pinerolese.

L’Agess è l’Agenzia per lo sviluppo sostenibile in Val Pellice, fallita nel 2005. La maggior parte delle sue quote erano in mano all’Unione dei Comuni della Val Pellice, ma la vicenda ha travolto anche altri paesi del territorio. Come mai?

Il problema ruota attorno ai 2 milioni di euro di fondi europei che servivano per ristrutturare l’ex feltrificio Crumiére di Villar Pellice e che l’Unione montana della Val Pellice di allora aveva versato all’Agess come aumento di capitale.

Il Tribunale, però, ha stabilito che quei fondi andavano erogati come contributo e li ha prelevati dal cassetto della Comunità montana del Pinerolese, che dal 1° gennaio 2010 è subentrata alle vecchie Unioni. I soldi prelevati erano quelli destinati alle manutenzioni del territorio, tramite i Pmo (Piani di manutenzione ordinaria) e gli eredi della Comunità montana si sono trovati una bella gatta da pelare. Rischiavano infatti di perdere per 10 anni il 40% dei fondi Pmo, per ripagare questo debito.

Per evitare questa ipotesi, si è trovato un accordo con l’Ato – l’Autorità d’ambito che eroga i fondi, prelevandoli dalle bollette dell’acqua pagate dai cittadini: in sostanza i Comuni si sono impegnati a fare più manutenzioni a carico loro, per non perdere i contributi.

Ora, però, come preannunciato prima della fine dell’anno, l’Unione Montana del Pinerolese rivuole indietro i soldi per poter pagare il debito e svolgere i lavori di manutenzione, così si è affidata all’avvocato Teodosio Pafundi: “L’azione intrapresa dall’Unione montana del Pinerolese nei confronti della Regione vuole unicamente e con forza ribadire che, a un ente a cui sono stati affidati incarichi, doveva corrispondere, da parte dell’ente che ha approvato tale legge, un idoneo corrispettivo economico e non solo i debiti che un altro ente ha prodotto” spiega Duilio Canale, sindaco di Luserna San Giovanni e presidente dell’Unione montana del Pinerolese. Insomma, il concetto è chiaro: siccome è la Regione che nel 2012 ha imposto la nascita di Unioni montane, doveva dotarle dei fondi necessari per svolgere le funzioni stabilite.

Il Movimento Cinque Stelle della Vallata, da sempre è critico nei confronti della decisione Agess e contesta anche questa mossa dell’Unione, perciò integrerà l’esposto già presentato alla Corte dei Conti regionale: “Qui siamo all’incredibile: la Val Pellice che ha generato il disastro, da accusata diventa accusatrice” tuonano Rosanna Vecchietti, consigliere dell’Unione, e Federico Valetti, consigliere regionale. Inoltre i Cinque Stelle sottolineano come la Val Pellice abbia accettato la transazione con Ato e si sia assunta il debito, per poi passare al contrattacco a distanza di mesi.

“L’Accordo con Ato era essenziale per evitare un taglio imminente dei contributi per i Pmo – ribatte Canale –. Inoltre, se la nostra causa andrà a buon fine, ne beneficeranno anche i Comuni delle altre Unioni, che sono alle prese con questo debito”.

I Cinque Stelle però fanno intendere come questa sarebbe solo una mossa elettorale, visto l’imminente turno di Comunali che in primavera toccherà anche la Val Pellice. “Parlo per me, ma se farò ancora il sindaco è per finire il mio percorso – conclude Canale –. Il discorso è un altro, sono responsabile di un ente che si trova ad avere a che fare con un debito che non ha generato lui. I Cinque Stelle hanno scelto la Corte dei conti, noi il Tar, per far valere i nostri diritti. La spesa legale è di 8mila euro totali, quanto è stato speso prima, non ha a che fare con questa Unione montana che ho il fardello di presiedere”.

Marco Bertello

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